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La tutela della proprietà nell’interpretazione delle corti

Il dibattito sull’istituto della proprietà è tornato, negli ultimi anni, ad essere centrale nelle discussioni dei giuristi e della giurisprudenza, non solo nazionale, ma anche europea.
Infatti l’istituto, che storicamente, sin dal diritto romano, era uno dei punti fondamentali del diritto, col trascorrere dei secoli, ed in particolare nella seconda metà del XX secolo, con l’avvento della Costituzione repubblicana, ha perso gran parte della sua centralità, cedendo il passo ad altri diritti dell’uomo, considerati preminenti, e che quindi richiedevano maggiore attenzione giurisprudenziale e dottrinale.
Dopo un periodo particolarmente vivace sotto il profilo del dibattito sulla tutela della proprietà, che si è avuto nei primi anni ’90, la materia ha perso interesse, per l’assenza di riforme e nuovi orientamenti.
Da qualche tempo, però, la proprietà sembra aver riconquistato l’attenzione degli interpreti, soprattutto per il fatto che l’istituto presenta forti connessioni con il tema della tutela multilivello dei diritti fondamentali.
Infatti nella società contemporanea la proprietà privata è frutto di importanti compromessi, per cui il suo contenuto non è più imputabile né al diritto divino, né a quello naturale, ma al diritto umano, nel senso che esso postula un accordo tra gli uomini, in quanto soggetti della proprietà in un dato momento storico.
Tali compromessi oggi si estendono anche ad altri ordinamenti, in quanto il diritto di proprietà oggi non è disciplinato più solo dell’ordinamento italiano, ma anche da disposizioni provenienti da ambiti sovranazionali, ed in special modo europei.
Anche in tema di proprietà, come per gli altri diritti, ricorre il fenomeno del “policentrismo normativo-giurisdizionale”, che impone agli interpreti di analizzare l’istituto tenendo conto della sua disciplina nei vari ordinamenti concorrenti: infatti, oltre che al diritto nazionale, bisogna guardare anche a quello comunitario e a quello della CEDU, e all’interpretazione che di esso danno le varie corti, Corte Costituzionale, Corte di Giustizia e Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Tali corti si occupano del tema della proprietà da decenni, ma solo recentemente ci si è posto il problema della tutela multilivello e del contrasto tra i vari ordinamenti giurisprudenziali, anche per il fatto che solo negli ultimi anni vi è stato l’allargamento delle competenze comunitarie a materie non strettamente economico- patrimoniali e l’accrescimento del ruolo della CEDU.
Proprio l’esigenza di tener conto di questo nuovo quadro normativo e giurisprudenziale ha ispirato questo lavoro, intitolato per ciò “La tutela della proprietà nell’interpretazione delle corti”.
In esso ci poniamo l’obiettivo di delineare le caratteristiche dell’istituto della proprietà, e della sua tutela, con particolare riguardo all’espropriazione, nei vari sistemi, italiano, comunitario e CEDU.

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Capitolo 1 La proprietà nell’ordinamento italiano 2 Capitolo 1 La proprietà nell’ordinamento italiano 1 Evoluzione storica degli istituti della proprietà e dell’espropriazione nel diritto Romano Nell’ambito di una analisi degli istituti giuridici della proprietà e della espropriazione, non si può non tener conto dell’influenza che, nelle definizioni moderne, ha avuto l’evolversi storico degli stessi. Una (pur sommaria e, si spera, non troppo lacunosa) indagine storica degli istituti giuridici deve necessariamente partire dalla loro analisi all’interno dello ius privatum romano. Ebbene, « il pilastro portante di tutto il ius privatum romano, dopo la dissoluzione del mancipium, fu costituito dai rapporti assoluti dominicali, cioè dal dominium ex iure Quiritium, e dai rapporti esemplati su di esso»1. Occorre preliminarmente sottolineare come il diritto romano sia caratterizzato da una fortissima componente individualistica: le res 1 A. GUARINO, Profilo del diritto Romano, Napoli, 1994, pag.146

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuseppe Cipriano Contatta »

Composta da 195 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.