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Il meccanismo di codifica comune delle azioni e degli input percettivi: la teoria dell'event code

Nella mia tesi ho approfondito una teoria che considera percezione, cognizione e pianificazione dell'azione come intimamente legati. E' stata elaborata nel 2001 da Bernhard Hommel ed è stata chiamata "Teoria dell'evento codificato".
Questa teoria ha due principali precursori: l'approccio ecologico di Gibson e l'approccio ideomotorio.
L'intento di Hommel con questa teoria era quello di fornire una struttura che si focalizzasse sulla rappresentazione degli eventi e sulla pianificazione dell'azione volontaria e quindi che vede percezione e azione strettamente legati.
Il presupposto della Teoria dell'Event Code è che vi è un "livello di rappresentazioni comuni" delle caratteristiche dello stimolo e delle azioni che sono codificate per mezzo delle strutture rappresentative, cioè i "codici delle caratteristiche". Queste strutture rappresentano le caratteristiche di oggetti ed eventi presenti nell'ambiente, come possono essere la grandezza e la posizione di un oggetto. I codici delle caratteristiche si attivano e si integrano in strutture più complesse dette "Event files". Quando un'azione è eseguita, le conseguenze percettive derivanti da essa sono integrate in un event file.
Per ricapitolare, gli eventi percepiti, rappresentati mediante l'attivazione e l'integrazione dei codici delle caratteristiche, e gli eventi prodotti sono rappresentati da associazioni sensomotorie, cioè gli event files.

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INTRODUZIONE Fin dai primordiali tentativi delle individualità e dei gruppi primitivi, l’uomo ha attinto a strumenti propri del proprio bagaglio capacitivo. Risoluzioni di problemi più o meno complessi compiuti con strumenti propri e naturali dell’intelletto umano, capaci di dare origine alle conoscenze spaziali, ad attività mediante risposte più o meno volontarie agli stimoli esterni, capacità d’interazione con il mondo e le possibilità di interpretazione del vissuto individuale e relazionale. Una moltitudine di possibilità che a un’attenta analisi ha sollevato, nel corso del lento e inesorabile disincanto umano, una altrettanto vasta serie di domande e problematiche, prese ad argomento, tra gli altri interrogativi del tempo, dai primi filosofi e matematici greci, i quali posero le prime parziali risposte a studi condotti sugli interrogativi inerenti alle capacità umane naturali. Dalla geometria proiettiva di Euclide, la teorizzazione della natura della luce di Newton, le funzioni ottiche dell’occhio di Keplero, la contrapposizione Aristotelica tra azione e passione, alla concettualizzazione in ambito letterario romantico di Goethe, che nel “Faust” proclamava: “In Principio era l’azione” (Johann Wolfgang von Goethe, 1831). Queste prime parziali intuizioni di astrazione filosofica hanno, a seconda del tempo e nella contestualizzazione dell’epifania riportato paradossalmente questi concetti di percezione e azione, idealizzati a strumenti umani sfuggevoli e fumosi, nel mondo del sovrannaturale e dell’incanto. Mentre Johann Gottlieb Ficht, fondatore della filosofia idealistica, ipotizzava nella sua “Dottrina della Scienza” un atto di primo principio dell’Io dell’individuo, una sorta di “nascita” dell’Io dell’uomo, possibile grazie ad un’azione, in contrapposizione a un Non-Io, lo stesso Baruch Spinoza nel XVII secolo concettualizzava lo stesso Dio come un’“Essenza Attuosa”, entità che si sostanza solo nell’agire. 7

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Sara Iannello Contatta »

Composta da 77 pagine.

 

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