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Il ruolo delle concezioni sull’apprendimento degli studenti universitari sul profitto accademico

Informazioni tesi

  Autore: Manuela Scala
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giuliana Pinto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

L’argomento trattato nel presente lavoro riguarda le concezioni che gli studenti universitari possiedono del processo di apprendimento-insegnamento e la possibilità che tali rappresentazioni riescano ad influenzare il rendimento accademico.
Chiedendo a qualsiasi persona, sia essa un bambino che frequenta la scuola elementare o la scuola dell’infanzia, uno studente universitario, un genitore, un impiegato, un insegnante, il motivo per cui si va a scuola, la risposta sarà probabilmente quasi unanime. Si va a scuola per imparare.
Ma cosa vuol dire veramente imparare?
Posti davanti ad una domanda così diretta pochi saprebbero rispondere, se non ricorrendo a luoghi comuni.
Tuttavia, ricerche nel campo della psicologia dell’apprendimento (Purdie, Hattie & Douglas, 1996; Klatter et al., 2001; McLean, 2001; Pérez-Tello et al., 2005), hanno messo in evidenza come anche i bambini di sette anni abbiano già sviluppato una loro precisa visione dell’apprendimento. Inoltre, gli studenti sembrano possedere idee ben definite non solo sull’apprendimento in generale, ma anche rispetto a quello che imparano a scuola e su come si fa ad imparare. Tali visioni rifletterebbero punti di vista qualitativamente diversi sui contenuti specifici legati al concetto di apprendere.
Il presente lavoro è suddiviso in due parti, la prima specificamente teorica e la seconda di tipo sperimentale.

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CAPITOLO I Il capitolo, dopo una breve introduzione sul concetto di apprendimento, analizzato dal punto di vista della Psicologia Cognitiva e dell’Educazione, si articola in tre parti. Nella prima parte vengono analizzati i fattori cognitivi dell’apprendimento, focalizzando l’attenzione sull’intelligenza individuale, sugli stili cognitivi e sugli stili di apprendimento. La seconda parte approfondisce i fattori affettivo-sociali dell’apprendimento, in particolare la motivazione ad apprendere, la motivazione di competenza, il concetto di autodeterminazione, il rapporto esistente tra ansietà e apprendimento, e aspetti fondamentali quali il concetto di sé, il senso di efficacia e l’attribuzione causale. Infine, la terza parte del capitolo affronta i fattori metacognitivi legati all’apprendimento, approfondendo il rapporto tra metacognizione, strategie e processi di controllo dell’individuo, e concludendo con la definizione di atteggiamento metacognitivo e di apprendimento autonomo. I.1 Il processo di apprendimento L’apprendimento è stato per molti anni al centro di accesi dibattiti soprattutto per quanto concerne la definizione e il ruolo che avrebbe assunto nell’ambito della psicologia e della pedagogia scientifica. Alcuni sostengono che ciò che noi oggi siamo sia frutto in gran parte del nostro apprendimento. Ma cosa accade quando apprendiamo? Esistono diversi tipi di apprendimento (ad esempio un apprendimento motorio, uno verbale, uno percettivo, ecc), e tanti modi per studiare e descrivere l’apprendimento. Il modello teorico comportamentista assume che la mente, i suoi contenuti e i suoi processi siano simili ad una scatola nera: questi non possono quindi essere oggetto 6

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