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La gestione del rischio di catastrofe attraverso il mercato dei capitali: titoli e derivati assicurativi

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Natalini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Economia Bancaria, Finanziaria e Assicurativa
  Relatore: Stefano Di Colli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Il problema della gestione del rischio di catastrofe è al centro dell’attenzione delle varie parti sociali, governo, assicurazioni e cittadini, soprattutto a seguito degli eventi verificatesi negli ultimi anni, e alimenta le discussioni degli stessi ogni qualvolta incombe un disastro al fine di trovare le risorse per coprire i danni a persone, ambiente e attività produttive.
Negli ultimi decenni, l’uomo pur migliorando le condizioni di vita e lavorative palesa un’errata gestione del territorio che complice i cambiamenti climatici contribuisce ad accrescere la severità e l’impatto delle calamità naturali con conseguenze sempre più catastrofiche sia sul sistema naturale, che sulla specie e sul sistema umano, sicché ci si trova a far fronte ad enormi danni sociali ed economici, fino a compromettere la solvibilità dell’impresa assicurativa.
In questo quadro sta assumendo sempre maggiore attenzione, all’interno delle imprese di assicurazione, il ruolo del risk management sensibile nell’introduzione di una nuova generazione di strumenti finanziari nella gestione del rischio. Si tratta di strumenti assicurativi ad alta ingegneria finanziaria che promettono al sottoscrittore la copertura assicurativa personalizzata e nel contempo offrono rendimenti finanziari attraverso la partecipazione del sottoscrittore ai rischi. Quanto, infatti, è previsto attraverso l’inclusione del rischio di catastrofe nell’attività finanziaria mediante la determinazione di uno specifico indice per il settore assicurativo.
L’Italia pur essendo uno dei paesi industrializzati europei a più elevato rischio recrimina in questo quadro la mancanza di una norma che disciplini il rischio catastrofico, e significativa è la recente esperienza del nostro capoluogo, l’Aquila.
E’ obiettivo di questa trattazione analizzare l’impatto delle calamità naturali e i problemi che essi pongono, focalizzando l’attenzione sull’importanza di una migliore gestione del rischio catastrofico per far in modo che eventi del genere non ricadano in modo eccessivo e soprattutto imprevedibile sulle finanze pubbliche. Tuttavia i benefici di una cultura preventiva si scontrano con gli interessi di pochi attenti agli elevati costi presenti mentre i benefici non si riscontrano immediatamente ma solo nel futuro.
Il lavoro si compone, oltre che da un Introduzione, di quattro capitoli ai quali è collegata un appendice di approfondimento, e di un capitolo conclusivo, e il tutto si propone di fotografare in maniera quanto più chiara ed esaustiva come si dovrebbe configurare un ottimale gestione del rischio legato a catastrofi naturali nel nostro Paese, e quindi l’esigenza di una normativa che ponesse avvio a un sistema misto per la responsabilità sociale.
Nel primo capitolo si affronta il tema delle calamità naturali, con le quali si indicano fenomeni aleatori che provocano numerosi ed elevati danni sia a cose che a persone. All’origine le cause di tali fenomeni erano naturali, conseguenza dunque di un evento naturale, tuttavia a partire dalla rivoluzione industriale l’azione dell’uomo è stata determinante, fino a compromettere la fragilità del sistema, come si evince dagli effetti sul nostro Bel Paese. Il disastro tuttavia accade più spesso ed ha un effetto proporzionalmente più grande sui paesi poveri che sui paesi ricchi e la sua valutazione, per quanto non immediata, può essere impostata partendo da un analisi che consideri il territorio e l’aspetto socio-economico. Un dato importante viene fornito anche dalle compagnie assicurative.
Nel secondo capitolo si analizza il sistema assicurativo come tutela degli eventi avversi. Nessuno, infatti, può evitare che si manifestino eventi economicamente sfavorevoli che dipendano dal caso, è però possibile ridurre l’entità delle perdite attraverso la cessione del rischio ad un impresa di assicurazione, che lo rende concreto e misurabile, in un cambio di un premio, equivalente al danno atteso, valutato sulla base delle funzioni di utilità da ciascun contraente. Tale sistema riduce significativamente l’inconveniente di un sistema mutualistico a posteriori, tuttavia resta soggetto a fallimenti di mercato.

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1 Introduzione Il problema della gestione del rischio di catastrofe è al centro dell’attenzione delle varie parti sociali, governo, assicurazioni e cittadini, soprattutto a seguito degli eventi verificatesi negli ultimi anni, e alimenta le discussioni degli stessi ogni qualvolta incombe un disastro al fine di trovare le risorse per coprire i danni a persone, ambiente e attività produttive. Negli ultimi decenni, l’uomo pur migliorando le condizioni di vita e lavorative palesa un’errata gestione del territorio che complice i cambiamenti climatici contribuisce ad accrescere la severità e l’impatto delle calamità naturali con conseguenze sempre più catastrofiche sia sul sistema naturale, che sulla specie e sul sistema umano, sicché ci si trova a far fronte ad enormi danni sociali ed economici, fino a compromettere la solvibilità dell’impresa assicurativa. In questo quadro sta assumendo sempre maggiore attenzione, all’interno delle imprese di assicurazione, il ruolo del risk management sensibile nell’introduzione di una nuova generazione di strumenti finanziari nella gestione del rischio. Si tratta di strumenti assicurativi ad alta ingegneria finanziaria che promettono al sottoscrittore la copertura assicurativa personalizzata e nel contempo offrono rendimenti finanziari attraverso la partecipazione del sottoscrittore ai rischi. Quanto, infatti, è previsto attraverso l’inclusione del rischio di catastrofe nell’attività finanziaria mediante la determinazione di uno specifico indice per il settore assicurativo.

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Parole chiave

6 aprile 2009
assicurazione
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capitale contingente
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