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Il ruolo delle migrazioni interne nello sviluppo economico delle regioni italiane

Informazioni tesi

  Autore: Nicole Colla
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Operatore Giuridico d'Impresa
  Relatore: Bruno Soro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

L’obiettivo di questo lavoro è quello di analizzare il ruolo svolto nell’economia del nostro paese dalle migrazioni interne.
Le problematiche connesse ai flussi migratori in Italia hanno suscitato spesso l’attenzione degli economisti anche e soprattutto in considerazione del fatto che, ancorché di minor intensità, è stato rilevato come il fenomeno nel nostro paese non sia mai cessato, contribuendo a definire le forti disomogeneità tra Nord e Sud che ancora oggi caratterizzano l’economia italiana.
Tale tema ha pertanto sempre rivestito grande importanza nell’analisi del legame tra popolazione e sviluppo delle nostre regioni.
La popolazione è una variabile di tipo stock, per misurare la quale occorre fare riferimento ad un preciso istante nel tempo, come la fine o l’inizio di un anno. Le variabili di tipo flusso alimentano gli stock e per esse si fa riferimento ad un determinato intervallo di tempo.
In un sistema economico chiuso la popolazione è alimentata da un flusso in entrata, la natalità, e da un flusso in uscita, la mortalità. Il saldo netto, che prende il nome di saldo naturale, alimenta pertanto la popolazione nazionale. A livello regionale occorre tuttavia tenere presente anche i flussi migratori da e verso l’estero, nonché i flussi migratori da e verso le altre regioni. A tal fine, risulta importante per comprendere il legame esistente tra migrazioni e sviluppo economico delle nostre regioni cercare di stabilire in che misura gli spostamenti della popolazione da una regione all’altra siano stati nel tempo anche movimenti di capitale umano, intendendo per capitale umano un fattore accrescitivo del fattore lavoro, cioè la capacità professionale di un lavoratore che può essere accresciuta da un investimento in istruzione.Tale analisi risulta peculiare in relazione al nostro territorio, considerando che l’ultimo rapporto annuale della Svimez (l’Istituto per lo sviluppo del Mezzogiorno) ha messo in risalto il fatto che oggi si assiste all’interno del nostro Paese al fenomeno definito come “fuga di cervelli”, ovvero la scelta sempre più frequente nell’ultimo decennio da parte dei giovani che migrano dal Sud verso il Nord d’Italia (ma anche dall’Italia verso l’estero), allo scopo di affrontare il corso di studi universitario lontano dalla propria città d’origine, a cui fa seguito, spesso, la scelta di cercare un primo impiego nella stessa area.Il primo capitolo della mia tesi tratterà della storia delle migrazioni interne nella seconda metà del Novecento. In esso si parlerà dell’evoluzione demografica e dei movimenti interni, in rapporto alle varie fasi storiche e ai vari mutamenti strutturali derivanti dai diversi tassi di crescita dei settori produttivi, i quali hanno subito variazioni diverse nel tempo. Partendo dalla grande migrazione degli anni Cinquanta nel periodo della ricostruzione economica, attraverso l’arresto e la relativa crisi degli anni Settanta, fino alla ripresa dei flussi migratori ai giorni nostri si cercherà di fornire un quadro storico della trasformazione demografica che ha influenzato il nostro Paese e la sua economia e delle relative variazioni avvenute all’interno dei flussi migratori stessi.
Il secondo capitolo è incentrato sull’esposizione della situazione attuale, attraverso l’analisi del rapporto Svimez del 2009. In esso infatti l’Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno ha messo in rilievo come l’insufficiente dotazione di capitale fisso sociale e produttivo nel Mezzogiorno, oltre a lasciare più di una persona su dieci senza lavoro, spinge ogni anno circa 300 mila persone ad abbandonare il Sud per cercare di realizzare le proprie aspettative professionali nel resto del Paese. Di questi circa 120 mila abbandonano definitivamente il luogo di origine; si tratta perlopiù di giovani individui con un buon livello di scolarizzazione. In una fase di forte calo della natalità, la fuoriuscita di giovani in età riproduttiva vedrà il Sud dagli attuali 20,8 milioni di abitanti, diminuire in un ventennio, (secondo il rapporto), a 19,3 milioni, e vedrà crescere considerevolmente il peso delle classi anziane. Ciò non potrà non avere ripercussioni sui modelli di consumo che tenderanno a deprimere la dinamica della domanda interna aggregata, con inevitabili riflessi negativi sul sistema produttivo locale.Nel capitolo successivo verrà pertanto fornito un “supplemento” alla lettura del rapporto Svimez analizzato nel capitolo precedente, attraverso l’analisi delle verifiche empiriche di alcuni autori, per comprendere il contenuto di capitale umano incorporato nei flussi migratori interregionali italiani e per valutare se tali flussi siano la risposta di mercato ai differenziali di produttività e crescita economica.

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Il ruolo delle migrazioni interne nello sviluppo economico delle regioni italiane Introduzione L’obiettivo di questo lavoro è quello di analizzare il ruolo svolto nell’economia del nostro paese dalle migrazioni interne. Le problematiche connesse ai flussi migratori in Italia hanno suscitato spesso l’attenzione degli economisti anche e soprattutto in considerazione del fatto che, ancorché di minor intensità, è stato rilevato come il fenomeno nel nostro paese non sia mai cessato, contribuendo a definire le forti disomogeneità tra Nord e Sud che ancora oggi caratterizzano l’economia italiana. Tale tema ha pertanto sempre rivestito grande importanza nell’analisi del legame tra popolazione e sviluppo delle nostre regioni. La popolazione è una variabile di tipo stock, per misurare la quale occorre fare riferimento ad un preciso istante nel tempo, come la fine o l’inizio di un anno. Le variabili di tipo flusso alimentano gli stock e per esse si fa riferimento ad un determinato intervallo di tempo. In un sistema economico chiuso la popolazione è alimentata da un flusso in entrata, la natalità, e da un flusso in uscita, la mortalità. Il saldo netto, che prende il nome di saldo naturale, alimenta pertanto la popolazione nazionale. A livello regionale occorre tuttavia tenere presente anche i flussi migratori da e verso l’estero, nonché i flussi migratori da e verso le altre regioni. 2

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