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La normativa sulle Controlled Foreign Companies nel sistema fiscale italiano e in quello spagnolo.

La tesi affronta la tematica fiscale delle CFC (Controlled foreign companies).
Partendo da un analisi economica riguardo i vantaggi e gli svantaggi di inserire una norma di questo genere in un ordinamento fiscale, e la varietà di possibilità per strutturare la stessa norma con modalità differenti, passa alla trattazione approfondita della norma italiana e quella spagnola.
In particolare, nel capitolo dedicato alla norma italiana, viene trattata la nascita e l'evoluzione della disciplina in questione, con particolare attenzione all'aggiornamento normativo verificatosi nel luglio 2009 col "decreto anticrisi".
Come si può notare, le ipotesi contenute nella tesi, finita di scrivere nel luglio 2010, sono state in buona parte confermate dalla circolare ministeriale n.51 dell'ottobre 2010.
Nel capitolo dedicato alla normativa spagnola viene analizzato il sistema di "transparencia fiscal internacional", normativa CFC spagnola; l'analisi è stata effettuata con studi approfonditi svolti in territorio spagnolo.
L'ultimo capitolo analizza una serie di casi pratici, commentando alcune risoluzioni dell'Agenzia delle Entrate, e propone una serie di conclusioni e confronti tra la norma italiana e quella spagnola.

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 INTRODUZIONE La pianificazione fiscale è quell’attività che ha come fine ultimo la minimizzazione e l’ottimizzazione in maniera legale del carico fiscale gravante su un’impresa. La pianificazione fiscale, così come viene attuata dalle imprese, si fonda sull’individuazione da parte del contribuente di comportamenti che tendono ad evitare il pagamento di tributi senza violare la legge, utilizzando strumentalmente le carenze dell’ordinamento. Ciò è reso possibile dalle imperfezioni e dalla mancata comprensività di tutti i presupposti del tributo nella norma tributaria che crea, quindi, dei “vuoti” normativi sfruttabili. Negli ultimi anni questo fenomeno è risultato ancora più accentuato in ambito internazionale, vuoi per la maggior possibilità di trovare vuoti legislativi quando più ordinamenti si sovrappongono, vuoi per la globalizzazione che ha portato molte imprese ad espandersi in Paesi diversi da quello di origine, diventando vere e proprie multinazionali, vuoi per l’esistenza di Paesi caratterizzati da imposizione diretta assente o scarsamente significativa, o di regimi favorevoli per certi tipi di reddito. In questo contesto nascono le norme per contrastare il massiccio ricorso delle imprese a società estere controllate in Paesi a bassa fiscalità, create per ottenere un risparmio fiscale, chiamate appunto CFC (controlled foreign companies). Questo sistema è un buon esempio di quanto avviene tipicamente in ambito di normative fiscali: a seguito del comportamento dei contribuenti che individuano un vuoto normativo, il legislatore interviene colmandolo; successivamente il legislatore affina la norma, cercando di ricomprendere più fattispecie possibili e cercando di vanificare i tentativi dei contribuenti di aggirare legalmente la norma, innestando un processo dinamico che porta all’aggiornamento continuo delle leggi, che in ambito tributario raggiunge una velocità che non trova pari in altri settori del diritto. L’obiettivo di questa tesi è un’indagine approfondita di come può essere strutturata una norma CFC; in particolare, verranno analizzati il sistema italiano e quello spagnolo per mostrare come una stessa norma possa essere strutturata in maniera totalmente differente. Nel primo capitolo, dopo una definizione e un breve cenno storico, analizzeremo i diversi modi in cui si può strutturare una norma CFC, le sue finalità e i problemi che si

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Alessandro Casati Contatta »

Composta da 93 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1050 click dal 09/11/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.