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Interculturalità e didattica dell'arte in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Elena Peli
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: comunicazione e didattica dell'arte
  Relatore: Gisella Vismara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

Nel primo capitolo di questo lavoro si è deciso di trattare l’interculturalità intesa come visione del mondo contemporaneo, come progetto per un rinnovamento della società odierna, in cui le differenze culturali riescano non solo a convivere, ma anche e soprattutto a dialogare tra loro. Vengono analizzate la cause che rendono questo progetto estremamente necessario, legate ai fenomeni dell’immigrazione e della globalizzazione, nonché gli obiettivi che ci si pone lavorando in questa prospettiva. Viene messo in luce il forte legame che esiste tra la cultura e il potere, legame che spesso causa discriminazioni e disuguaglianze sociali. Si rende quindi necessaria una riformulazione di quei concetti, come “cultura” e “straniero”, che sono portatori di divisioni (intese come confini rigidi e insuperabili). Grazie alla loro nuova enunciazione, tali concetti possono condurre a una valorizzazione delle differenze (intese come ricchezze e confini in continuo mutamento) che permetta una corretta apertura al mondo e alla sua varietà e un adeguato approccio a ciò che ci è straniero. Questo mutamento deve necessariamente passare attraverso lo sviluppo di competenze relazionali e cognitive, che consentano di avere flessibilità mentale e disponibilità al dialogo. Tale è il compito della pedagogia interculturale, che si rivolge non solo agli stranieri, ma a tutti i soggetti che vivono in un contesto multiculturale. Vengono analizzati i tre principali approcci utilizzati, individuandone pregi e difetti, e indicando il modello pluralista/integrazionista come quello più corretto. La finalità di tale approccio è la costruzione dell’identità personale, attraverso l’ascolto e la comunicazione che portano alla valorizzazione delle differenze, nonché al superamento di pregiudizi e stereotipi mediante il decentramento culturale. Il secondo capitolo tratta della didattica interculturale dell’arte e della sua utilità sia per lo studio dell’arte, sia per la pedagogia, sia per il dialogo interculturale. La complessità del mondo artistico, infatti, permette lo sviluppo di capacità cognitive indispensabili alla pedagogia interculturale. Viceversa, l’interculturalità apporta nuove letture e nuovi punti di vista allo studio dell’arte. Vengono inoltre analizzati i quattro metodi utili a costruire un percorso che, a partire dalla nostra stessa cultura, permetta, a stranieri e autoctoni insieme, di raggiungere quella che è la finalità ultima di questa didattica: l’acquisizione di competenze che permettano di vivere nel mondo multiculturale in cui ci troviamo. Il primo metodo, quello ludico-laboratoriale, permette un approccio iniziale all’opera di tipo emotivo, creando un terreno comune a tutti e consentendo di mettere in campo sensazioni ed emozioni, per scoprire affinità e differenze con quelle degli altri. Il secondo metodo, quello autobiografico, consente di collegare queste sensazioni ad esperienze vissute e conoscenze pregresse, aiutando così a sviluppare capacità comunicative e di ascolto, portando alla consapevolezza della limitatezza di ogni singolo punto di vista e della necessità di aprirsi agli altri e alle loro culture personali. Infine, il metodo comparativo consente di utilizzare le competenze acquisite per accostarsi alle forme artistiche delle culture straniere. Nel terzo e ultimo capitolo, viene analizzato il rapporto tra patrimonio culturale e interculturalità. Anche in questo caso si tratta di un legame positivo e produttivo per entrambi: il patrimonio ha l’occasione di rinnovarsi (diventando più aperto, dialogico, dinamico) attraverso la nuova lettura datagli dall’interculturalità, mentre quest’ultima riceve nuovi linguaggi e nuovi materiali.
Occorre quindi partire dalla consapevolezza del ruolo sociale del museo e di come esso debba rendersi accessibile e fruibile da tutti. Vengono poi analizzate le iniziative sviluppate dai musei in questo ambito, differenziando quelle che intendono l’interculturalità come fine dell’attività didattica museale (attraverso progetti di sviluppo all’accesso, di integrazione delle culture immigrate e di programmazione culturalmente specifica) da quelle che invece la considerano un mezzo (attraverso la promozione di una partecipazione attiva di ogni tipo di pubblico, sia nella fruizione che nella produzione della cultura). È quest’ultima categoria quella che risulta più utile dal punto di vista dell’interculturalità. I progetti appartenenti a quest’ultima sono contraddistinti da alcune caratteristiche comuni: la formazione di mediatori culturali per la rilettura del nostro patrimonio attraverso la loro esperienza personale e la loro cultura d’origine; il coinvolgimento attivo di gruppi misti; la sperimentazione di nuovi metodi; la collaborazione con artisti contemporanei e l’attivazione di collaborazioni interistituzionali.

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INTRODUZIONE La tesi è strutturata in tre parti, ciascuna delle quali tratta una tematica differente, ma strettamente connessa alle altre. Nel primo capitolo di questo lavoro si è deciso di trattare l’interculturalità intesa come visione del mondo contemporaneo, come progetto per un rinnovamento della società odierna, in cui le differenze culturali riescano non solo a convivere, ma anche e soprattutto a dialogare tra loro. Vengono analizzate la cause che rendono questo progetto estremamente necessario, legate ai fenomeni dell’immigrazione e della globalizzazione, nonché gli obiettivi che ci si pone lavorando in questa prospettiva. Viene messo in luce il forte legame che esiste tra la cultura e il potere, legame che spesso causa discriminazioni e disuguaglianze sociali. Si rende quindi necessaria una riformulazione di quei concetti, come “cultura” e “straniero”, che sono portatori di divisioni (intese come confini rigidi e insuperabili). Grazie alla loro nuova enunciazione, tali concetti possono condurre a una valorizzazione delle differenze (intese come ricchezze e confini in continuo mutamento) che permetta una corretta apertura al mondo e alla sua varietà e un adeguato approccio a ciò che ci è straniero. Questo mutamento deve necessariamente passare attraverso lo sviluppo di competenze relazionali e cognitive, che consentano di avere flessibilità mentale e disponibilità al dialogo. Tale è il compito della pedagogia interculturale, che si rivolge non solo agli stranieri, ma a tutti i soggetti che vivono in un contesto multiculturale. Vengono analizzati i tre principali approcci utilizzati, individuandone pregi e difetti, e indicando il modello pluralista/integrazionista come quello più corretto. La finalità di tale approccio è la costruzione dell’identità personale, attraverso l’ascolto e la comunicazione che portano alla valorizzazione delle differenze, nonché al superamento di pregiudizi e stereotipi mediante il decentramento culturale. Il secondo capitolo tratta della didattica interculturale dell’arte e della sua utilità sia per lo studio dell’arte, sia per la pedagogia, sia per il dialogo interculturale. La complessità del mondo artistico, infatti, permette lo sviluppo di capacità cognitive 3

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