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Procreazione medicalmente assistita: problemi e profili penalistici

I progressi realizzati negli ultimi tempi dalla biogenetica sono senz’ombra di dubbio sorprendenti; Infatti, l’affinamento delle tecniche scientifiche di procreazione medicalmente assistita (comunemente detta fecondazione artificiale) hanno favorito la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana. Allo schema tradizionale del concepimento, caratterizzato dall’unione naturale dell’uomo e della donna, se ne sono affiancati progressivamente altri: dall’inseminazione artificiale dell’ovulo materno, realizzata mediante l’iniezione nel corpo della donna dei gameti maschili, si è passati alla fecondazione dell’ovocita fuori dell’alveo naturale (mediante l’utilizzo del seme del partner o di un donatore estraneo alla coppia) seguita dalla ricollocazione dell’ovulo fecondato nell’utero materno , per poi arrivare al cosiddetto fenomeno della maternità surrogata, caratterizzato dal collocamento dell’ovulo fecondato artificialmente in un alveo femminile estraneo a quello originario. Tutto ciò è stato realizzato in assenza di una specifica disciplina normativa che individuasse limiti e condizioni per l’accesso alle varie tecniche di riproduzione assistita.
La possibilità di ricorrere alla fecondazione artificiale implica l’insorgere di numerose questioni di carattere giuridico - morale quali, per esempio: la qualificazione o meno dell’embrione formato in provetta come individuo, con la conseguente problematica della tutela della vita, della dignità, della salute del concepito fin dal momento della sua formazione; la questione della liceità dell’accesso alla fecondazione artificiale da parte dei single o delle coppie non sposate, o di quelle omosessuali; oppure ancora la legittimità della fecondazione eterologa, caratterizzata dall’utilizzo di gameti provenienti da un donatore estraneo alla coppia; il problema della legittimità della cosiddetta fecondazione post mortem o dell’utero in affitto, e numerose altre questioni.
L’assenza di una legge ad hoc della materia ha finito inevitabilmente per lasciare che tale settore fosse assoggettato soltanto al diritto penale comune, e al codice di deontologia medica; ulteriori regole e limiti erano poi dettati da una circolare emanata nel 1985 dal Ministro della sanità, la circolare Degan, e nel 1987 anche dalla circolare Cattin.
A tale situazione di incertezza si è posto rimedio solo dopo con la legge n°40 del 2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, con la quale si definiscono le condizioni e le modalità di accesso ai trattamenti,assicurando i diritti di tutti i soggetti coinvolti compreso il concepito.
Tra i diversi argomenti trattati dalla legge citata, particolare risalto verrà dato nel corso di questo elaborato ai numerosi interventi legislativi che hanno modificato formalmente e sostanzialmente in parte il testo normativo; alle finalità che la stessa legge intende perseguire e ai requisiti oggettivi e soggettivi richiesti come condicio sine qua non per l’accesso alle pratiche di pma; al problema dell’embrione, della sua tutela e dei diritti ad esso spettanti; alla diagnosi preimpianto sull’embrione in vitro e a due tipologie di PMA: quella omologa e quella eterologa ; nonché ad una pratica di collaborazione riproduttiva fra terzi, la cui finalità è quella di sopperire alla sterilità femminile la quale va sotto il nome di “maternità surrogata”o “madre portante”.

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1 PREFAZIONE I progressi realizzati negli ultimi tempi dalla biogenetica sono senz‟ombra di dubbio sorprendenti; Infatti, l‟affinamento delle tecniche scientifiche di procreazione medicalmente assistita (comunemente detta fecondazione artificiale) hanno favorito la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana. Allo schema tradizionale del concepimento, caratterizzato dall‟unione naturale dell‟uomo e della donna, se ne sono affiancati progressivamente altri: dall‟inseminazione artificiale dell‟ovulo materno, realizzata mediante l‟iniezione nel corpo della donna dei gameti maschili, si è passati alla fecondazione dell‟ovocita fuori dell‟alveo naturale (mediante l‟utilizzo del seme del partner o di un donatore estraneo alla coppia) seguita dalla ricollocazione dell‟ovulo fecondato nell‟utero materno1, per poi arrivare al cosiddetto fenomeno della maternità surrogata, caratterizzato dal collocamento dell‟ovulo fecondato artificialmente in un alveo femminile estraneo a quello originario. Tutto ciò è stato realizzato in assenza di una specifica disciplina normativa che individuasse limiti e condizioni per l‟accesso alle varie tecniche di riproduzione assistita. La possibilità di ricorrere alla fecondazione artificiale implica l‟insorgere di numerose questioni di carattere giuridico - morale quali, per esempio: la qualificazione o meno dell‟embrione formato in provetta come individuo, con la conseguente problematica della tutela della vita, della dignità, della salute del concepito fin dal momento della sua formazione; la questione della liceità dell‟accesso alla fecondazione artificiale da parte dei single o delle coppie non sposate, o di quelle omosessuali; oppure ancora la legittimità della fecondazione eterologa, caratterizzata dall‟utilizzo di gameti provenienti da un donatore estraneo alla coppia; il problema della legittimità della cosiddetta fecondazione post mortem o dell‟utero in affitto, e numerose altre questioni. L‟assenza di una legge ad hoc della materia ha finito inevitabilmente per lasciare che tale settore fosse assoggettato soltanto al diritto penale comune, e al codice di 1 Risale al 25 luglio 1978 la nascita mediante fecondazione in vitro della c.d. “prima bambina in provetta”: Louise Brown.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Federica Chiavaro Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5081 click dal 22/11/2010.

 

Consultata integralmente 21 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.