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Lo stalking nell'esperienza penale del Nord America

Per analizzare la legislazione degli altri stati esamineremo il Model Code, un documento approvato dal Dipartimento di Giustizia, che riporta le linee guida su cui modellare le leggi in materia.
Alle leggi statali varate entro il 1994 si accompagna la legislazione federale, che si occupa dallo stesso anno in avanti di colpire lo stalking in due o più stati in principio tramite il principio "full faith and credit" che obbliga ogni stato a riconoscere tutti gli atti emanati da un altro stato dell'Unione come se fossero i propri, ivi compresi gli ordine di protezione. In seguito tramite l'inserimento tra i reati federali dell'interstate stalking,definito dallo United States Code come l'"attraversare i confini statali, tribali, internazionali per molestare una persona. L'accusato deve avere l'intento di uccidere, ferire o intimidire la vittima o porre lei o un membro della famiglia, il coniuge o il partner in uno stato di paura di essere uccisi o seriamente feriti"2.
A conclusione del capitolo riporteremo il court case People v. Muhammad, deciso dalla Corte d'Appello californiana, che stabilisce la natura di disposizioni penali e non di reati autonomi delle subdivision (b) e (c) della section 646.9 del Penal Code.
Nel secondo capitolo si analizzerà la recente legislazione italiana.
A seguito di diversi progetti di legge presentati al Parlamento, è stato approvato il dl 23/02/2009 n°11 (convertito nella legge 23/04/2009 n°38) che introduce nel codice penale l'articolo 612-bis con la denominazione "atti persecutori".
Prima della modifica la vittima di stalking poteva cercare tutela tramite: art. 660 c.p. (molestia o disturbo alle persone), art. 610 c.p. (violenza privata), artt. 582 e 583 c.p. (lesioni personali e aggravanti), art. 594 c.p. (ingiuria), art. 612 c.p. (minaccia) e art. 635 c.p. (danneggiamento).
Ci si trova quindi davanti a condotte che sembrano altamente tipizzate, minaccia e molestia, ma che in realtà combinate con il riferimento riguardante lo stato psichico della vittima possono essere integrate da comportamenti molto vari. Il reale requisito che porta alla conclusione di trovarsi davanti a stalking è che la vittima versi in uno stato psicologico di paura o di timore per la propria incolumità o quella dei cari, a fronte di un ampio ventaglio di condotte messe in atto dal reo.
Dopo aver esaminato gli elementi del primo comma (minaccia, molestia, stato di paura o di timore, alterazione abitudini di vita)si passerà all'esame delle aggravanti di cui al secondo comma (coniuge legalmente separato o divorziato o persona legata precedentemente da una relazione affettiva con la persona offesa) e al terzo (in danno a minorenne, donna in stato di gravidanza o persona disabile, o commesso con armi o da persona travisata).
L'art. 8 del dl 23/02/2009 n°11 rende applicabile l'ammonimento del questore al reato in esame. Tramite questo strumento la vittima, prima di proporre querela, può esporre all'autorità di pubblica sicurezza i fatti che ritiene rilevanti e chiedere l'ammonimento dell'autore della condotta.
La procedibilità, di cui al quarto comma, è molto particolare: è a querela della persona offesa con termine di 6 mesi, ma è d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di un disabile, quando c'è connessione con altro delitto per cui si procede d'ufficio, e, ecco il caso interessante, se c'è stato precedentemente un ammonimento del questore in ordine alla stessa situazione.
Lo stalking è un reato peculiare, e come tale necessita non solo di norme penali che lo censurino, ma anche di norme positive, come quelle che instaurano una rete assistenziale per le vittime, sempre introdotte con il dl 23/02/2009 n°11, tramite centri antiviolenza e un numero verde governativo dedicato. In aggiunta a queste previsioni è stato firmato il 19 gennaio 2009, quindi anteriormente all'entrata in vigore della normativa, un Protocollo d'intesa tra il Ministero delle Pari Opportunità e il Ministero della Difesa.
Dopo aver specificato tutti i requisiti del reato si passerà al confronto con le norme che precedentemente erano utilizzate per sanzionare le condotte che ora sono ricomprese nello stalking, soffermandosi anche sul rapporto tra stalking e mobbing, due reati molto simili ma che godono di tutela completamente differente.
A chiusura di capitolo si cercherà di evidenziare come la figura della vittima sia divenuta fondamentale nella costruzione del diritto penale italiano: il ricorso alla legislazione d'urgenza per i reati contro la persona è un chiaro segno di come il legislatore avverta un bisogno immediato di tamponare gli allarmi sociali che non possono più essere lasciati "impuniti",inoltre le stesse norme sono costruite intorno alla figura della vittima, per proteggere questa e colpire solo successivamente il reo.

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Premessa Da tempo in Italia si sentiva l'esigenza di una legislazione in merito allo stalking, e questo bisogno è stato soddisfatto dal decreto legge 23 febbraio 2009 n°11 (successivamente convertito nella legge 23 aprile 2009 n°38) che ha introdotto al capo III del titolo XXII, parte II del codice penale, relativo ai delitti contro la libertà morale, l'articolo 612 bis. Sotto la denominazione di "atti persecutori" sono state raggruppate le condotte di minaccia e molestia reiterate, tali da ingenerare nella vittima uno stato perdurante di ansia o paura od un fondato timore per la propria incolumità o quella di una persona a lei vicina. La via della legislazione antistalking è stata aperta dai paesi anglosassoni, in particolare da Stati Uniti e Canada, i primi in assoluto a contrastare penalmente un insieme di condotte quali la minaccia, la violenza privata, l'invasione della privacy poste in essere con l'intento di rendere la vita della vittima e delle persone a lei care impossibile, generando il timore di episodi ben più gravi del singolo pedinamento o della singola telefonata minatoria. Prima di analizzare nel dettaglio le risposte date dagli ordinamenti penali di questi tre stati al fenomeno dello stalking, è opportuno fare alcune considerazioni relative alla componente psicologica del reato, che è comune agli stalkers e alle vittime di ogni paese. Il meccanismo che viene a crearsi tra autore del reato e preda è un rapporto di forza in cui il primo tenta in tutti i modi di sottomettere il secondo, minando la sua sicurezza nella sfera interpersonale e privata. Lo psicologo australiano Paul E. Mullen1 ha tentato di suddividere gli stalkers in diverse categorie, per spiegare come il comportamento deviante possa avere origine dalle più disparate motivazioni. Eccone alcune: - IL RIFIUTATO Il più comune, persistente e invadente di tutti gli stalker, il tipo "rifiutato" è 1 "A study of stalkers", Mullen e altri, American Journal of Psychiatry, 1999, 156, pp. 1244-1249 I

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marianna Mordini Contatta »

Composta da 197 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.