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La condizione giuridica dello straniero extracomunitario. Profili costituzionali.

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Argenio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Galdi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

Straniero è colui il quale non appartiene al luogo in cui si trova.
La stessa etimologia della parola straniero, che deriva dall’antico francese estrangier, da estranee - “estraneo”, indica colui che è alieno rispetto ad una data realtà territoriale e giuridica.
Gli stranieri rappresentano sempre un qualcosa di nuovo per la società in cui giungono, un quid pluris per usare un latinismo. Ecco perchè il diritto, che è il massimo fenomeno sociale pur non appiattendosi esso sul dato sociale, poiché è allo stesso tempo ordo ordinans ed ordo ordinatus, non può che provare a regolare le relazioni e le conflittualità che vengono a generarsi laddove questo quid si configura.
Ma il concetto di straniero così come si era cristallizzato nel corso di una lunga evoluzione giuridico-culturale, ritengo che non solo oggi sia mutato, ma sia addirittura superato. In uno scenario politico che si confronta quotidianamente con migrazioni di massa, crisi economiche, tutte aggravate ed amplificate attraverso quel processo che va sotto il nome di globalizzazione, vengono in crisi tutte le tradizionali categorie e differenziazioni. Così il Diritto, inteso come insieme delle regole che presiedono all’ ingresso e stabilizzazione degli immigrati, nonché alla definizione dei diritti e doveri, non può non prenderne coscienza.
Prioritario, quindi, un primo capitolo in cui si cercherà di dare una definizione, recte, una ri-definizione della nozione di straniero; da antagonista necessario al “cittadino”, al progressivo livellamento delle due diverse figure. Infatti la frammentazione delle categorie dibattuta e trattata nel secondo paragrafo del primo capitolo, non fa che confermare la difficoltà di ricondurre la realtà storica fattuale nell’alveo della tradizionale dommatica. Ciò non fa altro che evidenziare una differente modulazione della disciplina nazionale, stante la difficoltà palesata dal Legislatore ordinario di conformarsi pienamente al dettato costituzionale nonché all’interpretazione giurisprudenziale costante.
Nel secondo capitolo, si sottolinea appunto la difficoltà di rinvenire nella Costituzione italiana il binomio cittadino- straniero in un’ottica di schietta antinomia, nonché dell’impossibiltà di rinvenire anche semplici definizioni degli stessi. A fronte invece di espresse disposizioni a favore degli stranieri, come l’art. 10 Cost. In particolare il II comma dell’articolo, che è espressamente elaborato quale fonte primaria nell’individuazione della disciplina per la regolamentazione della condizione giuridica dello straniero. L’articolo testualmente dice che “la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali”. Appare ictu oculi la rilevanza del contenuto del II comma dell’art. 10, poiché si palesa non soltanto quale riserva di legge, ma quale riserva di legge rinforzata. In base a tale norma, infatti, appare chiaro che tutta la condizione giuridica dello straniero, e non soltanto alcuni degli aspetti dei suoi rapporti giuridici, debba essere disciplinata da una legge o da un atto avente valore di legge. Per non parlare poi della “capacità estensiva” che l’art. 3 Cost. propone. Senza dimenticare, soprattutto visto le attuali confliggenze internazionali, il rilievo che assume la garanzia espressa al III e al IV comma art. 10 Cost., rispettivamente in relazione al diritto d’asilo e all’estradizione.
Nel terzo capitolo, non ho potuto non affrontare il tema dell’immigrazione, l’aspetto più problematico della disciplina della condizione giuridica dello straniero; nella trattazione necessariamente differenziata della disciplina dell’ingresso, del soggiorno e dell’ espulsione. Trattando analiticamente quelle che sono le norme di riferimento contenute nel d.lgs. n. 286 del 25 Luglio del 1998, “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, c.d. testo unico sull’immigrazione. Ma, soprattutto, evidenziando i profili costituzionali che vi si riscontrano. Il quarto capitolo, invece, prospetta un primo bilancio delle tesi prospettate.
Proponendo la tematica del bilanciamento degli interessi (par. 4.1); analizzando la forza espansiva dell’art. 2 Cost. alla luce della continua e costante giurisprudenza (par. 4.2) come previsione implicita di riconoscimento di “nuovi” diritti per gli stranieri; gli spunti giurisprudenziali notevoli prodotti nell’ultimo decennio (par. 4.3).
Il quinto capitolo rappresenta l’ineludibile e, ancora una volta “necessaria”, chiosa sul diritto comunitario. Sia intesa come istituzioni coinvolte nella regolamentazione della materia; sia come disciplina che ha profondamente impattato sulla definizione stessa di straniero. Senza riuscire però ad addurre, né nell’uno né nell’altro senso, un adeguato supporto effettivo agli Stati membri nell’affrontare le tematiche in esame.

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5 INTRODUZIONE Straniero è colui il quale non appartiene al luogo in cui si trova. La stessa etimologia della parola straniero, che deriva dall’antico francese estrangier, da estrange - “estraneo”1, indica colui che è alieno rispetto ad una data realtà territoriale e giuridica. Prima facie una sola, semplice parola; in sostanza, invece, così tanto densa di significato da essere evocativa di problematiche e riflessioni, da trovare omologhi e sinonimi ad ogni latitudine. Straniero, foreign, étranger, extranjero, gaijin, tutti modi diversi per sottolineare un unico concetto: qualcuno o qualcosa di diverso, di altro rispetto a noi. Chi affronta questo tema sa di confrontarsi con un argomento articolato, allo stesso tempo complesso e complicato, un tema che oggigiorno assume caratteristiche del tutto peculiari. Occorre, però, evitare di cadere nell’errore di ritenerle novità assolute per la società e per il diritto. Basta confrontarsi con lo studio dei padri del diritto moderno occidentale per accorgersi come già i latini (si pensi all’istituto dello hospitium2) e ancor prima gli antichi greci (con gli omologhi asylia3), avessero sentito l’esigenza, rectius, avessero compreso la necessità di prendere contezza della quaestio e di approntarne un’adeguata disciplina. Non a caso ogni studente di diritto conosce il brocardo latino ubi socìetas ibi ius; poiché le comunità di uomini, parafrasando un importante ed ormai scomparso medico4 e scrittore di fama internazionale, sono sistemi complessi che proliferano sul margine del caos e dunque in perenne sopravvivenza a se stesse, tra l’istinto di autoconservazione e l’esigenza di mutamento rispetto al nuovo. E gli stranieri rappresentano sempre un qualcosa di nuovo per la società in cui giungono, un quid pluris per usare un latinismo. Ecco perchè il diritto, che è il massimo fenomeno sociale pur non appiattendosi sul dato sociale5, poiché è allo stesso tempo ordo ordinans ed ordo ordinatus, non può che provare a regolare le relazioni e le conflittualità che vengono a generarsi laddove questo quid si configura. 1 Cfr. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 2005. 2 Cfr. A. Maffi, in Enciclopedia giuridica,Roma, 1992, 1140. 3 Cfr. Ibidem. 4 Cfr. M. Crichton, The lost world , Milano, 1996, 12. 5 Cfr. A. Catania, Filosofia del diritto. Temi e problemi, Napoli, 2000.

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