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Linguaggio e verità in Paul Celan

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Baldi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Fabrizio Desideri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

Ciò che la poesia di Celan opera nei confronti del linguaggio contiene implicazioni d’ogni sorta: linguistiche, politiche, teologiche, morali, storiche e letterarie. Quel che ci auguriamo è di dar conto di tutte queste prospettive, anche facendo ad esse ripetuti riferimenti, senza con ciò volerne esaurire alcuna.
Quello che individueremo in Celan è il costituirsi della verità in linguaggio secondo un doppio movimento, il quale trasfigura quella costituzione da una parte in un fallimento delle aspirazioni realistiche e idealistiche della parola, e dall’altra nell’epifania di un sigillo di testimonianza, di una lingua muta che entra in una relazione paradossale con l’incomunicabile della realtà.
La nostra ricerca si articolerà in quattro passaggi.
In un primo capitolo esporremo in maniera il più possibile chiara e coerente il concetto-guida di poetato che metodologicamente faremo nostro per tutto il lavoro sulla poesia di Celan. È bene notare come questo passaggio sia inserito all’inizio del lavoro unicamente per ragioni stilistiche e sistematiche. Gran parte delle conclusioni a cui il capitolo arriverà non prescindono per nessuna ragione dall’opera di Celan. In larga misura è proprio a partire dalla lettura delle poesie e delle prose di Celan che giungeremo a scegliere un determinato taglio interpretativo. Nel primo capitolo ci proponiamo di chiarire il ruolo della poesia nella questione del rapporto linguaggio/verità, cosicché, per tutto il resto del lavoro, sia chiaro quale sia l’oggetto della nostra ricerca e quanto, invece, esuli da essa.
Un secondo capitolo sarà costituito dal tentativo di interpretazione di alcune poesie di Celan, da noi selezionate e tradotte. Due sono gli obiettivi esegetici di questo capitolo. Il primo è quello di individuare nell’opera di Celan quei cambi di rotta del pensiero che ci permettono di suddividerla in fasi più o meno autonome, senza con ciò smarrire l’unicità della voce poetica di Celan, il suo timbro. Il secondo è quello di mettere a giorno la poesia di Celan come manifestazione di quel doppio passo del linguaggio cui alludevamo sopra. Pur nell’articolarsi in fasi di cambiamento e di smarrimento, la poesia di Celan verrà letta come una messa in discussione del linguaggio che supera (primo passo) il paradigma dell’attribuzione di senso e che arretra (secondo passo) di fronte all’aderenza acritica della parola alla realtà.
Il terzo capitolo riguarda Heidegger e Benjamin. È di sicuro il capitolo più delicato ed esposto al dubbio del lettore, per almeno tre ragioni:
1. questi due autori non hanno mai scritto nulla intorno a Celan;
2. di entrambi, nel terzo capitolo, verranno affrontate opere che riguardano l’opera d’arte, non la poesia;
3. la prima parte del capitolo parrà prendere ogni distanza da quanto scritto fino a quel punto.
Non v’è alcun dubbio che questo passaggio interrompa la continuità teoretica del nostro lavoro. Ciononostante, quell’arresto improvviso ci è parso opportuno. Il capitolo si propone di inserire le problematiche filosofiche dedotte ed indotte a partire dalla poesia di Celan nel quadro del dibattito del pensiero contemporaneo. Da un lato, ma in maniera molto più abbozzata, la riflessione di Celan sarà collocata in una virtuale zona di collisione delle due prospettive, assunte come poli del pensiero della nostra epoca; dall’altro, le fasi successive dell’opera di Celan, isolate nel capitolo precedente, saranno in qualche modo spartite tra Heidegger e Benjamin, per essere infine condotte al di là di essi, ma pur sempre in relazione con entrambi. L’obiettivo teoretico del terzo capitolo è quello di individuare una relazione tra il doppio movimento del linguaggio messo a giorno dalla poesia di Celan ed il doppio movimento che, di pari passo, essa mette in atto nell’ambito della filosofia, innanzitutto della filosofia morale. Il quarto ed ultimo capitolo riguarda il rapporto tra Celan e la tradizione poetica tedesca, di cui abbiamo eretto a figura emblematica Friedrich Hölderlin. La poesia tedesca, la lingua tedesca in genere, nei suoi rapporti con la poesia di Celan, rappresenta un argomento centrale, messo in luce da numerosi critici.

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Premessa «Ma il poema parla, vivaddio!» Paul Celan Il rapporto che esiste tra linguaggio e verità è oggetto di questo lavoro. Insieme ad esso, ma soprattutto verso di esso, il lavoro si occupa della poesia e del pensiero di Paul Celan. Questi, da molti considerato il più grande poeta del Novecento (sospeso spesso tra chi lo vuole continuatore della linea romantica e orfica della poesia tedesca, del filone Hölderlin-Rilke-Trakl per intendersi, e chi lo vuole voce poetica della tradizione ebraica, affine a Buber o a Jabés), è per noi unicamente il poeta che più di ogni altro, tra i contemporanei, ha messo in discussione, del linguaggio, tanto il significare pubblico quanto il costituirsi in un referenzialismo a carattere privato, tanto l’opera di attribuzione di senso al mondo quanto l’immediato aderire ad un senso-mondo, tanto i rinvii allegorici quanto il simbolismo, tanto la concezione idealistica quanto quella realistica. Ciò che la poesia di Celan opera nei confronti del linguaggio contiene implicazioni d’ogni sorta: linguistiche, politiche, teologiche, morali, storiche e letterarie. Quel che ci auguriamo è di dar conto di tutte queste prospettive, anche facendo ad esse ripetuti riferimenti, senza con ciò né esaurirne alcuna, né estinguere la vitalità speculativa del nostro lavoro nella fucina concettuale, lessicale e metodologica di una di esse. Quello che individueremo in Celan è il costituirsi della verità in linguaggio secondo un doppio movimento, il quale trasfigura quella costituzione da una parte in un fallimento delle aspirazioni realistiche e idealistiche della parola, e dall’altra nell’epifania di un sigillo di testimonianza, di una lingua muta che entra in una relazione paradossale con l’incomunicabile della realtà. Questo primato del carattere etico della lingua umana pone la parola in una tensione cruciale tanto con la cosa quanto con l’idea, cosicché al 4

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