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Il pensiero politico di Muammar Al Gheddafi: il Libro Verde

La figura di Muammar Al-Gheddafi oggi è una tra le più controverse e discusse del panorama politico internazionale, non solo per la sua personalità polivalente e perciò che in oltre quarant’anni di potere ha fatto e detto, ma anche per la sua particolare visione politica.
Nel bene e nel male una parte nella storia mondiale il leader presente della Libia se l’è ritagliata. I vari epiteti che si è o che gli sono stati attribuiti ( “il Colonnello”, “la Guida”, “il Maestro”, “il Pazzo”, “il Pastore del deserto”, “L’Investito da Dio”) non sono che la prova delle molteplici sfaccettature che la sua figura ha assunto negli anni della sua attività politica caratterizzata da un amalgama di elementi di socialismo, islamismo, panarabismo, militarismo, anticolonialismo, terzomondismo, utopismo e insieme realismo.
La tesi punta ad analizzare la molteplice sfaccettatura del personaggio Gheddafi attraverso la lettura del suo scritto più importante, il “Libro Verde”, e lo studio di altri testi riguardanti la storia e l’analisi della sua vita e del suo operato politico, nonché la storia della Libia.

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INTRODUZIONE La figura di Muammar Al-Gheddafi oggi è una tra le più controverse e discusse del panorama politico internazionale, non solo per la sua personalità polivalente e per ciò che in quasi quarant’anni di potere ha fatto e detto, ma anche per la sua particolare visione politica. Nel bene e nel male una parte nella storia mondiale il leader presente della Libia se l’è ritagliata. Egli è colui che ha traghettato il suo paese dalla monarchia post coloniale alla Jamahiriya (repubblica delle masse), trasformandolo di fatto in una nazione moderna, pur non avendo mai avuto alcun incarico ufficiale. Allo stesso tempo è colui che ha sostenuto l’unità delle nazioni arabe confrontandosi con l’Occidente, è l’erede spirituale del nasserismo; è colui che si è battuto e tuttora si batte per l’emancipazione e l’unità africana; è colui che ha sostenuto movimenti terroristici-radicali in svariate parti del mondo ( tra cui l’OLP e l’IRA); è colui che si è presentato come “oppositore su scala mondiale”, sfidando la superpotenza statunitense e venendo bollato come terrorista; è colui primo tra i leader musulmani che ha condannato apertamente l’integralismo e il fondamentalismo islamico. I vari epiteti che si è o che gli sono stati attribuiti ( “il Colonnello”, “la Guida”, “il Maestro”, “il Pazzo”, “il Pastore del deserto”, “L’Investito da Dio”) non sono che la prova delle molteplici sfaccettature che la sua figura ha assunto negli anni della sua attività politica caratterizzata da un amalgama di elementi di socialismo, islamismo, panarabismo, militarismo, anticolonialismo, terzomondismo, utopismo e insieme realismo. Personalmente posso dire di essermi interessato alla figura del leader libico a partire dalla mia esperienza di vita. Avendo vissuto per due anni a Tripoli (tra il 1997 e il 1999)∗, ho avuto modo di vivere e conoscere di persona (per quanto Premetto che la mia esperienza di vita mi ha portato a vivere per molti anni anche in Egitto, paese che da cittadini “occidentali” definiremmo semi-dittatoriale anche questo gravato da grossi problemi, e che forse il mio giudizio sulla Libia subisca l’effetto di questo come paragone. 5

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Ludovico Mion Contatta »

Composta da 85 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1895 click dal 26/11/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.