Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La qualità del lavoro nell'esperienza dell'OIL e nelle politiche sociali europee

"La qualità del lavoro nell'esperienza dell'OIL e nelle politiche sociali europee" è un'opera monografica sulla qualità del lavoro, tematica la cui ricerca pervade l'intera storia degli studi lavoristici, sia pure nella variabilità degli interessi di volta in volta coinvolti. Clemente Massimiani è Dottore di ricerca in Diritto del lavoro europeo presso l'Università degli Studi di Catania, autore di diverse pubblicazioni sui temi della qualità del lavoro, del lavoro dignitoso e della c.d. flessicurezza.

Mostra/Nascondi contenuto.
PREFAZIONE A good job not only has to pay well, it also has to offer hope. J. Baldwin La ricerca della qualità del lavoro attraversa tutta la storia degli studi lavoristici, sia pure nella variabilità degli interessi di volta in volta coinvolti. Ho scelto di citare lo scrittore James Baldwin, poiché l’anelito verso la qualità trascende la dimensione prettamente pragmatica del lavoro e si sospinge verso la sua più pura e ancora parzialmente inesplorata essenza umanistica. In un’era di globalizzazione dei mercati e dei sistemi delle relazioni industriali, conserva una straordinaria modernità l’esigenza secondo cui “un buon lavoro non deve soltanto pagare bene, deve anche offrire speranze”, opportunità. Già durante il taylorismo si pongono gli interrogativi sulla dimensione umanistica del lavoro ( 1 ). Si iniziano a valutare non più soltanto gli aspetti formali e tecnologici alla base del fordismo, ma, per la prima volta, le componenti informali, motivazionali e affettive insite in ogni lavoratore. Alla base dell’impulso a lavorare, le due componenti emotive della paura e del bisogno hanno reso il lavoro un requisito indefettibile della vita ( 2 ). L’occupazione in un’attività lavorativa, infatti, è da sempre esistita per fronteggiare le necessità esistenziali. Confinare, tuttavia, il lavoro esclusivamente alle necessità umane e al sostentamento sarebbe riduttivo. Accettare una simile conclusione negherebbe la stessa idea di qualità del lavoro. Sarebbe riduttivo altresì pensare al lavoro come al “rifugio” indicato da Oscar Wilde, ovvero ancora come all’aristotelico modo di “guadagnarsi il tempo libero”. Gli uomini e le donne, in realtà, lavorano anche per esprimere se stessi e le proprie potenzialità, per autoriconoscersi e rendersi riconoscibili agli altri, per dare un contenuto alla propria creatività, un significato alla propria vita e trovarvi soddisfazione. Da un punto di vista antropologico, infatti, il senso di dignità e l’autostima degli uomini dipendono dalla capacità di essere riconosciuti dai consociati attraverso il lavoro, senza il quale essi regrediscono ( 3 ). Se è vero che il lavoro è la principale attività attraverso cui gli uomini si identificano e rapportano gli uni agli altri, non v’è dubbio, allora, che l’attitudine satisfattiva del lavoro riverbera inevitabilmente sulla qualità stessa della vita. ( 1 ) Si fa riferimento, in particolare, alla scuola delle Human Relations, nata nel secondo dopoguerra in seguito alla fondazione del Tavistock Institute di Londra. ( 2 ) Cfr. GINI 2001, p. 43. ( 3 ) Cfr. MACCOBY 1988, p. 51.

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Seminario Giuridico

Autore: Clemente Massimiani Contatta »

Composta da 246 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1514 click dal 25/11/2010.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.