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Conversazioni non comunicative. L'apporto delle conversazioni nella malattia di Alzheimer tra Teoria della Pertinenza e approccio Conversazionalista

In conclusione proviamo riprendere i fili dispiegati nei precedenti capitoli, per cercare di riannodarli e considerarli alla luce di un’unica visione d’insieme. La trattazione degli elementi di base del Conversazionalismo di Giampaolo Lai, portata avanti dall’Accademia delle Tecniche Conversazionali, ha avuto lo scopo non solo di spiegare la metodologia attraverso la quale sono stati prodotti e registrati i testi presi in esame, ma funge piuttosto da cerniera tra pratica terapica e ricerca teorica, e fornisce un banco di prova su cui confrontare le spiegazioni generali sui meccanismi della comunicazione,
scopo di RT.

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Introduzione Questa tesi di laurea si propone come un contributo di natura prevalentemente teorica sui meccanismi e i processi mentali che regolano la comunicazione umana. Lo scopo principale è quindi quello di porre a sistema diverse ipotesi, cresciute nel grande alveo delle scienze cognitive, riguardanti il funzionamento della cognizione umana, e suggerire una possibile visione d’insieme delle modalità attraverso cui gli esseri umani organizzano e condividono la loro rappresentazione del mondo. Il netto sbilanciamento a favore della parte teorica nei confronti di quella di applicazione pratica, dedicata alla conversazione nella malattia di Alzheimer, è in linea con questo intento. In altre parole, il fine ultimo non è quello di dire qualcosa di nuovo, nØ tantomeno di definitivo, sull’Alzheimer o sui modi piø utili per intervenire, in sede terapica, nell’interazione con i pazienti. E d’altra parte il punto di partenza è stato proprio la consapevolezza di non possedere quelle competenze su aspetti medici, neurologici e di pratica logopedica, indispensabili per poter trattare con pretesa di esaustività una patologia complicata come la demenza di Alzheimer. La prospettiva qui viene piuttosto ribaltata: è l’analisi dei dati empirici ad essere funzionale alla dimostrazione della plausibilità delle tesi generali sulla comunicazione; nella certezza che, ad ogni modo, una teoria resa piø robusta da conferme, derivanti da dati concreti e spontanei, possa rivelarsi a sua volta di una qualche utilità a illuminare gli aspetti inerenti alla pratica, o per lo meno a inserire i singoli interventi in un quadro di riferimento piø ampio, che renda piø chiare le relazioni tra i diversi aspetti di cui si compone. Il capitolo primo costituisce una sorta di quadro generale relativo delle problematiche cognitive e linguistiche che affliggono le persone colpite dalla malattia di Alzheimer, e delle scienze cognitive del linguaggio. Senza pretesa di completezza nØ di esaustività, in altre parole, si è cercato di dare un’idea delle funzioni cognitive maggiormente compromesse da questa patologia, prendendo a riferimento alcuni testi disponibili nella letteratura in materia, specie neuropsicologica. In particolare ne vengono evidenziate le ricadute sulla memoria (sia a lungo termine che di lavoro) e sulla capacità attentive. Dal punto di vista linguistico, invece, ci sono dati piuttosto concordi che mostrano la presenza di deficit soprattutto a livello lessicale e semantico, oltre che di natura piø marcatamente pragmatica, che coinvolgono l’area macroelaborativa, specie la produzione di narrazioni e la conversazione. Di qui si passa a una trattazione delle nozioni di base di un approccio 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Davide Napoli Contatta »

Composta da 266 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.