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Il rapporto tra il procedimento tributario e il processo penale

Lo studio del rapporto tra processo penale e processo tributario non può non prendere le mosse dalla legge che, per la prima volta, nel nostro ordinamento giuridico, affrontò il problema e ne propose una soluzione normativa, individuando elementi di specialità rispetto alla disciplina generale che regolava i rapporti tra processo penale e ogni altro tipo di processo.
Il primo e fondamentale riferimento va fatto dunque all’art.21della legge 7 gennaio 1929, n. 4 – “Norme generali per la repressione delle violazioni delle leggi finanziarie”- il quale prevedeva, per le controversie concernenti i tributi diretti, che l’azione penale potesse avere corso solo dopo che l’accertamento dell’imposta e della relativa sovraimposta fosse divenuto definitivo a norma delle leggi regolanti tale materia.
Il sistema della pregiudiziale tributaria, com'era stato definito, nascondeva però degli inconvenienti: subordinare il procedimento penale alla definitività dell’accertamento del tributo, significava anche comminare la sanzione penale al termine di un lunghissimo procedimento amministrativo.
Era necessario un cambiamento: di lì a poco, con l’entrata in vigore del d.l. 10 luglio 1982, n. 429, convertito in legge 7 agosto 1982 n.516, cosiddetta legge “manette agli evasori”, la cancellazione dall’ordinamento della pregiudiziale tributaria divenne totale.
Attraverso la legge n. 516/1982 recante “Norme per la repressione della evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare le definizioni delle pendenze in materia tributaria” si stabilì l’abbandono definitivo del sistema della pregiudiziale tributaria a favore del sistema del “doppio binario”.
Alle nuove fattispecie prodromiche e di pericolo presunto, si accompagnò un radicale mutamento del raccordo fra i sistemi processuali, penale e tributario, da parte dell’art. 12 della legge 7 agosto del 1982, n. 516.
Entrambi i sistemi, tuttavia, portarono ad un profondo fallimento poiché svilirono, per opposte ragioni, la forza deterrente dello strumento penale, paralizzando completamente il suo utilizzo.
L’enorme crescita di processi penali per fatti connotati da scarsa offensività ha condotto, al termine di una lunga gestazione, al varo di una nuova riforma del diritto penale tributario, racchiusa nel D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, ed ispirata ad una valorizzazione del principio di sussidiarietà dell’intervento penale, con una conseguente compressione del novero delle condotte di evasione penalmente rilevanti.

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1 Capitolo I IL RAPPORTO TRA I DUE PROCESSI (TRIBUTARIO – PENALE): CENNI STORICI 1.1 Il concetto di pregiudiziale tributaria Lo studio del rapporto tra processo penale e processo tributario non può non prendere le mosse dalla legge che, per la prima volta, nel nostro ordinamento giuridico, affrontò il problema e ne propose una soluzione normativa, individuando elementi di specialità rispetto alla disciplina generale che regolava i rapporti tra processo penale e ogni altro tipo di processo. Il primo e fondamentale riferimento va fatto dunque all’art.211 della legge 7 gennaio 1929, n. 4 – “Norme generali per la repressione delle violazioni delle leggi finanziarie”- il quale prevedeva, per le 1 L’art. 21 della Legge 7 gennaio 1929, n. 4 così dispone: “ La cognizione dei reati preveduti dalle leggi finanziarie spetta: 1) al pretore quando si tratti di reati per i quali è stabilita la sola pena della multa o dell’ammenda; 2) al tribunale in ogni altro caso. La competenza per territorio è determinata dal luogo dove il reato è accertato. Per i reati previsti dalle legge sui tributi diretti l’azione penale ha corso dopo che l’accertamento dell’imposta e della relativa sovraimposta è divenuto definitivo a norma delle leggi regolanti tale materia”.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Grazia Arborea Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7219 click dal 08/11/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.