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Libertà di stampa e mondo musulmano nella Gran Bretagna contemporanea

Il mio studio intende esaminare il valore della libertà di stampa e l’esercizio della stessa in relazione alla recente diffusione del fondamentalismo islamico in Gran Bretagna. Il percorso che intendo tracciare è diviso in una fase iniziale (1988-2005) e una fase attuale (2005-2010): in esame non c’è solo la relazione tra tutela delle minoranze e libertà individuali, ma soprattutto la minaccia degli attacchi violenti che provocano il fenomeno dell’autocensura. Lo scopo della mia ricerca è quello di verificare se e come questa autocensura condizioni gli scrittori e, più in generale, gli artisti britannici, nonché le case editrici e i produttori nel campo artistico. (...)
Nelle ricerche mi sono basata principalmente sugli articoli dei giornali inglesi dell’ultimo ventennio. Purtroppo capita che le minoranze musulmane presenti sul territorio interpretino lo spirito liberale come presunzione ideologica. La reazione è di offesa, sospetto e chiusura, e porta a condannare le libertà insite nelle società. (...) Nel realizzare questo lavoro, ho ritenuto utile dividere la mia tesi in quattro capitoli. Nella prima parte introduco il contesto storico-politico dal quale si sono sviluppati i nostri concetti odierni di libertà di stampa e censura.
Il secondo capitolo è focalizzato sul primo esempio concreto di spaccatura tra i valori liberali e le ritorsioni terroristiche, determinato dalla pubblicazione del romanzo di Salman Rushdie The Satanic Verses (1988). Mi soffermo quindi sul potenziale conflitto tra gli articoli 19 e 20 della UDHR. Il dibattito culturale continua con il dilemma tra censura e razzismo. Nel terzo capitolo si apre la seconda fase del mio percorso, con gli attacchi dinamitardi del 7 luglio 2005, attuati da figli di immigrati musulmani, e qui rievocati attraverso le testate giornalistiche inglesi. Gli effetti del terrore vissuto a Londra implicano paure celate e censure per paura, nonché l’innalzamento delle misure di sicurezza, con conseguenze immediate come nel caso De Menezes, e più sottili come i casi di autocensura. Questa è contestata dal giornale liberale danese Jyllands-Posten, che in difesa della libertà di stampa, pubblica 12 vignette raffiguranti ‘il volto di Maometto’ (30 settembre 2005). Scoppia il caso internazionale. (...) L’analisi poi si concentra sui casi di autocensura in Gran Bretagna che si sono sviluppati dopo gli attacchi del 7 luglio.
Il quarto capitolo presenta inoltre alcuni eventi a livello internazionale di autocensura e fondamentalismo islamico, per aiutare la comprensione di come gli occidentali vogliano sperimentare il diritto alla libertà di espressione e la relazione con il ‘politically correct’ verso le minoranze.

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1 Introduzione Questa tesi ha per argomento il valore della libertà di stampa e l’esercizio della stessa in relazione al fondamentalismo islamico che si è diffuso in Gran Bretagna soprattutto negli ultimi venti anni. Un percorso diviso in una fase iniziale (1988-2005) e una fase attuale (2005-2010): in esame non solo la tutela delle minoranze che sembra ledere le libertà individuali, ma soprattutto le minacce di attacchi violenti che provocano il fenomeno dell’autocensura. Nel primo capitolo vengono tracciati i temi base, quali la censura, la libertà di stampa e il terrorismo islamico, per comprendere più correttamente l’evolvere degli eventi successivi. La censura è conosciuta fin dall’antichità, ed è un mezzo che i centri del potere possono utilizzare per evitare dissidenze, per poter disporre delle proprie facoltà senza limiti, invadendo le libertà dell’individuo. Invece, la libertà di espressione è un diritto ottenuto attraverso l’impegno di uomini come, ad esempio, John Milton ed il suo contributo Areopagitica (1644), che vede lo sviluppo di concetti quali la difesa alla libertà di stampa e lo scambio libero di idee. Un lungo cammino che conduce alla istituzione in Gran Bretagna dei diritti fondamentali dei cittadini, avvalorati inoltre dalle dichiarazioni internazionali che sostengono la protezione degli individui e delle loro attività. Il British Nationality Act (1948) segna invece l’inizio dell’esperienza multietnica inglese, tuttavia l’evoluzione della società trova difficoltà nel realizzare la coesione per la presenza di numerose comunità straniere migrate nel paese; così il governo britannico statuisce la tutela delle minoranze, ponendo divieti di odio razziale attraverso la legiferazione. Anche l’impegno internazionale è molto forte su questo piano, ma non senza controversie: ad esempio la Convention for the Elimination of Racial Discriminations (1969) ha suscitato l’opposizione da parte degli Stati ratificanti per quanto concerne l’articolo 4, teso ad eliminare tutti i tipi di discriminazione e che, si ritiene, finisce per danneggiare la libertà di espressione. Nonostante gli sforzi istituzionali l’unione multietnica è difficile da raggiungere. Il secondo capitolo è focalizzato sul primo esempio concreto di spaccatura tra i valori liberali e le ritorsioni terroristiche che emerge con il libro di Salman Rushdie, The Satanic Verses (1988). Un romanzo avvincente che tra le varie vicende narra alcuni episodi riconducibili ai versi coranici e alle tematiche ad esso collegate. Questo provoca una fatwa emanata dall’Ayatollah Khomeini, leader islamico iraniano che condanna Rushdie per l’offesa arrecata con la presunta blasfemia del libro. La pubblicazione del romanzo è nel pieno diritto alla libertà di stampa inglese, anche se in molti Paesi è censurato; i leader musulmani

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Maria Di Pasquali Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 716 click dal 20/09/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.