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I diritti umani dei detenuti: violazione e protezione nel sistema internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Esmeralda Bonasera
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Lina Panella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

Il Secolo Breve, lacerato dai due grandi conflitti mondiali, fece sorgere nelle coscienze collettive la necessità della tutela dei diritti umani. Decisivi, sotto questo profilo, furono i processi di Norimberga, durante i quali emersero le atrocità della Seconda Guerra Mondiale - torture, trattamenti inumani e degradanti, genocidio.
La violazione dei diritti umani e della dignità, perpetrata tramite la tortura o altri trattamenti disumani ed esercitata su individui provenienti da diverse situazioni sociali (schiavi, cristiani, eretici, detenuti), è un fenomeno costante nella storia dell'umanità.
In età romana, la classe più debole della società (gli schiavi) era soggetta a trattamenti disumani, le cui pratiche, aggiornate, costituirono oggetto di libri di testo a partire dal Basso Medioevo. Neanche nel Cinquecento, quando negli studi e nelle concezioni divenne centrale la figura dell'uomo, il potere volle fare a meno di avvalersi di trattamenti disumani. Nel Seicento, per porre un argine alla diffusione delle nuove teorie scientifiche sull'universo, la Chiesa e la Santa Inquisizione fecero largo uso di trattamenti disumani- esemplare è la condanna al rogo di Giordano Bruno. Fu solo con l'avvento dell'Illuminismo, nel secolo XVIII, che per la prima volta la difesa della dignità umana divenne oggetto di opere di famosi scrittori - Dei Delitti e Delle Pene di C. Beccaria; Osservazioni sulla Tortura di Pietro Verri; - ma questo timido appello per la tutela dei diritti umani rimase inascoltato per i successivi due secoli.
La tutela dei diritti umani divenne un principio universalmente riconosciuto con l’adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948).

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24 Capitolo II La giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo e la situazione delle carceri italiane: il caso Sulejmanovic c. Italia 1. Premessa. In ambito europeo, la tutela della dignità umana contro la tortura e altri trattamenti degradanti è garantita principalmente dalla Corte europea dei Diritti dell'Uomo, istituita nel 1959 per assicurare il rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali. La Corte, attraverso la sua giurisprudenza, ha più volte sottolineato come l'art. 3 consacri uno dei valori fondamentali delle società democratiche, un principio assoluto e inviolabile anche in presenza di circostanze molto difficili quali la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata 1 . Sugli Stati membri incombono obblighi negativi, di astensione: non sottomettere i detenuti a condizioni di detenzione che costituiscano trattamento contrario all'art. 3; ed obblighi positivi, di azione: assicurare condizioni di detenzione conformi alla dignità umana. 2. La giurisprudenza della Corte di Strasburgo. La Corte, attraverso la sua giurisprudenza, ha applicato l’art. 3 sviluppando dei criteri specifici di interpretazione, quali il criterio della “soglia minima di gravità (o di sofferenza)” e il criterio della “valutazione relativa” 2 :  Il criterio della soglia minima di gravità è stato definito chiaramente per la prima volta dalla Corte nel caso Irlanda c. Regno Unito del 1978 3 . Nella fattispecie, la Corte era stata chiamata a giudicare alcuni episodi di violenza subiti da presunti appartenenti all’organizzazione indipendentista nord-irlandese dell’IRA (Irish Republican Army), in alcuni centri speciali per la conduzione degli interrogatori, istituiti in Gran Bretagna a seguito dell’emanazione della legislazione 1 Sentenza Aksoy c. Turchia, 18 dicembre 1996, ricorso n. 21987/93, in Recueil 1996-VI ; sentenza Chahal c. Regno Unito, 15 novembre 1996, ricorso n. 22414/93, in Reports of Judgments and Decisions 1996-V; sentenza Khashiyev e Akayeva c. Russia, 24 maggio 2005, ricorso n. 57942/00 and 57945/00. 2 M. FORNARI, L’art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani, in L. PINESCHI (a cura di), La tutela internazionale dei diritti umani. Norme, garanzie, prassi, Giuffrè editore, Milano, 2006, p.355. 3 Sentenza Irlanda c. Regno Unito, 18 gennaio 1978, ricorso n. 5310/71, in Series A. n. 25.

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Parole chiave

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cedu
comitato internazionale della croce rossa
comitato per la prevenzione della tortura
consiglio d'europa
detenuti
diritti umani dei detenuti
divieto di tortura
sovraffollamento carcerario
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