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Cuneo fiscale ed equilibrio macroeconomico: una comparazione tra paesi europei

È da tempo in corso un dibattito circa la rilevanza del cuneo fiscale e contributivo per la crescita e l’occupazione nei paesi industrializzati. La presenza del cuneo crea, infatti, distorsioni sul mercato del lavoro nell’incontro tra domanda e offerta; un incremento della parte datoriale del cuneo fa sí che la domanda di lavoro ne risulti ridotta: maggiori contributi sociali versati dalle imprese si traducono, a parità di salario lordo, in un costo del lavoro più rilevante per ogni lavoratore impiegato. Anche l’offerta di lavoro non rimane insensibile alla presenza del cuneo fiscale e contributivo. La parte di cuneo che incide sul comportamento dei lavoratori – o di chi li rappresenta – si presenta sotto forma di imposte sul reddito e contributi sociali. Questi prelievi riducono il salario netto disponibile per i consumi dei lavoratori ed un loro aumento, in un sistema di contrattazione salariale, rafforza le richieste per un maggior salario lordo.
In sintesi il cuneo fiscale e contributivo sembra avere effetti negativi sia sulla domanda sia sull’offerta di lavoro, configurandosi così come un elemento distorsivo per la determinazione di salari e occupazione d’equilibrio nel mercato del lavoro.
Tuttavia, non va trascurato un elemento che riguarda una delle funzioni principali di imposte e contributi. Questi due elementi sono necessari, seppur con mix diversi a seconda dei sistemi di welfare, per finanziare numerose prestazioni pubbliche, tra cui quella per la protezione sociale dei lavoratori.
Tale percezione in chiave “assicurativa” che i lavoratori hanno del cuneo, può in qualche misura attenuare la relazione causale tra alto cuneo, alto costo del lavoro e alta disoccupazione. In questo contesto, un incremento del cuneo non si traduce necessariamente in salari lordi più alti – ed in un maggior costo del lavoro – poiché i lavoratori “scambiano” una parte della loro retribuzione netta per una maggior protezione contro gli eventi negativi connessi al lavoro. Si determina cosí un processo di moderazione salariale che contiene il costo del lavoro favorendo l’occupazione.
Nel mio lavoro ho, dunque, analizzato il rapporto tra cuneo e disoccupazione attraverso alcune analisi descrittive utilizzando i dati messi a disposizione dall’OCSE nel rapporto annuale Taxing Wages, mostrando come non vi sia una chiara relazione negativa tra cuneo e occupazione; in seguito, utilizzando un modello teorico di contrattazione salariale con sindacato monopolista, ho esaminato i risultati teorici con riferimento ai salari e all’occupazione d’equilibrio, anche alla luce della percezione dei lavoratori circa il sistema di welfare state. In seguito, attraverso l’uso dei micro dati EU SILC, ho verificato empiricamente se i differenziali contributivi all’interno dei diversi paesi abbiano influito sulla quota di occupati part time o a tempo determinati rispetto agli occupato totali; e ove questo non fosse accaduto, se vi sia una compensazione salariale per tali lavoratori come premio per il maggior rischio sostenuto. Per far ciò, ho stimato il wage gap che si crea tra lavoratori a termine e lavoratori stabili, notando come i primi siano sfavoriti anche da questo punto di vista.

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INTRODUZIONE ¨ da tempo in corso un dibattito circa la rilevanza del cuneo fiscale e contributivo per la crescita e l’occupazione nei paesi industrializzati. Da piø parti si sono levate voci favorevoli ad una sua riduzione, come misura per incrementare la competitività delle economie piø sviluppate, nella “guerra” globale con i paesi di nuova industrializzazione. Oltre che sulla competitività, un cuneo molto invadente ha ripercussioni occupazionali negative. La presenza del cuneo fiscale e contributivo crea, infatti, distorsioni sul mercato del lavoro nell’incontro tra domanda e offerta; un incremento della parte datoriale del cuneo fa sí che la domanda di lavoro ne risulti ridotta: maggiori contributi sociali versati dalle imprese si traducono, a parità di salario lordo, in un costo del lavoro piø rilevante per ogni lavoratore impiegato. La minor convenienza ad occupare lavoro, spinge le imprese ad una sua sostituzione con il capitale, e, di rimando, la quota di disoccupati nell’economia diventa piø consistente. Anche l’offerta di lavoro non rimane insensibile alla presenza del cuneo fiscale e contributivo. La parte di cuneo che incide sul comportamento dei lavoratori – o di chi li rappresenta – si presenta sotto forma di imposte sul reddito e contributi sociali. Questi prelievi riducono il salario netto disponibile per i consumi dei lavoratori ed un loro aumento, in un sistema di contrattazione salariale, rafforza le richieste per un maggior salario lordo. Dal punto di vista delle imprese, il risultato è il medesimo, ovvero un aumento del costo del lavoro che agisce da deterrente per la creazione o il mantenimento di posti di lavoro. In sintesi il cuneo fiscale e contributivo sembra avere effetti negativi sia sulla domanda sia sull’offerta di lavoro, configurandosi così come un elemento distorsivo per la determinazione di salari e occupazione d’equilibrio nel mercato del lavoro. Oltre l’interpretazione del cuneo come costo per le imprese, non va trascurato un elemento che riguarda una delle funzioni principali di imposte e contributi. Questi due elementi sono necessari, seppur con mix diversi a seconda dei sistemi di welfare, per finanziare numerose prestazioni pubbliche, tra cui quella per la protezione sociale dei lavoratori. Visto sotto quest’ottica, il cuneo assume caratteristiche assimilabili ad una sorta di risparmio obbligatorio, che assicura i lavoratori contro i rischi imputabili alla vita lavorativa. Non sempre la copertura di questi rischi è affidata al sistema pubblico, e 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Roberto Giacoia Contatta »

Composta da 135 pagine.

 

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