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Pensiero e scrittura in Blanchot: il mito filosofico della saggezza e la follia che non è possibile evitare

Cosa significa essere saggi? Cosa l'uomo può sapere? In cosa consiste la verità autentica dell'essere umano? La filosofia ci può portare alla sapienza? Lo scopo della filosofia è realmente raggiungere un sapere definitivo?
Cosa accadrebbe qualora la filosofia potesse deporre il proprio nome di "amore del sapere" per essere "sapere reale"? Se la filosofia ha come scopo la saggezza questa deve essere in qualche modo possibile e deve consistere in un sapere valido universalmente. Se la filosofia non tende al sapere è insensata e dovrebbe essere chiamata in un altro modo. Lo scopo della filosofia è il sapere.
Analisi del rapporta tra saggezza e filosofia, passando attraverso l'analisi di Hegel, Kojève, Blanchot.

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3 AVVERTIRE LA MANCANZA Desideravo la saggezza? Non so indicare con precisione quando ho scoperto il bisogno di „sapere tutto‟, i sintomi dell‟irrequietezza si manifestavano in modo irregolare e imprevedibile: ero insonne, sudavo sentendo freddo, credevo di non sopportare coloro che per il solo fatto di essere bipedi si dichiaravano miei simili, ma frequentavo assiduamente tutti i locali più popolosi, osservavo persone e cose come assistendo ad uno spettacolo in cui nessuno mi vedeva, non capivo se facevo parte del „cast‟, volevo che mi vedessero eppure mi nascondevo. Ma cosa volevo che vedessero? Ho taciuto per settimane, quando in realtà volevo ripetere: “Mi farò tagli per tutto il corpo, mi tatuerò, voglio diventare orrendo come un Mongolo: vedrai, urlerò per le strade. Voglio diventare proprio pazzo di rabbia. Non mostrarmi mai gioielli, striscerei e mi contorcerei sul tappeto. La mia ricchezza, la vorrei macchiata dappertutto di sangue. Non lavorerò mai…”1. Soffrivo. Non potevo comunicare con nessuno perché sapevo che non sarei stata compresa, inoltre non conoscevo quali parole usare per dire il mio male. Per molto tempo ho creduto si trattasse dell‟adolescenza e mi rallegravo che un giorno quelle tempeste si sarebbero placate e mi sarei ancorata alla terraferma. Tornavo nel „giorno‟, nella salute dell‟azione e del „progetto‟indossando un vestito umano, persuasa che il fare guarisce i viandanti del pensiero. Dormivo. Presto mi resi conto che non potevo fare a meno del mio malessere. Se non avevo mal di testa lo ricercavo disperatamente, dovevo restare inquieta per non „dormire‟. Volevo possedere un sapere totale. Mi immaginavo aristocraticamente isolata e soddisfatta della mia 1 A. Rimbaud, Una stagione all‟inferno, Roma, Newton Compton, 1995.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sabina Caserio Contatta »

Composta da 128 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 565 click dal 02/11/2010.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.