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Disoccupazione e precarietà - Le nuove contraddizioni del mercato del lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Olga Aloise
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Antonino Campennì
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

Introduzione

La disoccupazione è definibile come la perdita delle coordinate dell’esistenza (Pugliese, 1993), pertanto un’ esperienza drammatica, specialmente se si verifica a livello di massa, come nel caso delle comunità di Marienthal, nell’Austria degli anni ’30.
Attualmente, la disoccupazione è uno dei fenomeni più diffusi al mondo, e nella prima parte del mio lavoro, proverò ad introdurre l’argomento centrale della tesi, analizzando il lavoro e tutte le parti attinenti: si vedrà infatti come il lavoro non può essere separato dal lavoratore, non può esservi una sostanziale distinzione, in quanto il lavoro non può essere considerato una merce. Il principio “Il lavoro non è una merce” enunciato nella Dichiarazione di Philadelphia nel 1944 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, dimostra come questa sia una credenza comune in tutti gli Stati che hanno aderito a questa agenzia specializzata dell’Onu.
Il lavoro, nel secolo appena trascorso e in quello che viviamo attualmente, ha visto modificare il suo aspetto in vista di cambiamenti a volte drammatici, a volte semplicemente positivi, a volte in vista del raggiungimento dell’agognato benessere, a volte invece verso un peggioramento dello status di ogni individuo. Il lavoro, con tutte le sue sfaccettature, è il risultato dell’influenza di congiunture politiche e sociali.
Aris Accornero indica il ‘900 come “il secolo del lavoro”, a causa dell’importanza che gli viene attribuita, combattuto oggi “fra l’essere e l’apparire”, durante il quale l’anomia della società e la ricerca di possessi materiali ha attraversato l’uomo facendolo apparire come eterno insoddisfatto. Diversi punti di vista arrivano direttamente da sociologi che analizzano il fenomeno, spesso parlando di “lavoro astratto” come Marx, oppure dividendo le epoche del lavoro in diverse fasi, come Robert Castel ( cit. in Grande, Parini, 2007, p.118).
Nella seconda parte, invece, si vedrà come si arriva allo status di disoccupazione e cosa significhi davvero per l’individuo. E’ fondamentale comprendere il passaggio da occupato a disoccupato, capire soprattutto il significato che gli si attribuisce oggi e che gli si attribuiva ieri. Vedremo poi la divisione che opera Pugliese (1993), che ci parla di differenti tipi di disoccupazione: una suddivisione rappresentativa di diverse epoche storiche (con le loro inevitabili conseguenze), ma ancora di portata attuale. Importante ruolo è svolto dai sindacati che accompagnano i lavoratori nelle proteste già da inizio Novecento, per poi arrivare fino ad oggi, sempre più impegnati in lotte per difendere i diritti più elementari dei lavoratori di tutte le generazioni. Il loro ruolo si è trasformato, evoluto, e si fanno protagonisti di settori diversi, tanto da risultare come tramite tra Governo e popolazione, sviluppare quello che è la concertazione sociale o essere figura di spicco in materia previdenziale o per la gestione della Cassa integrazione guadagni. Esso svolge anche funzione giudiziaria: ad esempio, durante il rito del lavoro, il sindacato può rendere osservazioni o informazioni in qualsiasi forma su istanza del giudice a favore del lavoratore .
Tante le politiche del lavoro, quali ad esempio quelli riguardanti la regolamentazione del mercato del lavoro, la promozione dell’occupazione, il mantenimento del reddito in caso di sospensione temporanea del lavoro o di riduzione dell’orario dello stesso, e quelle politiche volte ad una maggiore flessibilità delle condizioni di incoming e outsourcing dal mondo del lavoro.
Vedremo quindi come si passa da uno stato di disoccupazione ad uno di flessibilità perenne, oppure di come non si potrà mai essere disoccupati in quanto non si ha mai avuto una vera e propria disoccupazione.
Nella terza e ultima parte del mio lavoro, si arriverà quindi a parlare di flessibilità, in seguito alle speciali modifiche che rendano il lavoro cosiddetto “flessibile”.
Il termine “flessibilità” è utilizzato quasi come un’ancora di salvezza, che rende l’intera società omologata dalla stessa cattiva condizione; la flessibilità, se diviene una trappola, diviene dunque precarietà e quindi paragonabile ad una disoccupazione latente.

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3 Introduzione La disoccupazione è definibile come la perdita delle coordinate dell’esistenza (Pugliese, 1993), pertanto un’ esperienza drammatica, specialmente se si verifica a livello di massa, come nel caso delle comunità di Marienthal, nell’Austria degli anni ’30. Attualmente, la disoccupazione è uno dei fenomeni più diffusi al mondo, e nella prima parte del mio lavoro, proverò ad introdurre l’argomento centrale della tesi, analizzando il lavoro e tutte le parti attinenti: si vedrà infatti come il lavoro non può essere separato dal lavoratore, non può esservi una sostanziale distinzione, in quanto il lavoro non può essere considerato una merce. Il principio “Il lavoro non è una merce” enunciato nella Dichiarazione di Philadelphia nel 1944 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, dimostra come questa sia una credenza comune in tutti gli Stati che hanno aderito a questa agenzia specializzata dell’Onu. Il lavoro, nel secolo appena trascorso e in quello che viviamo attualmente, ha visto modificare il suo aspetto in vista di cambiamenti a volte drammatici, a volte semplicemente positivi, a volte in vista del raggiungimento dell’agognato benessere, a volte invece verso un peggioramento dello status di ogni individuo. Il lavoro, con tutte le sue sfaccettature, è il risultato dell’influenza di congiunture politiche e sociali. Aris Accornero indica il ‘900 come “il secolo del lavoro”, a causa dell’importanza che gli viene attribuita, combattuto oggi “fra l’essere e l’apparire”, durante il quale l’anomia della società e la ricerca di possessi materiali ha attraversato l’uomo facendolo apparire come eterno insoddisfatto. Diversi punti di vista arrivano direttamente da sociologi che analizzano il fenomeno, spesso parlando di “lavoro astratto” come Marx, oppure dividendo le epoche del lavoro in diverse fasi, come Robert Castel ( cit. in Grande, Parini, 2007, p.118). Nella seconda parte, invece, si vedrà come si arriva allo status di disoccupazione e cosa significhi davvero per l’individuo. E’ fondamentale comprendere il passaggio da occupato a disoccupato, capire soprattutto il significato che gli si attribuisce oggi e che gli si attribuiva ieri. Vedremo poi la divisione che opera Pugliese (1993), che ci parla di differenti tipi di disoccupazione: una suddivisione rappresentativa di diverse epoche storiche (con le loro inevitabili conseguenze), ma ancora di portata attuale. Importante ruolo è svolto dai sindacati

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