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L'Alzheimer, una malattia familiare - Comunicazione e diagnosi

Questa tesi vuole essere un “piccolissimo bagliore nel panorama assistenziale” dell'Alzheimer che possa illuminare, in maniera chiara anche per i “non addetti ai lavori”, i vari caregiver. E' mia intenzione anche sensibilizzare le persone che non sono mai state a contatto con questa malattia e che spesso posseggono una conoscenza errata di questa patologia, frutto dei luoghi comuni e dei media che spesso mescolano la medicina con le notizie “sensazionalistiche” inerenti soprattutto la ricerca nell'ambito dell'Alzheimer. La ragione principale che mi ha spinto ad interessarmi di questa malattia è legata alla mia situazione familiare: il mio papà è affetto dall'Alzheimer da più di due anni. Partendo da un interesse personale, ho cominciato a concentrarmi sull'aspetto riabilitativo della malattia. M'interessava approfondire le cure terapeutiche a questo tipo di “altermenza” (vedi l' “introduzione” per capire il motivo per cui la definisco tale). Vivo in un contesto dove le cure farmaceutiche sembrano le uniche disponibili e quelle di ordine riabilitativo sembrano lasciate a pochi eletti o ai caregiver che dispongono di un adeguato budget economico. E' mia intenzione poter far circolare questa tesi soprattutto per sensibilizzare coloro che la leggono, siano essi dottori o persone con un basso livello d'istruzione.

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INTRODUZIONE. Le parole chiave dell'alter-menza L'Alzheimer si può definire una malattia “familiare” per il peso assistenziale che grava sulla famiglia del malato, sia in termini economici, sia in termini psico-sociali. Innanzitutto, ho pensato di dare una nuova forma al concetto di “demenza”. Come si può leggere all'inizio di questa introduzione, e per tutto il corso delle tesi, vi sarà la parola altermenza. La demenza, infatti, viene dall'etimologia latina “dementia” che significa “fuori di mente”. Con questo significato etimologico è stato facile che, nel corso del tempo, la parola “demenza” assumesse connotazioni negative nel senso di colui “che ha perduto il senno”, colui che è “folle”. E' opportuno rinnovare questo tipo di lessico poiché anche dalla forma di una parola si può dare maggiore dignità alla sostanza che in questo caso è rappresentata dalla malattia. E' un processo analogo a quello che ha visto la sostituzione della parola “handicappato” con quella di “persona diversamente abile”. E' ovvio che il cambiamento di una parola diviene fine a se stesso se non cambierà il livello assistenziale, il pregiudizio delle persone e la salute psicologica del paziente. In questo caso, la parola latina “alter” vuole dare l'idea di una persona che, per via dei suoi deficit cognitivi, ragiona “diversamente” dal resto della gente e che merita lo statuto di una “diversa unicità” che la società deve riconoscergli. Conosciamo vari tipi di altermenze (il morbo di Parkinson, il morbo di Pick, etc.) che colpiscono diverse zone cerebrali (distinguiamo in questo modo le altermenze corticali da quelle sottocorticali). Le altermenze si possono definire una malattia paradigmatica della modernità (Trabucchi 2000) per la loro connessione ai mutamenti demografici delle civiltà occidentali. Infatti, a partire dalla seconda metà del XX secolo abbiamo assistito ad un notevole aumento dell'aspettativa media di vita: 73 anni per l'uomo e 80 per la donna (Senin, 1999). Ciò è dovuto in gran parte ai meriti della medicina che, grazie alla scoperta di vaccini, di antibiotici e ai miglioramenti raggiunti nella prevenzione e nella terapia di numerosissime condizioni morbose, ha potuto ottenere ottimi risultati nell'età media di vita (basti pensare che alla fine dell'Ottocento l'aspettativa media di vita era di 40 anni). Negli anni novanta, in particolare, l'attenzione per le altermenze ha avuto un crescendo continuo in tutti i paesi avanzati, sia sul piano della ricerca sperimentale, sia su quello dell'organizzazione dei servizi. Ciò ha comportato un prolungamento della terza età e, di conseguenza, delle malattie croniche che si protraggono negli anni tra dolore e dipendenza senza che ancora si siano trovate 6

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Luca Sebastiano Nisi Contatta »

Composta da 98 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 16316 click dal 01/10/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.