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La libera circolazione degli sportivi nell'Unione europea. Da Bosman alla ''home grown players rule''.

Informazioni tesi

  Autore: Federico Freschi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Gisella De Simone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

Con il passare degli anni, lo sport si è trasformato in un vero e proprio business, con conseguente esplosione di interessi economici che, di fatto, ne inficiano l’essenza e sollevano nuove problematiche sociali, politiche, ma anche giuridiche. In tal senso è recente la presa di coscienza da parte del mondo giuridico dell’esistenza e della costante espansione del cosiddetto diritto dello sport (moderna branca del diritto in continua evoluzione); un insieme di norme, sostanziali e processuali, statali o figlie dell’ordinamento interno, che presentano inerenze con l’ambito sportivo.
A fronte di una siffatta struttura, è facile comprendere come i rapporti giuridici nascenti in ambito sportivo trovino, dunque, una complessa regolamentazione, composta da disposizioni normative nazionali e comunitarie, regole delle organizzazioni statali e regole delle organizzazioni internazionali.
L’intento di questo elaborato è, quindi, quello di esaminare un tema quale la libera circolazione degli sportivi nel territorio comunitario attraverso un’analisi delle fonti comunitarie, delle norme poste dall’ordinamento sportivo e delle decisioni giurisprudenziali intervenute per opera della Corte di giustizia dell’Unione europea. Partendo da una definizione di lavoratore comunitario, si analizza, poi, la libera circolazione delle persone, la quale si specifica in tre fondamentali diritti: quello della libera circolazione dei lavoratori (artt. 39-42 del trattato CE), quello di stabilimento (artt. 43-48) e quello di libera prestazione di servizi (artt. 49-55). Ovviamente, correlato alla libertà di circolazione e alla libera prestazione di servizi, assume notevole importanza nella dottrina comunitaria il principio di non discriminazione.
Dopo aver definito il quadro giuridico comunitario inerente, l’analisi si focalizzerà sulla relazione esistente tra sport e diritto comunitario, tracciando le linee generali dell’azione comunitaria nel settore dello sport e facendo riferimento alla disciplina attinente alla libera circolazione dei lavoratori, applicabile al lavoratore sportivo; a conclusione del secondo capitolo sarà riportata la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia, con due sentenze che hanno posto le basi della famosa sentenza Bosman, la quale ha rivoluzionato la libera circolazione degli sportivi nell’Unione europea. Proprio da quest’ultima sentenza discende una copiosa giurisprudenza, che porterà ad un nuovo approccio verso lo sport e ad un crescente interesse in ambito comunitario per tale settore. Saranno passati in rassegna casi, tratti dalle più svariate discipline, di atleti comunitari, extracomunitari (in senso stretto) ed extracomunitari provenienti da paesi che godono di accordi di cooperazione e libera circolazione con l’Unione europea.
Infine, si analizzeranno quelle che sono le misure adottate da diversi attori nazionali ed internazionali (leghe, federazioni) per conciliare la tutela dei vivai, che permette di sopravvivere e di salvaguardare l’aspetto economico delle società, con il rispetto dei principi di libera circolazione e non discriminazione in ambito comunitario; l’Unione europea, tramite la giurisprudenza della Corte di giustizia, è entrata più volte in contrasto con i suddetti attori internazionali, al fine di salvaguardare i principi in questione.
In particolare la normativa UEFA (home grown players) e la normativa FIFA (6+5) (per rimanere nel calcio, ma federazioni di altri sport hanno seguito la stessa strada) dirette a tutelare vivai e rappresentative nazionali, hanno acuito lo scontro con l’Unione europea, fino a raggiungere un compromesso che, probabilmente, non accontenta nessuno.
Il dibattito su tali questioni presentate in ultima analisi è sempre acceso ed in continua evoluzione di questi tempi: l’obiettivo di questo elaborato è quello di tracciare delle possibili vie di sviluppo in questa diatriba più che mai attuale in ambito comunitario.

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INTRODUZIONE L’attività sportiva è, da tempo, entrata nella vita, negli usi e nella cultura di tutti i popoli: ogni paese ha un proprio “sport nazionale” capace, in occasione di determinati eventi, di catalizzare l’attenzione dell’intera nazione e diventare argomento di interesse quotidiano per l’opinione pubblica. La rilevanza che lo sport ha assunto nel corso degli anni a livello globale si evince, ad esempio, dall’emanazione di numerosi atti e accordi, a partire 1 dalla Carta Olimpica o dalla Carta internazionale dell’educazione fisica e 2 dello sport, che attribuiscono all’attività sportiva un ruolo essenziale nella tutela della salute e nell’educazione degli individui, diffondendo quei principi e quei valori che sono fondamentali per la formazione dell’identità personale, soprattutto dei giovani. Tuttavia, con il passare degli anni, lo sport si è trasformato in un vero e proprio business, con conseguente esplosione di interessi economici che, di fatto, ne inficiano l’essenza e sollevano nuove problematiche sociali, politiche, ma anche giuridiche. In tal senso è recente la presa di coscienza da parte del mondo giuridico dell’esistenza e della costante espansione del cosiddetto diritto dello sport (moderna branca del diritto in continua evoluzione); un insieme di norme, sostanziali e processuali, statali o figlie dell’ordinamento interno, che presentano inerenze con l’ambito sportivo. A fronte di una siffatta struttura, è facile comprendere come i rapporti giuridici nascenti in ambito sportivo trovino, dunque, una complessa regolamentazione, composta da disposizioni normative nazionali e comunitarie, regole delle organizzazioni statali e regole delle organizzazioni internazionali. L’intento di questo elaborato è, quindi, quello di esaminare un tema quale la libera circolazione degli sportivi nel territorio comunitario attraverso 1 La Carta è datata 1894, ed è un vero e proprio statuto dell’ordinamento sportivo internazionale, su cui si basa la regolamentazione del neonato “Comitato interministeriale dei Giochi Olimpici”, divenuto poi nel 1900 “Comitato olimpico internazionale” (CIO). 2 La Carta, approvata dall’UNESCO nel 1978, pone lo sviluppo dell'educazione fisica e dello sport al servizio del progresso umano, al fine di favorire e diffondere la pratica sportiva. 1

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