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Interpretazioni storiografiche sulla crisi dei missili cubani

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Amati
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Mario Del Pero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

La crisi dei missili cubani è un episodio fondamentale nell’ambito della storia contemporanea e soprattutto nell’ambito della guerra fredda. Molti personaggi illustri l’hanno infatti definita come un passaggio cruciale nelle relazioni tra Usa e Urss, e l’allora premier britannico Harold MacMilliam l’ha descritta come uno dei grandi momenti di svolta nella storia. Questa vicenda, che ebbe il suo teatro principale nell’isola di Cuba, ha attratto l’interesse di tantissimi studiosi non solo per la drammaticità di quei momenti, che avrebbero potuto decretare la distruzione del pianeta, ma anche e soprattutto per la complessità dei retroscena e la difficoltà interpretativa delle motivazioni, delle intenzioni, che spinsero i protagonisti principali ad agire in un modo o nell’altro.
La crisi dei missili cubani raggiunse il punto di massima tensione tra il 14 e il 27 ottobre ‘62, un periodo di tredici giorni all’interno del quale scoppiò e si risolse la crisi. Le origini della vicenda si devono però ricondurre a molti mesi prima. Chrusciov aveva ideato il progetto di installare dei missili a Cuba nel mese di Aprile, e le prime navi cariche di strumentazioni per mettere in atto il progetto erano giunte già alla fine di luglio. Gli americani avevano scoperto dopo avere avuto dei forti sospetti, che i sovietici stavano installando dei missili con testate nucleari sul suolo della Cuba di Castro, attraverso delle ricognizioni aeree effettuate sui territori sospetti. Questa rivelazione sconvolse gli animi degli americani stessi ma soprattutto gli equilibri della guerra fredda. L’entourage americano dovette infatti cercare di risolvere in pochissimo tempo una crisi che avrebbe potuto assumere dimensioni pericolose se non affrontata con mezzi e soluzioni adeguate. L’ ExComm, la ristretta cerchia di consiglieri che aiutò Kennedy nella risoluzione della vicenda, optò infatti per un blocco navale nei confronti di Cuba, soluzione che si rivelò vincente in quanto una settimana dopo il suo annuncio le navi sovietiche in rotta verso Cuba si erano fermate. La crisi non era stata risolta però solo grazie alla durezza dimostrata dagli Usa di fronte alla minaccia sovietica, ma anche da rassicurazioni segrete fatte dall’amministrazione ai sovietici, riguardo lo smantellamento dei missili turchi dislocati in Turchia. Il dibattito storiografico riguardante quei momenti verte quindi sulle diverse interpretazioni che furono fornite alla crisi negli anni susseguenti . Si è sviluppata infatti a partire dagli anni ’60 un’ampia letteratura riguardante la crisi, che oggigiorno risulta essere ancora molto prolifica in quanto ci sono state pubblicazioni anche molto recenti. Le interpretazioni riguardanti la crisi dei missili sono tradizionalmente suddivise in tre principali filoni, ognuno dei quali ha utilizzato differenti argomentazioni per spiegare le principali tematiche della vicenda. Queste correnti, dette Ortodossia, Revisionismo, Post-revisionismo, dipingono infatti in maniera differente i principali aspetti della crisi: le motivazioni sovietiche; cosa spinse gli USA ad usare il pugno di ferro; il ruolo di Kennedy, Chrusciov, Castro nella crisi; l’efficacia del Comitato Esecutivo americano; l’importanza della questione berlinese.
Resta infatti ancor oggi molto difficile, a causa della complessità degli eventi e della molteplicità degli interessi in gioco, giungere ad una conclusione univoca di questo dibattito storiografico. Ogni nuova pubblicazione offre infatti prospettive alternative e visioni sempre più complete della vicenda, alimentando quel dibattito che nel corso degli anni non è mai stato in via di esaurimento e che probabilmente è destinato a durare ancora a lungo. Anche se il trascorrere del tempo sta contribuendo a svelare i segreti e le discrepanze che la contingenza degli eventi aveva contribuito a creare, le valutazioni di un episodio che ha coinvolto così tante tematiche, ideologie, strategie, non possono che risultare quindi molteplici e contraddittorie anche a fatti ormai definitivamente chiariti.

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Introduzione: la crisi e lo svolgersi degli eventi Le soluzioni diplomatiche attraverso le quali la crisi è affrontata e gestita, l‟indagine delle motivazioni che spingono all‟azione i principali attori in gioco e l‟attribuzione delle responsabiltà, l‟analisi dei retroscena che per anni sono stati sconosciuti, la volontà di una maggiore conoscenza di uno dei punti di attrito più intensi nella logica della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica sono le motivazioni che mi spingono all‟approfondimento delle interpretazioni storiografiche che riguardano la controversa “crisi dei missili di Cuba”. La disputa che ha portato le due potenze sull‟orlo della crisi atomica ha infatti avuto il suo teatro principale nell‟isola di Cuba, nella quale l‟Unione Sovietica stava segretamente installando basi missilistiche in grado di lanciare missili con testate nucleari sul territorio americano. La crisi si aggravò e si risolse nell‟ottobre del 1962, e la sua fase più “calda” si sviluppò tra il 14 ottobre 1962 e il 27 ottobre 1962 ma ebbe ovviamente 1 una premessa e una lunga appendice. Come sostiene Chrusciov nelle sue memorie, le premesse per l‟inizio della vicenda si erano andate creando nel maggio del 1962, quando per la prima volta il leader sovietico valutò la 1 I famosi “tredici giorni” 4

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