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Il ruolo del tutor aziendale - Riflessioni su un’esperienza nei Servizi Educativi del Comune di Granarolo dell’Emilia

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Biagini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Angelo Errani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

La fase storica che stiamo vivendo è lo specchio di un modello assistenziale in crisi, di una realtà economica globalizzata e caratterizzata da un clima iperprestativo e competitivo; la società di oggi riflette una società di consumatori, i cui legami umani passano generalmente per il mercato dei beni di consumo; la cultura in cui siamo immersi è fatta di offerte e non di norme, di nuovi bisogni, desideri ed esigenze e non di regolamentazione e coercizione.
Ci si trova di fronte ad una tensione contrapposta: da una parte una cultura che incalza nella direzione dell’aumento di qualità a fronte di una riduzione dei costi, binomio quotidianamente vissuto nel mondo della produzione, e dall’altra un costante aumento di bisogni sociali sempre più orientati al singolo che però non possono che richiedere un continuo aumento dei costi.
Parlare d’inserimento lavorativo di una persona disabile può apparire in controtendenza e anacronistico.
Il rapporto tra lavoro e disabilità riflette due concetti che continuano a camminare su binari paralleli: produttività ed inclusione, il cui punto d’incontro risulta essere molto difficile nel momento in cui le logiche di un’impresa sono improntate all’efficienza ed al funzionamento, mentre l’inclusione sociale sottosta a logiche identitarie, sociali e d’appartenenza.
Il concetto di società inclusiva va oltre ogni iniziativa volta a contrastare ed eliminare barriere sociali e culturali, visibili e invisibili, legate a fenomeni di discriminazione e di disuguaglianza: non vi è giustizia e rispetto dei diritti di cittadinanza se non vi è partecipazione attiva e riconoscimento di ogni soggettività, in questo senso il soggetto debole oltre ad essere destinatario di politiche che lo riguardano deve poter essere un soggetto protagonista.
Il soggetto e i suoi bisogni devono essere al centro della progettazione, dev’esserci una responsabilità sociale: l’inclusione quindi non è né assimilazione né chiusura contro il diverso, ma il rispetto della diversità e di coloro che vogliono rimanere estranei a certi confini, in un’ottica di apertura all’altro.
Se non viene dato alcun spazio all’intervento del soggetto debole, nelle scelte di cui è destinatario, si rischia di passivizzarlo rendendolo oggetto e non soggetto di un intervento assistenzialistico.
La partecipazione del soggetto disabile al proprio percorso significa anche la possibilità per lui di fare funzionare le proprie capacità e di sviluppare tutte le potenzialità della propria umanità.
La promozione delle competenze passa attraverso la possibilità di sperimentare se stesso e di conquistare un minimo di autocontrollo sull’orientamento della propria vita, la possibilità di avere un margine discrezionale sui cambiamenti della propria vita.
È indiscutibile che per le fasce deboli ed in particolare per i portatori di handicap, l’inserimento lavorativo rappresenti non solo la possibilità economica di autosufficienza, ma soprattutto un momento essenziale di integrazione con una realtà esclusiva e di socializzazione, di crescita personale e di realizzazione di sé che avviene attraverso l’identificazione e il confronto con il ruolo socialmente riconosciuto.
In una società civile ed inclusiva l’inserimento lavorativo è la soluzione più naturale del processo di integrazione dei cittadini, ancora di più di quelli socialmente deboli.
Il setting lavorativo, oltre ad essere luogo produttivo

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3 Introduzione Nella società di oggi, una società di consumatori, in cui i legami umani passano generalmente per il mercato dei beni di consumo, il senso di appartenenza si ottiene con l‟identificazione con le “mode del branco”: emblemi di appartenenza con cui oggi ci identifichiamo andranno fuori mercato, per essere rimpiazzati da emblemi più nuovi 1 . Quando il senso di appartenenza viene offerto dal mercato, il rischio è di perdersi per strada e di perdersi in un senso di rifiuto, di esclusione, di abbandono e di solitudine, in ultima analisi di inadeguatezza personale. Le abilità per conversare e per comprendersi con gli altri sono una merce rara, le normali tensioni che nascono nelle quotidiane relazioni con l‟altro, sono spesso un pretesto per interrompere la comunicazione, per fuggire e bruciare i legami. La reciproca empatia viene sostituita da una sorta di materializzazione delle relazioni affettive all‟interno di una cultura contemporanea, di cui la libertà individuale ne è l‟essenza, porta voce di un‟immensa fragilità individuale che non può più appoggiarsi sulla protezione e su una rete sociale. La fase storica che stiamo vivendo è lo specchio di un modello assistenziale in crisi, di massima dipendenza della nostra economia e di rapida organizzazione e ristrutturazione del sistema produttivo a seguire l‟andamento del mercato (e questo non significa aumento dell‟occupazione): parlare dell‟inserimento lavorativo di una persona disabile può sembrare a tratti anacronistico 2 . È indiscutibile che per le fasce deboli ed in particolare per i portatori di handicap, l‟inserimento lavorativo rappresenti non solo la possibilità economica di autosufficienza, ma soprattutto un momento essenziale di integrazione con una realtà esclusiva e di socializzazione, di crescita personale e di realizzazione di sé che avviene attraverso l‟identificazione e il confronto con il ruolo socialmente riconosciuto. In una società civile l‟inserimento lavorativo è la soluzione più naturale del processo di integrazione dei cittadini, ancora di più di quelli socialmente deboli. Il setting lavorativo, oltre ad essere luogo produttivo, è vita di gruppo, che fin dagli esordi della vita si configura come una necessità per l‟essere umano, piuttosto che una scelta, anche se 1 Z. Bauman (2007), Homo consumens, Trento, Erickson, p. 17. 2 A. Chiodini, M.G. Pedretti (1986), Handicap e integrazione professionale e sociale, Bologna, Editrice Compositori, p. 157.

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Parole chiave

barriere psicologiche
disabile
handicap
inclusione sociale
inserimento mediato
inserimento mirato
inserimento obbligatorio
lavoro
tutor aziendale
welfare

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