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Gli accordi di ristrutturazione dei debiti: la relazione del professionista e il problema del ''regolare'' pagamento dei creditori estranei

Informazioni tesi

  Autore: Aniello Russo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Amedeo Bassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

L'art. 182-bis, 1° comma l. fall. stabilisce che l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti (stipulato con i creditori rappresentanti almeno il 60% dell'ammontare complessivo dei crediti) può essere richiesta da un imprenditore in stato di crisi, il quale è tenuto a depositare, oltre la documentazione prevista dall'art. 161 l. fall., anche la relazione di un professionista "sull'attuabilità dell'accordo stesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei". La succitata relazione costituisce il nucleo fondamentale su cui è incentrato il presente elaborato, che intende affrontare alcuni profili problematici che da sempre hanno "animato" il dibattito sugli accordi di ristrutturazione dei debiti sia in dottrina che in giurisprudenza. In particolare, nel primo e nel secondo capitolo sono affrontate le seguenti tematiche inerenti alla concreta "redazione" della relazione nella prassi professionale:
-quale debba essere il contenuto della relazione redatta dal professionista, visto che nella norma non sono stabiliti particolari criteri ai quali il professionista "attestatore" debba attenersi nella sua valutazione. Il legislatore, infatti, non prende posizione sul contenuto della relazione, né tantomeno specifica quali debbano essere i contenuti minimi della stessa;
-cosa debba intendersi per "attuabilità" e se il suo significato sia sostanzialmente analogo a quello di "fattibilità", termine utilizzato dal legislatore con riferimento al piano che accompagna la proposta di concordato preventivo;
-quale debba essere l'interpretazione dell'aggettivo "regolare", dal momento che esso può assumere il duplice significato sia di "secondo le regole stabilite nell'accordo di ristrutturazione", sia di "secondo le regole contrattuali previste negli originari titoli costitutivi dei crediti".
Il terzo ed ultimo capitolo è dedicato al tema del "controllo" che il giudice è tenuto a svolgere in merito alla relazione del professionista: l'art. 182-bis, 4° comma l. fall. si limita laconicamente a stabilire che "il Tribunale, decise le opposizioni, procede all'omologazione in camera di consiglio con decreto motivato", senza precisare quali accertamenti il Tribunale debba espletare nell'ambito del prodedimento di omologazione dell'accordo. Di conseguenza sia la dottrina che la giurisprudenza si sono "divise" tra coloro che sostengono che il giudice debba limitarsi ad un controllo di legalità incentrato sulla coerenza e completezza logico-argomentativa della relazione e coloro che, invece, sostengono che il giudice debba esaminare anche il merito dell'accordo di ristrutturazione poichè dalla lettura della norma non si evince alcuna limitazione al sindacato giurisdizionale.

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INTRODUZIONE Allo scopo di ampliare il ruolo dell'autonomia privata nella gestione della crisi d'impresa, il legislatore ha modificato numerose disposizioni dell'originaria legge fallimentare (r.d. 16 marzo 1942, n. 267) introducendo un sistema di soluzioni stragiudiziali la cui efficacia è pur sempre assicurata da un provvedimento di omologazione dell'autorità giudiziaria: col decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, sono stati così introdotti nel nostro ordinamento giuridico gli accordi di ristrutturazione dei debiti che rappresentano senza ombra di dubbio il trionfo dell'autonomia privata nell'ambito della riforma del diritto fallimentare. In teoria gli accordi di ristrutturazione sono sempre stati possibili, ma in pratica erano inutili poiché il rischio che la loro applicazione naufragasse nella revocatoria fallimentare soverchiava le opportunità offerte dall'adozione di soluzioni appositamente studiate: dopo anni di dibattiti circa l'opportunità di favorire gli accordi stragiudiziali tra debitore e creditori, concedendo ai diretti interessati un'autonomia di trattativa che non fosse poi vanificata dal rischio di revocatoria in caso di successivo fallimento, si è data ora una regolamentazione legislativa a tali accordi. 2

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Parole chiave

art. 182-bis l. fall.
attestazione di veridicità dei dati aziendali
attuabilità dell'accordo
controllo del tribunale sulla relazione
creditori aderenti
creditori estranei
effetti favorevoli per i terzi
efficacia del contratto
fattibilità dell'accordo
il problema dell'indipendenza del professionista
intangibilità del terzo contraente
metodologie di verifica dei dati
omologazione del tribunale
pagamenti in esecuzione dell'accordo
previsione sull'attuabilità dell'accordo
regolare pagamento
relatività del contratto
relazione del professionista
revisione dei dati aziendali
revocatoria dei pagamenti ai creditori aderenti
ristrutturazione dei debiti

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