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La consuetudo irrationabilis nel pensiero canonistico medievale

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Mei
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ennio Cortese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 195

Ogni sistema giuridico, che abbia raggiunto lo stadio di lex scripta, possiede tuttavia, una quantità più o meno vasta di usi e costumi che vivono e crescono nella pratica di tutti i giorni, spontaneamente, senza alcun intervento degli organi legislativi.
La consuetudine consiste in una ripetizione di atti individuali o collettivi, posti in essere da una comunità, i quali attraverso il tempo vengono assunti come regola di comportamento.
La parola consuetudo (da "sueo o suesco" che significa il ripetersi di azioni simili - più il prefisso "con" che ne spiega la simultaneità - e il suffisso "tudo" che ne indica la quantità astratta) designa giuridicamente il complesso di due elementi:
a) la frequenza degli atti da parte di una comunità senza forza obbligatoria (elemento materiale o "consuetudo facti");
b) il consenso del legislatore che fa della "consuetudo facti" una vera "consuetudo iuris".
Risulta evidente che per ciascun ordinamento il problema del diritto consuetudinario nella sua genesi e nei suoi svolgimenti assume forme e caratteri particolari in virtù delle tendenze od aspirazioni che caratterizzano ciascuna forma sociale.
È intuitivo però che il vero problema della consuetudine nasce come problema di rapporti fra questa e la legge.
Pertanto, ai fini del lavoro che deve essere intrapreso, si può affermare che anche per la Chiesa il problema della consuetudine nasca legato ai suoi rapporti con la lex.
La Chiesa che, nonostante il suo carattere autoritario non aveva disdegnato la pratica consuetudinaria, aveva già nettamente fissati alcuni principi in base ai quali si dovevano ispirare i rapporti tra la consuetudine e la legge.
Risulta evidente che la istituzione cristiana si uniformava, nei suoi primi momenti di vita, a quei principi della norma consuetudinaria che derivavano dal mondo romano, il quale proprio nel campo giuridico aveva raggiunto così alte vette di perfezione da essere ineguagliato.

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6 CAPITOLO PRIMO “Introduzione alla Consuetudine canonica” 1) Nozione e problematiche tipiche della consuetudine canonica 2) Il fondamento razionale della norma consuetudinaria canonica. 1.Nozione e problematiche tipiche della consuetudine canonica. 1.1. Ius non scriptum. Ogni sistema giuridico, che abbia raggiunto lo stadio di lex scripta, possiede tuttavia, una quantità più o meno vasta di usi e costumi che vivono e crescono nella pratica di tutti i giorni, spontaneamente, senza alcun intervento degli organi legislativi. La consuetudine consiste in una ripetizione di atti individuali o collettivi, posti in essere da una comunità, i

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Parole chiave

consuetudo irrationabilis
norme consuetudinarie
diritto consuetudinario

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