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La formazione oltre l'aula: l'Outdoor Training come pratica formativa

L’ipotesi di ricerca che mi ha portato a ragionare in termini di formazione oltre l’aula, attraverso l’analisi di due metodologie che si propongono come “innovative” nell’attuale panorama formativo, risponde ad un duplice scopo:
- invitare ad una riflessione critica intorno ai temi della complessità, della conoscenza, della formazione e dell’apprendimento per cercare di comprendere le esigenze formative delle organizzazioni odierne, ma anche di quanti, ogni giorno, operano in esse, e in esse agiscono, conoscono, riflettono e sperimentano modalità sempre diverse di azione;
- cercare di capire attraverso quali modalità il mondo della formazione risponde a questa espressione di bisogni e quali caratteristiche debbano avere queste modalità per rispondere con successo ed efficacia. Gli individui devono diventare “gli attori e costruttori principali” del proprio percorso formativo, per rispondere all’incertezza e ai fenomeni di esclusione.
La società deve investire le proprie energie per garantire alle persone un processo di istruzione e formazione che miri a continuare per tutto l’arco della vita,incentivando con vari strumenti (di ordine sociale, culturale, economico) il sostegno di questi obiettivi. Le organizzazioni, dal canto loro, devono continuare a mantenere e a produrre conoscenza attraverso strategie di apprendimento sempre più sofisticate, che puntino a raggiungere il traguardo dell’apprendere ad apprendere, cioè a sviluppare capacità esplorativa dei modelli del cambiamento sia per i soggetti che per l’organizzazione stessa.
Ed ecco che allora quello che per la società nel suo complesso è definito come bisogno di conoscenza, per l’organizzazione diventa bisogno di formazione.
Una formazione che:
- non potrà essere più soltanto “formazione professionale esclusivamente tecnico-specialistica, ancorata a concetti di pura efficienza tecnologica e di produttività chiusa” ma dovrà aprirsi all’acquisizione di competenze o meta-competenze spendibili in una pluralità di contesti;
- non potrà più trovare nella semplice modalità del corso “preconfezionato e buono per tutte le occasioni” la risposta ad esigenze di crescita e di apprendimento, ma guarderà a questi obiettivi in termini di percorso e di processo;
- non potrà più guardare al proprio soggetto come unità distinta dal sistema, ma come risorsa attiva, unica e originale, “collocata nella sua emergenza quotidiana”.
Una formazione “nuova” dunque, che si adopera affinché le conoscenze e le competenze possedute dalle organizzazioni vengano condivise tra i membri dell’organizzazione stessa creando e favorendo occasioni di collegamento tra apprendimenti individuali e occasioni di trasferimento ai gruppi e all’organizzazione.
Per raggiungere questo ambito traguardo e realizzare questa complessa finalità formativa, assistiamo ormai, da qualche anno, ad una intensa attività di elaborazione di idee, modelli e metodi di intervento formativi, nonché ad un rinnovamento e ad una maggiore attenzione ai modelli di sviluppo organizzativo e di sviluppo delle persone.
Ed è in tutto questo fervore che scopriamo approcci metodologici innovativi che si propongono di superare i limiti di una formazione senza soggetti, a-contestuale, esclusivamente professionalizzante e difficilmente trasferibile.
Approcci che vanno oltre i limiti e gli spazi dell’aula, non solo concettualmente ma anche materialmente, e che si propongono in termini di percorso, di processo di apprendimento.Tutto questo nella convinzione che debbano essere gli stessi eventi, i vissuti che accadono sul lavoro che devono diventare la base per sviluppare apprendimento, perché è nei luoghi dell’azione organizzativa che ogni giorno donne e uomini inventano, fanno nascere, abbandonano nuove prospettive di senso. Ed è perciò in un contesto così ricco di elementi e spunti di riflessione che ho voluto inserire le analisi e le valutazioni intorno agli approcci metodologici che andrò a sviluppare nella seconda parte del presente lavoro: Action Learning e Outdoor Training come esempio e rappresentazione delle nuove modalità di fare e di intendere la formazione.
Come vedremo non certo le sole, le uniche, probabilmente non le più efficaci ma, io credo, funzionali alla possibilità di intravedere quei nuovi percorsi verso cui dovrà dirigersi la formazione.

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1 PREMESSA L’ipotesi di ricerca che mi ha portato a ragionare in termini di formazione oltre l’aula, attraverso l’analisi di due metodologie che si propongono come “innovative” nell’attuale panorama formativo, risponde ad un duplice scopo: - invitare ad una riflessione critica intorno ai temi della complessità, della conoscenza, della formazione e dell’apprendimento per cercare di comprendere le esigenze formative delle organizzazioni odierne, ma anche di quanti, ogni giorno, operano in esse, e in esse agiscono, conoscono, riflettono e sperimentano modalità sempre diverse di azione; - cercare di capire attraverso quali modalità il mondo della formazione risponde a questa espressione di bisogni e quali caratteristiche debbano avere queste modalità per rispondere con successo ed efficacia. Tale percorso mi ha portato a ragionare intorno ad alcuni punti fermi. La società post-industriale (Touraine “La società post-industriale”, 1969) a cui apparteniamo, rappresenta il paradigma dominante della complessità e ogni soggetto o oggetto, fenomeno o problema, sembra non possa sottrarsi a questa prospettiva. Questa situazione ha reso necessario il bisogno di conoscenza e di formazione a più livelli: individuale, organizzativo, sociale. Termini inscindibili tra loro perché parti di uno stesso sistema in cui gli elementi sono posti tra loro in relazione e trovano uno stato di equilibrio nello scambio reciproco di informazioni, idee, emozioni, pensieri, conoscenze. In un siffatto sistema di relazioni nessuna parte può tirarsi indietro.

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Roberta Scalzini Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.