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Il non luogo nella cultura americana

Informazioni tesi

  Autore: Simone Cilluffo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Commercio estero
  Relatore: Alessandra Calanchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

I non luoghi sono le autostrade, le rotonde gli ipermercati e tutti gli altri luoghi che caratterizzano la società di massa. Discostandomi da Augé che si limita a sottolineare la sola dimensione sociologica del non luogo, vedo in esso anche il riflesso della crisi dell’uomo contemporaneo. Nel ambito della cultura americana al concetto di spazio inteso come avanzamento verso ovest si è sostituito quello del non luogo, nato dopo la seconda guerra mondiale con il diffondersi della cultura urbana. Così alla wilderness che ha caratterizzato l’espansione verso ovest, che si ritrova nel genere western, si sostituisce la darkness del noir. Il nichilismo, l’alienazione e l’isolamento tipici del noir e dei quadri di Hopper, sono temi portanti anche della cultura cyberpunk, che si sviluppa a partire dagli anni ottanta.
Il genere cyberpunk affronta il tema della crisi dell’uomo contemporaneo con un tono fantascientifico. Nel cyberpunk il mondo descritto è un mondo marcio, dove da un lato migliaia di persone vivono relegate in grandi agglomerati, e dall’altro le grandi multinazionali della tecnologia e i governi corrotti dominano incontrastati. Gli unici ad opporsi a questo sistema sono i cowboy del cyberspazio: gli hacker e i cracker. Questi antieroi ribelli sono degli outsider che consumano droghe. Essi hanno come un vuoto da colmare all’interno delle loro coscienze e questo sforzo è rappresentato dal tentativo di scavare nella loro memoria, nel loro passato. Procedo analizzando brevemente alcune opere e accennando al fumetto. Tra le opere discusse vi sono: Neuromancer, un romanzo di William Gibson, i film Blade Runner di Ridley Scott e Waltz with Bashir di Ari Folman e i due fumetti La trilogie Nikopol di Enki Bilal e A Contract with God di Will Eisner.
Dopo un breve excursus su alcuni film di Hollywood che usano il non luogo come set, passo all’analisi del film indipendente Permanent Vacation di Jim Jarmusch. In questo film Allie, il protagonista, è un outsider, un drifter che si trascina tra macerie e altri non luoghi. La scelta di Permanent Vacation è significativa perché in quest’opera si ha una similitudine tra i luoghi e i soggetti che li vivono. Il non luogo diventa un riflesso dell’alienazione del protagonista.
Nel film Barton Fink dei fratelli Coen il set è costituito da un semivuoto e misterioso hotel. Qui all’intimità della casa si è sostituito l’anonimato dell’hotel. I registi passano da questo iniziale senso di vuoto e anonimato, al rendere l’hotel un posto infernale, che andrà in fiamme alla fine del film. Nel mio lavoro parto, quindi, dalla descrizione della crisi di fine millennio delle pagine cyberpunk, passo, poi, alla caratterizzazione del non luogo come specchio dell’alienazione dell’uomo, e, infine, sostituisco l’intimità della casa con l’anonimato dell’hotel; quando l’anonimato dei luoghi tocca la “sfera intima” tutto si trasforma in inferno. Analizzo il personaggio di Barton anche sotto un profilo filosofico rivisitando l’assioma cartesiano “cogito ergo sum”. Barton vive nell’astratto mondo della mente distaccandosi da tutto ciò che è materiale. Riprendendo l’analisi dell’essere e divenire, guardo alla Metaphisics of Presence di Aristotele e al Dasein di Heidegger. L’astrattezza di Barton che lo taglia fuori dalla realtà, si riflette anche nelle cose che lo circondano, che non sono strutturate in un network di relazioni. Essendo priva di questa rete la realtà diventa decontestualizzata e, dunque, priva di senso. Ecco che diventa illogico il volere dare spiegazioni ai vari nonsense presenti nel film, in quanto di per sé non sono inseriti in un contesto logico ma sono il riflesso dell’astrattezza di Barton.
Il concetto di non luogo ha un peso rilevante nella società contemporanea. La società odierna si caratterizza come la società della surmodernità. La surmodernità si fonda su dimensioni culturali che sono nettamente diverse da quelle della società precedente. Abbiamo un diverso rapporto con la storia, il passato è visto come un elemento da cui partire per sottolineare la nostra differenza e con esso non vi è più un legame di continuità. Le distanze tra i diversi punti del pianeta si sono accorciate tantissimo. La società si è trasformata in pochi decenni in una società in divenire, perdendo la dimensione millenaria dell’essere. Il concetto di immagine ha un peso fortissimo nella nostra visione del mondo. La globalizzazione e il diffondersi dei nuovi mezzi di comunicazione hanno portato ad un’omologazione di culture e tradizioni diverse. Noi siamo andati velocemente “oltre” la modernità. La realtà descritta dal cyberpunk non sembra più essere così distante dalla realtà che viviamo. Tuttavia l’attaccamento ad un passato bucolico e la critica sterile della contemporaneità, non sono gli strumenti giusti con cui affrontare il mondo della surmodernità.

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1 INTRODUZIONE Il progetto di questa tesi è nato dal mio interesse per il cinema contemporaneo e in particolare della rappresentazione dello spazio nei film dei fratelli Coen. Dopo avere individuato nel concetto di non luogo, formulato da Marc Augé in Nonlieux, un topos centrale del cinema e della cultura angloamericana, ho deciso di scegliere proprio il non luogo come il leit-motiv dell’analisi del Cyberpunk e di due film, Permanent Vacation di Jim Jarmusch e Barton Fink dei fratelli Coen. Nell’analisi del non luogo, tuttavia, mi sono gradualmente discostato da Augé, come si evincerà dalla tesi in generale e dalla conclusione in particolare. La tesi si sviluppa in tre capitoli, oltre all’introduzione, alla conclusione e ai riassunti in italiano e in inglese. Il primo capitolo, “Il non luogo nel Cyberpunk”, è composto da quattro sottocapitoli. Nel primo, dopo un breve excursus introduttivo sulla cultura americana e sul rapporto che questa cultura ha con lo spazio, contrappongo alla Wilderness del Western la Darkness del Noir come due aspetti distinti della cultura americana. La prima legata alla passata espansione spaziale verso ovest, la seconda alla cultura urbana che contraddistingue l’attuale società. Nel secondo sottocapitolo, dopo avere fatto una riflessione tra le culture che vivono in “essere” e le culture in “divenire”, caratterizzando la cultura americana come cultura in divenire, paragono il Noir al Cyberpunk, che rispettivamente sono lo specchio della società del dopo guerra e della società dei consumi, la società cibernetica. Il nichilismo, l’isolamento e l’incomunicabilità dell’uomo moderno si ritrovano nel Cyberpunk ma anche nel Noir o in Hopper. Nel terzo sottocapitolo dopo avere caratterizzato l’antieroe del Cyberpunk con la sua amoralità e crudezza, e dopo averlo contestualizzato in un mondo costituito da non luoghi, tratto anche il tema della ricerca nella memoria come sforzo incessante di riempire il vuoto interiore dell’uomo moderno. Passo, poi, a una breve analisi di alcune opere tra cui Neuromancer di William Gibson, il film Blade Runner di Ridley Scott e il film

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