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Diversità di specie in raccolte d'acqua naturali ed artificiali nel contesto urbano di Roma

Informazioni tesi

  Autore: Maria Paola Di Santo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Giuseppe Maria Carpaneto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 299

Le aree umide (wetlands) rientrano tra i più minacciati ecosistemi della Terra. Il processo di urbanizzazione e le attività umane alterano le caratteristiche morfologiche, chimico-fisiche e biologiche degli ambienti d’acqua dolce, portando ad un evidente e diffuso degrado qualitativo con conseguenze negative per le comunità biotiche. In ambienti alterati come quelli urbani, comunque, le raccolte d’acqua artificiali (AWBs) possono rappresentare una risorsa multifunzionale di vitale importanza per la conservazione di molte specie sia vegetali che animali.Questo studio pone l’attenzione sulle piccole AWBs (vasche, fontane, laghetti) situate nel territorio del Comune di Roma circoscritto dal Grande Raccordo Anulare, e si prefigge i seguenti obiettivi: avviare un censimento delle AWBs che mostrano una potenzialità ad ospitare vertebrati acquatici (limitatamente a pesci, rettili e uccelli sia autoctoni che alloctoni) e, per questi, redigere una check-list delle specie definendone i pattern di distribuzione a scala locale; analizzare, per gli uccelli acquatici (selvatici e domestici/alloctoni), i cambiamenti nei parametri di comunità e nelle frequenze relative (durante la stagione invernale) in funzione della tipologia e della dimensione della AWB, del gradiente di urbanizzazione, del momento della giornata (mattina e pomeriggio) e dell’intensità di alcune tipologie di disturbo antropico individuate. Inoltre, vuole verificare se tra le specie di uccelli acquatici ve ne siano di altamente sensibili che mostrino un effetto soglia rispetto alla superficie della AWB.

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1. INTRODUZIONE 1. INTRODUZIONE 1.1 Urbanizzazione e crescita demografica Gli ecosistemi della Terra sono dominati dagli esseri umani in molti modi. Fra questi il più incisivo e persistente consiste nell’abilità di alterare il territorio con forme, modalità e regimi differenti (Vitousek et al., 1997c). Il ventesimo secolo è stato testimone di un rapido processo di urbanizzazione della popolazione mondiale. In questo periodo la proporzione globale di popolazione urbana ha subito un netto incremento (dal 13% nel 1900 al 29% nel 1950, al 49% nel 2005, in accordo con il 2005 Revision of World Urbanization Prospects – United Nations). Dal momento che il mondo è attualmente proiettato verso una continua urbanizzazione, ci si attende che dal 2030 il 60% della popolazione globale vivrà nelle città. Il crescente numero di abitanti nelle aree urbane conferma queste tendenze senza precedenti. La popolazione urbana, infatti, è cresciuta da 220 milioni nel 1900 e 732 milioni nel 1950, a 3,2 miliardi nel 2005, cioè più di quattro volte rispetto al 1950. L’Italia non si discosta da questo scenario; infatti, la percentuale della popolazione italiana residente in aree urbane ha mostrato anch’essa un’inesorabile crescita passando dal 54,1% nel 1950 al 66,7% nel 2005. La stima proiettata al 2030 è del 74,6% (United Nations, 2006). L’espansione delle popolazioni umane e del concomitante sviluppo ha sempre più alterato l’ambiente naturale. Lo sviluppo incontrollato delle città è, quindi, un’estrema forma di modificazione umana del paesaggio, 11

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