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La Mistica in Marco Vannini

“Mistica” è una parola dai molti significati, anche assai diversi e contrastanti, carica di valori e disvalori consolidatisi nel corso dei secoli.
Come ricorda Vannini, il termine “mistica” va riportato al suo senso greco originario, nel quale esso non era sostantivo, ma aggettivo di “teologia”, e indicava perciò una scienza di Dio, un discorso su Dio, chiuso, riservato, riguardo al quale sono opportuni il silenzio e la quiete (cui allude il verbo greco myein).
Più precisamente, si egli intende per “mistica” l’esperienza dell’Uno, ossia della profonda unità tra uomo e Dio; anzi, nella misura in cui l’umano reca con sé il finito, l’esperienza mistica si configura come unità finito-infinito, e, si potrebbe dire, di unità mondo-Dio.
L’esperienza dell’Uno, costituente la mistica nella sua essenza, è tuttavia esperienza dello spirito e dell’unità nello spirito e dello spirito e, nondimeno, l’esperienza dello spirito, e questo è un altro punto fondamentale, è sintesi di intelligenza e amore, benché una conciliazione tra i due termini sembri quanto mai ardua.

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Introduzione Marco Vannini nato a S. Piero a Sieve (Firenze) nel 1948, si dedica da tempo allo studio della mistica speculativa. Oltre a Meister Eckhart, di cui ha tradotto ormai, con un lavoro ventennale, quasi l’intera opera, tedesca e latina, ha curato l’edizione italiana della Teologia mistica di Jean Gerson (Paoline 1992); il Libretto della vita perfetta dell’Anonimo Francofortese (Newton Compton 1994); le Prefazioni alla Bibbia di Lutero (Marietti 1997); in collaborazione con Giovanna Fozzer, il Pellegrino cherubico di Angelus Silesius (Paoline 1989); Con Giovanna Fozzer e Romana Guarnieri, lo Specchio delle anime semplici di Margherita Porete (San Paolo 1994). Tra i suoi principali lavori ricordiamo Lontano dal segno (La Nuova Italia 1971); Dialettica della fede (Marietti 1983); Meister Eckhart e il fondo dell’anima (Città Nuova 1991); L’esperienza dello spirito (Augustinus 1991); Introduzione a Silesius (Nardini 1992). Più recenti, ricordiamo Prego Dio che mi liberi da Dio. La religione come verità e come menzogna (Bompiani 2010), Storia della mistica occidentale (Mondadori 2010), Invito al pensiero di sant’Agostino (Mursia 2009), Sulla grazia (Le Lettere 2008), Mistica e filosofia (Le Lettere 2007), La religione della ragione (Mondadori 2007), Tesi per una riforma religiosa (Le Lettere 2006), La morte dell’anima. Dalla mistica alla psicologia (Le Lettere 2004). Nel seguire Vannini lungo una trattazione storica e filosofica sulla mistica, si impone la necessità di definire, quanto meno, come introduzione, l’oggetto di questa ricerca. “Mistica” è una parola dai molti significati, anche assai diversi e contrastanti, carica di valori e disvalori consolidatisi nel corso dei secoli. Come ricorda Vannini, il termine “mistica” va riportato al suo senso greco originario, nel quale esso non era sostantivo, ma aggettivo di “teologia”, e indicava perciò una scienza di Dio, un discorso su Dio, chiuso, riservato, riguardo al quale sono opportuni il silenzio e la quiete (cui allude il verbo greco myein). La segretezza, il silenzio, la quiete, cui la teologia mistica rimanda, non sono da intendersi, puntualizza Vannini, nel senso di esoterismo; ciò è, anzi, esplicitamente negato dalla mistica, nel significato originario del termine. Vi è, nondimeno, il riferimento a Dio, che però, per un verso, sembra mancare in Vannini, 3

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alberto Rossignoli Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.