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Morfologia e morfometria in specie gemelle del gruppo Brachionus plicatilis (Rotifera Monogononta)

Informazioni tesi

  Autore: Irene Giordani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura
  Relatore: Claudia Ricci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 34

Le cosiddette specie gemelle o criptiche sono gruppi di specie riproduttivamente isolate ma quasi indistinguibili morfologicamente, presenti comunemente in quasi tutti i taxa di metazoi, e interpretabili correttamente tramite analisi molecolari. La descrizione formale di una specie però si deve basare sulle sue caratteristiche morfologiche, in genere le stesse che vengono poi utilizzate per riconoscere nella pratica gli individui appartenenti alla specie in questione. Nel caso di specie gemelle ciò può risultare difficile dato che i caratteri morfologici distintivi sono pochi e difficili da osservare. Scopo di questo lavoro è la ricerca di un criterio morfologico che consenta l’esatta diagnosi di due specie di rotiferi monogononti, Brachionus plicatilis s.s. e Brachionus Manjavacas’, non ancora descritta, appartenenti al complesso di specie gemelle Brachionus plicatilis. Precedenti studi morfologici condotti sul corpo degli animali non hanno rilevato differenze significative tra le due specie, suggerendo la presenza di stasi morfologica, condizione che in ogni caso sarebbe da approfondire con ulteriori indagini.
In questo lavoro si sono confrontati nella forma e nelle dimensioni i trophi, pezzi sclerificati che costituiscono l’apparato masticatore dei rotiferi. Sono state utilizzate sei colture clonali, tre per ogni specie, per estrarne i trophi tramite digestione dei tessuti molli con ipoclorito di sodio; i trophi sono poi stati analizzati al microscopio elettronico a scansione a causa delle dimensioni, nell’ordine delle decine di micron. Le immagini dei trophi ottenute sono state dapprima confrontate e quindi sottoposte ad una serie di misurazioni, saggiate con metodi statistici.
Le differenze nella taglia dei trophi e nella forma complessiva sono risultate perlopiù minime e non statisticamente significative; ciò supporta l’ipotesi della stasi morfologica tra le due specie. Tuttavia, un piccolo elemento dei trophi si è rivelato, in seguito a confronto morfologico, specie – specifico, attestando come effettive entità distinte le due specie finora individuate con metodi molecolari e contribuendo alla descrizione formale della specie Brachionus manjavacas, di prossima pubblicazione.
Nonostante questo, la differenza rilevata non rappresenta un carattere diagnostico di facile ed immediato utilizzo in quanto le analisi da effettuare per osservarlo risultano oggigiorno più costose dei metodi molecolari praticabili.

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1. INTRODUZIONE Nella prassi, le specie sono riconosciute e descritte - in modo più o meno efficace - principalmente grazie ai caratteri fenotipici. I caratteri fenotipici di un organismo sono tutti i caratteri osservabili o misurabili, inclusi i caratteri morfologici, che riguardano la sagoma o la forma dell’intero organismo o di una parte cospicua di esso (Ridley, 2006). A livello teorico, tuttavia, il concetto di specie è molto dibattuto ed, in particolare, al concetto di specie fenetico, per il quale una specie è un gruppo di forme fenotipiche simili, si contrappone il concetto di specie biologico, che Mayr così espone: “Le specie sono gruppi di popolazioni naturali interfeconde, riproduttivamente isolate da altri gruppi simili” (Mayr, 1963). L’esistenza di specie gemelle o criptiche, vale a dire di specie riproduttivamente isolate ma quasi indistinguibili morfologicamente, dimostra che in natura le unità identificate con criteri fenetici o fenotipici non necessariamente coincidono con quelle identificate biologicamente. In questi casi la prassi tassonomica segue il concetto biologico di specie, in base al quale suddivide le specie gemelle in specie distinte che ricevono una denominazione ufficiale. Nel momento in cui una specie sia identificata dal punto di vista biologico o genetico, com’è possibile oggi grazie alle indagini molecolari, il ricorso alla morfologia per riconoscere all’atto pratico la specie è comunque giustificato (Ridley, 2006) e necessario per descriverla formalmente, secondo la tassonomia tradizionale. Ciò può non essere semplice nel caso di specie gemelle i cui caratteri morfologici distintivi sono per definizione pochi e difficili da osservare. Un taxon nel quale è stata recentemente documentata la presenza di specie gemelle è il rotifero Brachionus plicatilis (Müller, 1786) (Gómez & Snell, 1996; Serra et al., 1997). I rotiferi costituiscono un phylum di animali acquatici microscopici (80 – 2000 m), metazoi eutelici pseudocelomati, a simmetria bilaterale, comprendente circa 1800 specie (Wallace et al., 2006). La forma generale del corpo è molto variabile e vi si distinguono tre regioni principali: capo, tronco e piede (fig. 1). Nel tronco è situato il faringe muscolare, detto mastax, contenente l’apparato masticatore. Quest’ultimo è costituito da pezzi sclerificati chiamati trophi. Esistono nove modelli principali di trophi: malleati, malleoramati, incudati, forcipati, cardati, virgati, uncinati, ramati e fulcrati, che si 4

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