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Gli asset tossici: genesi e gestione nella recente crisi finanziaria

Informazioni tesi

  Autore: Edda Coralluzzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia e amministrazione delle imprese curriculum tecniche finanziarie
  Corso: Tecniche finanziarie
  Relatore: Angela Gallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

Abstract
Il lavoro si è occupato di trattare uno degli aspetti più interessanti che ha contraddistinto il settore finanziario negli ultimi anni ovvero la genesi e la gestione degli asset tossici nella recente crisi economica-finanziaria. Un famoso aforisma di John F. Kennedy risulta più che adeguato a descrivere l’essenza di una crisi:
“scritto in cinese, la parola crisi è composta da due caratteri, uno che significa pericolo e l’altro che significa opportunità.”
La crisi, infatti, non va concepita limitandosi esclusivamente ai soli effetti negativi che da essa possono derivare ma è necessario che essa venga compresa anche come un momento di transizione che può trasformarsi in opportunità. Questo lavoro, di fatto, non si pone soltanto come fine quello di esporre e spiegare le cause che hanno generato tale turbolenza finanziaria e le conseguenze che ne sono derivate, ma principalmente quello di analizzare ed approfondire le modalità poste in essere e gli strumenti adottati per fronteggiarne gli effetti, individuando così delle opportunità di ripresa e di cambiamento. Questa tesi infatti si divide in tre capitoli, ognuno dei quali tratta e si occupa di spiegare gli argomenti e le problematiche sopra esposte.
Nella prima parte l’attenzione sarà posta sul quadro macroeconomico cha fa da sfondo al collasso: uno scenario apparentemente favorevole ma minato in profondità. Si comprenderà, quindi, che le origini e le radici dell’attuale crisi finanziaria sono da ricercare nel passato e che in realtà la diffusione dei mutui subprime non è la sola ed esclusiva causa della turbolenza, quanto l’ultimo degli anelli che si è aggiunto ad una catena di anomalie e problematiche che già caratterizzavano il mercato finanziario. Si procederà poi con una spiegazione dei meccanismi che hanno consentito una propagazione del rischio di credito sul mercato finanziario portando così la crisi statunitense ad assumere una portata globale diventando di tipo sistemico. La sezione si chiude con una dettagliata analisi delle conseguenze che ne sono derivate: crisi di liquidità, crisi di fiducia, bank run, stretta creditizia e asset tossici.
Con il secondo capitolo ci si soffermerà maggiormente su uno degli effetti appena citato: gli asset tossici. In questa sezione verrà chiarito il significato di titolo tossico; inoltre, particolare attenzione sarà dedicata ad approfondimenti circa la genesi e le caratteristiche di questi ultimi, all’importanza della cosiddetta “finanza innovativa” nonché alla necessità di norme che vadano a regolare aspetti innovativi: la liberalizzazione dei mercati, la nuova finanza e l’informatica hanno dato vita ad un nuovo mercato finanziario globale che però non è stato accompagnato da un adeguato sistema di regolamentazione, supervisione e controllo da parte dei singoli Stati.
L’ultimo capitolo affronta le misure di prevenzione e gestione della diffusione dei titoli tossici. Il riferimento non è solo a strumenti di tipo “successivo” ovvero intesi come modelli per la gestione degli effetti e delle ripercussioni della crisi ma anche di tipo “preventivo”, vale a dire come l’individuazione di nuove norme e regole che disciplinassero il mercato finanziario al fine di evitare che lo stesso potesse essere colpito nuovamente da una crisi di ampia portata, come quella attuale, che Basilea 2 non ha consentito di evitare. L’attenzione sarà posta quindi, per ciò che attiene alla prima classe di misure, sul TARP, noto piano di salvataggio statunitense per rilevare le attività ormai totalmente senza valore presenti nei bilanci delle banche, e sulle Bad banks ovvero su strutture appositamente costituite per ripulire i bilanci bancari dalle attività tossiche generate dalla crisi; per ciò che riguarda, invece, il piano regolamentare l’attenzione verte su Basilea 3 ossia un nuovo insieme di norme e principi regolamentari di tipo prudenziale che le banche devono osservare affinchè venga garantito quel rapporto di “adeguatezza patrimoniale” da sempre ribadito dagli Accordi di Basilea.
Le analisi condotte in questo lavoro dimostreranno che la crisi non può essere ascritta ad un’unica causa ma che essa altro non è che il risultato di molteplici anomalie riscontrate nei mercati finanziari negli ultimi anni. Le ragioni di fondo sono dunque diverse e complesse.
Si comprenderà, poi, che uno degli effetti più devastanti di questa crisi è il crollo della fiducia, componente indispensabile per il corretto funzionamento e per la stabilità del sistema finanziario; ecco perché gran parte delle norme e delle misure adottate successivamente alla crisi hanno come scopo ultimo quello di ristabilire la fiducia nel sistema.
Prescindendo dalla trattazione dei diversi argomenti affrontati in questo lavoro c’è da sottolineare che l’auspicio di cittadini, investitori ed autorità centrali è, in ogni caso, quello di una ripresa dell’intero sistema finanziario nel rispetto di requisiti, stavolta più vigorosi, di trasparenza, correttezza e stabilità.

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4 Introduzione “Quando gli Stati Uniti starnutiscono, il resto del mondo prende il raffreddore”. Sembra che questo vecchio detto descriva perfettamente la situazione economico-finanziaria degli ultimi anni. Tra la fine di luglio e gli inizi di agosto 2008, una vera e propria bufera si è abbattuta sui mercati finanziari americani portando alla cosiddetta “crisi dei mutui subprime”. Iniziata con lo scoppio della bolla immobiliare statunitense ha ben presto coinvolto l‟intero sistema finanziario, riflettendo i suoi effetti anche sull‟economia reale e trasformandosi in una crisi sistemica che ha condotto sull‟orlo di una paralisi una parte del sistema finanziario. La gravità di questa crisi, che ha raggiunto proporzioni allarmanti, ha richiesto delle risposte specifiche da parte delle autorità di politica economica e delle Banche Centrali che hanno fornito supporto diretto ed indiretto alle istituzioni finanziarie. Crollo di fiducia dei consumatori e delle imprese, stretta creditizia e disoccupazione sono soltanto alcuni degli effetti devastanti della crisi. Il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008 è l‟evento che contribuisce a far acquisire velocità alla crisi determinando il dissolvimento della disponibilità di fondi sui mercati interbancari già a partire dalle ore immediatamente successive. Questo importante evento comporta l‟acquisizione della consapevolezza che anche un grande gruppo bancario con ramificazioni a livello internazionali può fallire. Alla crescente sfiducia nel mercato finanziario si è accompagnata una rarefazione della liquidità; condizione quest‟ultima indispensabile per un corretto funzionamento del mercato interbancario.

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