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Il biodeterioramento delle architetture monumentali tufacee nel ''Quartiere museo'' a Napoli

Informazioni tesi

  Autore: Barbara Arfè
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Conservazione e Restauro dei Beni Culturali
  Corso: Conservazione e Restauro dei Beni Culturali
  Relatore: Paola Cennamo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

Arte e scienza però, non sono due mondi completamente avulsi l’uno dall’altro come spesso si crede, ma al contrario sono due discipline che possono presentare numerosissimi punti di contatto e che quindi possono aiutarsi reciprocamente a progredire. Le materie scientifiche aiutano dunque a ricordare che l’approccio con l’opera d’arte non deve essere di tipo meramente estetico, filosofico o storico, ma anche materico; del resto è proprio la materia dell’oggetto artistico che viene ripristinata in fase di restauro.
Tante sono le discipline scientifiche che supportano la scienza dei Beni Culturali, dalle fondamentali e già citate chimica, fisica e geologia, all’ingegneria e all’urbanistica. Allo stato attuale però stanno diventando sempre più preziose per il patrimonio artistico anche le scienze che studiano gli esseri viventi sia animali che vegetali, i quali interagiscono direttamente sul manufatto, diventando tra i principali agenti di degrado delle opere d’arte.
La ricerca dei punti di contatto tra arte e scienza e la loro sommaria conoscenza, convergono nella figura del conservatore dei beni culturali che ha il ruolo di coordinatore tra le varie figure professionali (restauratori, operatori, tecnici specializzati, archeologi, storici) che operano nel settore. Al conservatore di beni culturali competono in senso generale la tutela e la valorizzazione dei beni artistici e culturali. In particolare egli si occupa dell’organizzazione degli interventi di restauro su beni librari, musicali, architettonici e storico-artistici.
E’ necessario dunque che questa figura professionale funga da tramite ed intermediario tra arte e scienza al fine di una cooperazione stabile e proficua tra i vari settori scientifici e culturali, i materiali selezionati per lo studio delle condizioni di biodeterioramento della suddetta zona, sono Piperno e Tufo Giallo Napoletano. Il biodeterioramento dei manufatti artistici in ambiente urbano è un fenomeno molto ricorrente, che va studiato e controllato ai fini di una corretta conservazione e di un eventuale recupero dell’opera d’arte considerata. Imparare a controllare il contesto ambientale in cui è calato il monumento, significa anche imparare a controllare la presenza di esseri viventi, in quanto questi avendo alcuni fattori limitanti di crescita (luce, acqua, ossigeno, etc), sono portati a svilupparsi in maniera più lenta e difficoltosa, garantendo così la totale o parziale integrità materica dell’opera d’arte, anche attraverso le metodiche di controllo del biodeterioramento, espletate mediante processi meccanici (rimozione dei microrganismi con bisturi, pennelli, spazzole, raschietti, microaspiratori), fisici (raggi UV, raggi gamma, laser, corrente elettrica, controllo delle temperature) e chimici (utilizzo di biocidi e pesticidi per azioni di disinfezione e disinfestazione), che mirano ad eliminare il degrado provocato dai microrganismi ed eventualmente a ritardarne la ricomparsa.

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- 1 - INTRODUZIONE Attualmente la scienza dei Beni Culturali, specialmente per quanto riguarda il settore della conservazione e del restauro, ha raggiunto traguardi molto importanti nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio artistico, soprattutto grazie ai risultati ottenuti congiuntamente ad altre discipline prettamente scientifiche. Il binomio materie umanistiche/materie scientifiche può sembrare alquanto strano, una dicotomia se si pensa che l’intero scibile culturale è stato sempre diviso, forse un po’ troppo superficialmente, tra materie umanistiche e materie scientifiche, con lo scopo di settorializzare e frammentare la cultura, producendo talvolta effetti deleteri. Arte e scienza però, non sono due mondi completamente avulsi l’uno dall’altro come spesso si crede, ma al contrario sono due discipline che possono presentare numerosissimi punti di contatto e che quindi possono aiutarsi reciprocamente a progredire. Occorre allora ricordare che molti grandi artisti furono anche scienziati (ad esempio Leonardo), o che un avanzamento dell’arte nel corso dei vari secoli si è ottenuto solo con lo sviluppo di nuove tecnologie. Molte espressioni artistiche, quali l’affresco o la pittura ad olio sono il prodotto di trasformazioni chimico-fisiche della materia, e i procedimenti di estrazione della roccia per la scultura o l’architettura sono basati su importanti nozioni geologico-petrologiche e chimico- fisiche. L’arte è dunque un immenso campo di sperimentazione per le materie scientifiche, ed è grazie ad esse che ci si è riusciti a spiegare ad esempio, l’eccezionale durata della pittura ad affresco che consiste nella trasformazione di Ca (OH)2 a contatto con la CO2 dell’aria in CaCO3 + H2O (il carbonato di calcio seccandosi assume una consistenza rocciosa inglobando i pigmenti e l’affresco appare perfettamente compatto); o a scegliere la roccia più idonea come materiale costruttivo (graniti e rocce ignee intrusive, tufo, piperno), differenziandola in base a parametri fisici, da quella usata come materiale da rivestimento (marmo, travertino, rocce carbonatiche).

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