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Profilo del pensiero politico di G.D. Romagnosi (1761-1835) attraverso la sua collaborazione ai periodici dell'età della Restaurazione

La tesi analizza l'attività giornalistica di Gian Domenico Romagnosi tra il 1818 e il 1835. Si tratta di un passaggio intenso e fondamentale per cogliere il pensiero del grande giurista, filosofo ed economista piacentino, che si inserisce in un contesto storico-sociale particolarmente dinamico e fervido di idee e di iniziative: la Milano della Restaurazione.
Giornali come il "Conciliatore" l'"Antologia", gli "Annali Universali di Statistica", ma anche la filogovernativa “Biblioteca Italiana”, anticipano tematiche, discussioni e concetti che sono alla base della formazione intellettuale delle nuove generazioni che gravitano intorno alla scuola di Romagnosi (Cattaneo, Ferrari, Cantù, Correnti) e che saranno protagoniste del nostro Risorgimento.
Il lavoro prende dunque in considerazione la prodigiosa produzione pubblicistica di Romagnosi sui principali periodici della Restaurazione, attraverso una accurata recensione degli articoli pubblicati, in cui emergono i capisaldi del suo pensiero e della sua elaborazione politica e filosofica: l'incivilimento dei popoli e la Civile Filosofia. Uno degli elementi più interessanti riguarda la versatilità di Romagnosi, capace di affrontare sistematicamente e con grande rigore metodologico numerose discipline: politica, economia, scienze statistiche e matematiche, finanza, storia antica e moderna, filosofia, geografia, letteratura, religione, pedagogia, scienze sociali. Tutte queste materie non vengono trattate da Romagnosi con semplici intenti enciclopedici, ma con il chiaro proposito di integrare e ampliare la sua speculazione politica, che può essere considerata ancora oggi un modello di grande attualità e di notevole spessore filosofico, sociale ed economico.

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3 PROFILO DEL PENSIERO POLITICO DI G.D.ROMAGNOSI (1761-1835) ATTRAVERSO LA SUA COLLABORAZIONE AI PERIODICI DELL’ETA’ DELLA RESTAURAZIONE INTRODUZIONE Il passaggio dalla vecchia Italia regionale e municipale alla nuova società che nasce e prende forma agli inizi dell’Ottocento rappresenta un delicato momento di transizione della storia nazionale: la Restaurazione. Questo termine, con il quale viene convenzionalmente indicato il periodo 1815-1848, non deve essere semplicisticamente interpretato nel senso di un puro ritorno all’antico, ai regimi assoluti e al legittimismo settecentesco, poiché le trasformazioni in atto proseguono il loro costante processo evolutivo, le antiche abitudini e le tradizioni mutano radicalmente, e molte altre cose saranno destinate a cambiare, attratte da una situazione nuova e stimolante. Gli eventi che si susseguono durante il venticinquennio rivoluzionario, lasciano tracce profonde, con conseguenti ripercussioni nell’Europa intera. L’effettiva realtà storica del periodo consente di rilevare che, dopo il 1815, quasi dappertutto rimangono in vigore nel campo legislativo, amministrativo e militare, numerose leggi, abitudini, metodi e usanze di chiara matrice rivoluzionaria o napoleonica. In effetti, il periodo della rivoluzione e del dominio napoleonico non era passato invano, e lo sviluppo sociale e culturale dell’Italia, sotto la spinta propulsiva delle dottrine illuministe della seconda metà del ‘700, aveva instaurato radici troppo profonde e stabilito un’estensione davvero vasta per potere essere arrestato in modo definitivo da forze esterne, per quanto potenti potessero essere.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Dario Limonta Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 991 click dal 18/02/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.