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Il coma conseguente a trauma cranico. Cause, effetti ed esperienze connesse

Informazioni tesi

  Autore: Leonardo Distefano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze del comportamento e delle relazioni interpersonali e sociali
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Francesco Rovetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

Questa tesi esplora l'ambito di quello stato alterato della coscienza chiamato "Coma",
trattando le relazioni con il sonno, con i traumi cranici, i vari strumenti in uso per misurarne la profondità, indaga anche un fenomeno connesso (ossia le "Esperienze di Quasi Morte") riconducendo questo a spiegazioni biochimiche; tratta anche le conseguenze che un coma conseguente ad un trauma cranico può comportare, oltre a trattare i disturbi della coscienza generati dal funzionamento mentale stesso.
Chiude il lavoro un paragrafo sul reinserimento sociale.

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PROLOGO traumi cranio-encefalici (TCE) costituiscono, in tutti i paesi industrializzati, una delle cause principali di mortalità tra la popolazione giovanile e adulta in età compresa tra i quindici e i quarant’anni. Il numero di coloro che sopravvivono a un grave evento traumatico è oggi in aumento, in ampia misura grazie ai notevoli progressi compiuti dalla medicina d’urgenza, dalla rianimazione e dalla neurochirurgia. Per molti la disabilità residua non sarà costituita da danni di tipo motorio o sensoriale, ma prevalentemente da deficit della sfera cognitiva e comportamentale, tali da impedire, spesso per lunghi periodi, la ripresa funzionale, familiare, sociale e lavorativa. Si calcola che ogni anno, in Italia, circa 35.000 persone subiscano questo destino. Molti possono ritornare, a medio termine, al precedente stile di vita, altri si devono sottoporre a prolungati trattamenti riabilitativi; una parte di essi, in seguito a esiti invalidanti, dovranno adattarsi a cambiamenti che modificheranno per sempre le condizioni precedenti” (Zettin M., Rago R., 1995, p. 13). I TCE hanno poi un’apprezzabile rilevanza in termini di mortalità, infatti “In Italia si prevedono annualmente 1.500 morti, 100.000 feriti e 30.000 invalidi permanenti da incidenti stradali che rappresentano la causa di gran lunga più importante dei traumatismi encefalici. Sempre in Italia, il trauma cranico è la prima causa di morte tra i quindici e i venticinque anni di età (dati ISTAT).” (Zettin M., Rago R., 1995, p. 25). Non sarà pleonastico affermare che l’evento TCE non investe soltanto il soggetto, ma il contesto più imminente in cui è inserito, ossia la sua famiglia; In effetti “Tra le numerose patologie che possono interessare un essere umano, il TC è tra quelli che generano inevitabilmente contraccolpi sull’intero sistema familiare. L’intensità di tali contraccolpi dipende strettamente dalla gravità delle conseguenze che permangono nel paziente, e gli esiti traumatici devono essere valutati attentamente sin dalla fase acuta, quando il paziente è degente in una Unità di Terapia Intensiva (rianimazione, neurochirurgia). (Liscio M., Galbiati S., Poggi G., 2003, p. 323). Causa di prioritaria importanza riguardo i TCE è la modernizzazione a cui è andata incontro la nostra società in questi ultimi decenni, in effetti come ci ricorda Mazzucchi “l’impressionante aumento dei traumi cranici ha seguito la rapida espansione della motorizzazione in tutti i Paesi occidentali a partire dai primi anni settanta (intorno ai 200-300 casi ogni anno per 100.000 abitanti).” (Mazzucchi A., 1999, p. 354). “ I 1

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Parole chiave

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deficit comportamentali
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deficit di personalità
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incremento di co2
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stati di coscienza
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