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L'autonomia delle istituzioni scolastiche

Informazioni tesi

  Autore: Gelsomina Veneruso
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master in Dirigenti Scolastici
Anno: 2009
Docente/Relatore: Anna Pirozzoli
Istituito da: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

Dopo un lungo processo di valorizzazione del principio dell’ “autonomia”, valore costituzionale cui è improntato tutto il nostro ordinamento amministrativo (art. 5 Cost.), con l’approvazione della Legge 15 marzo 1997, n. 59, cd. “Bassanini-uno”, si è determinata quella che possiamo definire la fase finale del processo di trasferimento di poteri e di funzioni dallo Stato alle Regioni, agli Enti Locali e ad altri soggetti di autonomia, così da determinare ciò che in dottrina costituisce il massimo di “federalismo possibile” a Costituzione invariata.
Il baricentro della funzione pubblica si sposta così verso la “periferia”, mediante un duplice percorso di devoluzione di compiti e funzioni: verso le autonomie istituzionali (Regioni, Province e Comuni) e verso quelli sociali ( enti, associazioni, comunità). La necessità di razionalizzazione dell’Amministrazione centrale e periferica rappresenta il segno evidente della progressiva maturazione di una scelta a favore del principio di differenziazione come regola ispiratrice della riforma del sistema amministrativo multifunzionale. La linea di tendenza prevalente di quegli anni era quella di collegamento tra il risanamento della finanza pubblica e la riforma degli apparati amministrativi. E’ in tale prospettiva che si collocano le norme sull’autonomia scolastica contenute nell’articolo 4 della legge n. 537/1993.

L’articolo presenta, infatti, norme di contenimento della spesa, rideterminazione del rapporto alunni/classi, e di razionalizzazione della rete scolastica. Si tratta di un provvedimento di delega e rappresenta la prima concreta proposta di riforma sull’autonomia scolastica l’art. 4, comma 1, della legge n. 537/1993 prevede che : “Gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado hanno personalità giuridica e sono dotati di autonomia organizzativa, finanziaria, didattica, di ricerca e di sviluppo”. La norma delegava il governo ad emanare entro nove mesi uno o più decreti legislativi che andavano dalla declinazione dell’autonomia scolastica alla riforma degli organi collegiali e delle strutture periferiche del Ministero della Pubblica Istruzione . I principi e i criteri di riferimento per l’esercizio della delega delineavano un nuovo regime giuridico che modificava profondamente il ruolo e i poteri delle istituzioni scolastiche. Queste sarebbero diventate le strutture basilari del sistema di istruzione nel rapporto con le istituzioni locali e con il sistema produttivo territoriale. Il disegno autonomista non coincideva con la regionalizzazione o provinicializzazione della scuola ma riguardava le singole scuole, intese come i luoghi in cui si svolge il processo educativo: un’organizzazione comunitaria formata da docenti, dagli allievi e dalle famiglie. Tale disegno non è altro che la base della riforma del 1997.

La Scuola partecipa a tali processi di riforma, potendosi definire sia “Istituzione”, nel senso di articolazione particolarmente qualificata all’esercizio della funzione pubblica della formazione e dello sviluppo della cultura a tutti i livelli, sia una “Comunità”, ossia una formazione sociale composta da docenti, allievi, genitori, in cui si svolge la personalità addirittura di ogni cittadino, in rapporto costante con le altre comunità sociali, culturali, produttive, del contesto territoriale di riferimento.

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CAPITOLO I LA RIFORMA DELLA SCUOLA 1. La “Riforma – Bassanini”: principi ispiratori e finalità’ 1 Con l’approvazione delle leggi n. 59 e n. 127 del 1997, le cd. Leggi Bassanini, il Parlamento ha varato un complesso normativo di riforma della Pubblica Amministrazione, tra i più ambiziosi, dal dopoguerra ad oggi nel nostro Paese. La riforma si pone l’obiettivo di rimediare ad alcune tra le più evidenti disfunzioni dell’amministrazione pubblica manifestatesi negli ultimi decenni: l’eccessivo centralismo statale, la complicatezza e la lunghezza delle procedure, il gigantismo amministrativo. Queste anomalie si sarebbero potute evitare tramite una corretta attuazione di principi enunciata già a livello costituzionale, ma rimasti inapplicati, quali il riconoscimento e la promozione delle autonomie locali, l’attuazione del decentramento amministrativo nei pubblici servizi (art. 5 Cost.), il buon andamento e l’imparzialità dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.). La Legge n. 59/97, ribaltando il cd. “principio del parallelismo” tra funzione amministrativa e legislativa delle Regioni, instaura il cd. “federalismo amministrativo” , avviando un ulteriore vasto processo di riallocazione delle relative attribuzioni, finora in gran parte svolta dallo Stato, ed ora conferite a Regioni ed Enti Locali (art. 4, comma 3, lett. A, l. n. 59/97) in virtù del principio di sussidarietà, che impone di ripartire le funzioni 2 amministrative, collocandole al livello di governo più vicino ai cittadini interessati, sulla base dei principi di efficienza, efficacia ed economicità. Gli ulteriori pilastri dell’impianto riformatore sono costituiti dall’azione amministrativa, mediante il passaggio da una disciplina dettata quasi per intero dalla legge ad una nuova disciplina di fonte regolamentare ì, dalla riorganizzazione dell’Amministrazione centrale, con la delega del Governo per la razionalizzazione dell’ordinamento della Presidenza del 1 Legge 15 marzo 1997, n. 59 , Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa, in GazzettaUfficiale, 17 marzo1997, n.63; Legge 15 maggio 1997, n. 127, Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo, in Gazzetta Ufficiale, 17 maggio 1997, n.113. 2 V.Cerulli Irelli, I principi ispiratori della riforma amministrativa: per un’amministrazione al servizio dei cittadini, in Aggiornamenti Sociali, n. 11, novembre 1998, San Fedele Ed., Milano, pp.743 e ss. 5

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Parole chiave

autonomia
autonomia centrale
autonomia di ricerca e sviluppo
autonomia didattica
autonomia finanziaria
autonomia organizzativa
autonomia periferica
bassanini
istituzioni scolastiche
legge 59/97
riforma della scuola

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