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Danno da prodotto e difetto di informazione

Spunto di questo lavoro è il rinnovato interesse delle nostre Corti, a venticinque anni di distanza dal suo recepimento, per la disciplina speciale sulla responsabilità del produttore. Se fin dai suoi albori, la responsabilità da prodotto difettoso, aveva costituito non solo in Italia, sinonimo di underlitigation, sembra attualmente registrarsi una decisa inversione di tendenza unita al maturare di una nuova cultura giurisprudenziale, che pur considerando preminenti gli interessi e i valori della persona-consumatore, avverte la necessità di non penalizzare aprioristicamente la posizione del produttore e la conseguente circolazione giuridica dei beni. Si riscontra una progressiva attenzione per la tutela preventiva del consumatore di cui l’educazione al consumo, attuata tramite le istituzioni a tal uopo deputate, ne è una significativa espressione. In un contesto produttivo di massa ad alto contenuto tecnologico e svincolato da un rapporto frontale tra produttore e consumatore, assicurare al consumatore quelle informazioni, in grado di renderlo consapevole delle proprie scelte di consumo e di tramutare queste in capacità di giudizio e decisione critica risulta, attualmente, fondamentale. Il legislatore comunitario ha imposto al produttore l’obbligo di fornire, in maniera chiara ed esaustiva, tutte quelle informazioni sufficienti e necessarie per permettere al consumatore di “operare una comparazione dei rischi e dei benefici che incontrerà nell’impiego del prodotto" e di adottare le proprie misure preventive rispetto al rischio connesso con l’impiego del prodotto. A fronte delle suddette premesse, obiettivo di questo lavoro è di porre in luce l’importanza, ai fini del giudizio di responsabilità, del comportamento di chi ha utilizzato il prodotto. Ne consegue una definizione di difettosità fondata su un’interrelazione tra la condotta del danneggiato e quella del produttore tale per cui il secondo può essere ritenuto responsabile del danno solo in quanto il primo possa andare esente da ogni responsabilità per le sue azioni. Questo tipo di valutazione delle condotte dei soggetti coinvolti nell’incidente impone al giudice un ragionamento ex ante, fondato sulle informazioni di cui potevano disporre le due parti al momento in cui hanno agito e che si fondano su elementi oggettivi, esterni, visibili della fattispecie, quali la presentazione del prodotto, il modo in cui è stato reclamizzato, la categoria di soggetti a cui espressamente si rivolge. La trattazione della tematica è stata strutturata in tre capitoli. Nel primo capitolo si assiste al riconoscimento normativo del diritto all'educazione del consumatore, in un ottica più generale di attenzione ai diritti dell’uomo, alle posizioni di debolezza e alla qualità della vita. In tale prospettiva, la protezione del consumatore va articolata nelle varie fasi che caratterizzano il processo d'acquisto, sin dal momento antecedente la scelta realizzando una obiettiva funzione deterrente di comportamenti commercialmente o legalmente scorretti a danno dei consumatori. Da qui la previsione dell’art. 4 cod. consumo, in cui si legge che "le attività destinate all’educazione del consumatore sono dirette ad esplicitare le caratteristiche di beni e servizi e a rendere chiaramente percepibili benefici e costi conseguenti alla loro scelta". L’educazione si differenza pertanto dall’informazione, in quanto non consiste nella semplice messa a disposizione di una serie di dati, ma si caratterizza per l’approccio critico. Il secondo capitolo attiene, in un’ottica preventiva, agli obblighi informativi, imposti ai produttori dalle direttive comunitarie 85/374 e 2001/95 sia nella fase precedente alla commercializzazione che nella fase successiva.
Con riferimento alle informazioni emerge un duplice aspetto: sempre più spesso ci si rende conto che la vera debolezza del consumatore non è più tanto, o soltanto, la citata asimmetria informativa, intesa quale assenza o scarsità di informazioni, quanto piuttosto la cosiddetta asimmetria cognitiva, ossia la difficoltà di comprensione delle informazioni ricevute. A ragion di ciò, è imposto al produttore che le informazioni oltre che complete siano chiare e comprensibili e sufficienti a dotare il consumatore di un comportamento tale da scoraggiare pericoli nell’utilizzo del prodotto. Si è fatto inoltre riferimento, in questo capitolo, alla disciplina sulla pubblicità ingannevole. Se il contenuto dei messaggi pubblicitari è in molti casi idoneo a suscitare precise aspettative nei consumatori riguardo alle caratteristiche reclamizzate, tali aspettative non trovano però sempre adeguata corrispondenza nelle reali qualità e prestazioni che i beni venduti sono in grado di offrire. Il terzo e ultimo capitolo rappresenta il “cantiere” del nostro spunto riflessivo. Esso rappresenta un’analisi casistica che sviscerando il concetto di “difettosità” del prodotto, mette in luce un tipo di responsabilità oggettiva non assoluta ma relativa.

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Introduzione Spunto di questo lavoro è il rinnovato interesse delle nostre Corti, a venticinque anni di distanza dal suo recepimento, per la disciplina speciale sulla responsabilità del produttore. Se fin dai suoi albori, la responsabilità da prodotto difettoso, aveva costituito non solo in Italia, sinonimo di underlitigation, sembra attualmente registrarsi una decisa inversione di tendenza unita al maturare di una nuova cultura giurisprudenziale, che pur considerando preminenti gli interessi e i valori della persona-consumatore, avverte la necessità di non penalizzare aprioristicamente la posizione del produttore e la conseguente circolazione giuridica dei beni. Si riscontra una progressiva attenzione per la tutela preventiva del consumatore di cui l’educazione al consumo, attuata tramite le istituzioni a tal uopo deputate, ne è una significativa espressione. In un contesto produttivo di massa ad alto contenuto tecnologico e svincolato da un rapporto frontale tra produttore e consumatore, assicurare al consumatore quelle informazioni, in grado di renderlo consapevole delle proprie scelte di consumo e di tramutare queste in capacità di giudizio e decisione critica risulta, attualmente, fondamentale. Il legislatore comunitario ha imposto al produttore l’obbligo di fornire, in maniera chiara ed esaustiva, tutte quelle informazioni sufficienti e necessarie per permettere al consumatore di “operare una comparazione dei rischi e dei benefici che incontrerà nell’impiego del prodotto" e di adottare le proprie misure preventive rispetto al rischio connesso con l’impiego del prodotto. Benchè a volte, anche in casi di completa informazione, statisticamente, il livello dei danni non tende a ridursi a causa, probabilmente, della “congenita” disattenzione dell’utilizzatore alle avvertenze e alla loro inidoneità, ad indurre I

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Daniele Russo Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1524 click dal 04/11/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.