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Fiat Group Automobiles nel contesto della crisi economica e del settore. Strategie e analisi.

Informazioni tesi

  Autore: Biagino Piemontese
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Fabrizio Bava
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

La crisi economica scoppiata negli Stati Uniti ha colpito tutti i Paesi e tutti i settori economici. Il settore automobilistico, motore e trascinatore dell'economia italiana e non, ha risentito maggiormente della congiura. Fiat Group Automobiles ha attuato, e sta attuando, strategie interne ed esterne per sopravvivere e confermarsi come forte competitors nel settore.
In questo lavoro analizzo l'accordo con Chrysler, il mancato accordo con Opel, i vantaggi e gli svantaggi di tale intesa, la situazione attuale di FGA e le prospettive future, alla luce del piano industriale 2009-2014,il parco macchine Fiat attuale e futuro,l'efficienza interna, focalizzando l'attenzione sugli stabilimenti produttivi italiani e mondiali, con l'aiuto di grafici e tabelle.

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Capitolo primo I CAMBIAMENTI DEL SETTORE AUTOMOBILISTICO E LE DIFFICOLTA’ DI FIAT 1. Storia recente del settore automobilistico Il settore automobilistico ha assunto sin dalle sue origini una dimensione internazionale di carattere oligopolistico. Nel dopoguerra, alla crescita dell’industria automobilistica statunitense si associò quella dei produttori europei e giapponesi. Tra il 1950 e il 1973, anno del primo shock petrolifero, si verificò un boom automobilistico senza paragoni che permise di passare da una produzione di otto ad una di venticinque milioni di automobili. Negli anni ’50 la struttura di ciascun mercato nazionale in Europa era definita dalla presenza di pochi produttori per Paese. In Italia dominavano Fiat e Alfa Romeo, in Francia Renault, Peugeot e Citroen, in Germania Volkswagen; Opel (GM) e Ford (unico paese con due multinazionali americane), nel Regno Unito, infine, operavano British Leyland, BMC e Ford. Pressoché in tutti i paesi si verificò rapidamente un forte processo di concentrazione, i produttori minori venivano assorbiti dai produttori maggiori, parallelamente le multinazionali americane moltiplicavano gli investimenti in Europa. La concentrazione raggiunse il suo livello massimo negli anni ’70 con l’aumento di fusioni e joint ventures, soprattutto fra costruttori di una stessa nazione. La concentrazione fu indotta sostanzialmente da due motivi: il primo di natura industriale, il secondo legato alla politica della concorrenza. Nel primo caso le accresciute economie di scala derivanti dalle maggiori dimensioni d’impresa, ottenute attraverso le fusioni, permettevano di produrre in modo più conveniente; nel secondo, molte delle fusioni fra aziende di un medesimo paese erano di tipo preventivo, volte cioè ad impedire l’acquisizione di imprese nazionali da parte di costruttori stranieri che, installandosi in un determinato paese, avrebbero creato una più forte competizione interna. Gli effetti della concentrazione registratasi negli anni ’70, dunque, confermavano la sempre più forte struttura oligopolistica del mercato automobilistico tanto a livello nazionale quanto, soprattutto, a livello mondiale. 6

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