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Riforme incompiute e orientamento al risultato: esperienze di cambiamento nella Pubblica Amministrazione

Quello che questo lavoro vuole far risaltare è il sostanziale fallimento dei tentativi di riforma e rinnovamento intrapresi in tre decenni di storia italiana, attraverso un’analisi storica e critica delle cause e dei risultati dei processi di cambiamento.
La contrattualizzazione del pubblico impiego, la valutazione dei risultati, i nuovi strumenti e le nuove politiche di gestione delle risorse umane – introdotti nella lunga stagione di riforme degli anni Novanta – avrebbero dovuto incentivare il nascere di un nuovo modo di pensare l’Amministrazione, una nuova forma mentis plasmata da principi guida quali l’efficienza, l’efficacia, la produttività, il merito e da logiche di libero mercato di stampo privatistico. Un nuovo orientamento al risultato difficile da attuare – e forse anche da accettare – ma necessario, in grado di permettere enormi risparmi di spesa – se si guarda a quello che nel tempo è stato perso – e un recupero della competitività e dell’efficienza, anche a livello internazionale.
Questi capitoli fotografano, dunque, una situazione a tratti drammatica e a tratti ciclica. Le promesse di cambiamento nel tempo fatte hanno contribuito ad alimentare false illusioni e speranze, senza del resto portare ad un concreto rinnovamento dell’Amministrazione.
Qualunque impresa gestita come è (ed è stata) governata la Pubblica Amministrazione, vedrebbe vicina l’ombra del fallimento. E qualunque dipendente che non si meriti il posto di lavoro che occupa verrebbe, nella maggior parte dei casi, licenziato. Ma perché allora la Pubblica Amministrazione corre per un binario tutto suo? E, soprattutto, perché l’annosa questione delle riforme amministrative non riesce a trovare soluzione? La tesi cercherà di rispondere a questi e altri interrogativi.

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INTRODUZIONE La questione delle riforme amministrative e della produttività delle pubbliche amministrazioni ha tornato, recentemente, a riempire le pagine dei giornali e a scuotere il mondo politico e sindacale. Il dibattito creatosi attorno al libro di Ichino sui nullafacenti e ai recenti e discussi provvedimenti intrapresi da Brunetta, attuale ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione, hanno destato, e per certi versi riacceso, un crescente interesse al tema del lavoro pubblico, un’attenzione rivolta soprattutto alla questione dei nullafacenti di Ichino o, dir si voglia, dei fannulloni di Brunetta. Sebbene il tema di cui ultimamente si parla tanto sembra limitarsi talvolta al solo problema dell’assenteismo nei pubblici uffici, la questione è ben più complessa, e non è stata inventata né dal ministro né dal senatore, ma ha precedenti storici di straordinario rilievo. La vexata questio, che ancor oggi sembra non aver trovato soluzione, dell’inefficienza della Pubblica Amministrazione, dei fannulloni e dell’enorme costo che grava pesantemente sulle casse dello Stato – e quindi dei cittadini – trova un illustre esponente già alla fine degli anni Settanta, quando il ministro della Funzione Pubblica Massimo Severo Giannini trasmette alle Camere una lettera aperta in cui affronta per punti, uno a uno, i mali dell’Amministrazione e dello Stato. E al lettore dei giorni nostri dovrebbe risultare sorprendente notare come i mali di allora siano gli stessi di oggi, a distanza di quasi trent’anni di dibattiti, riflessioni e riforme. Quello che questo lavoro vuole far risaltare è il sostanziale fallimento dei tentativi di riforma e rinnovamento intrapresi in tre decenni di storia italiana, attraverso un’analisi storica e critica delle cause e dei risultati dei processi di cambiamento.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Matteo Romanin Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1661 click dal 09/12/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.