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Il ruolo del petrolio nella strategia USA in Africa: il caso del Golfo di Guinea

Nel presente lavoro viene illustrata la situazione energetica attuale a livello mondiale e vengono esaminate le ragioni che hanno spinto gli Stati Uniti ad un cambiamento strategico delle proprie attenzioni energetiche dal Golfo Persico al Golfo di Guinea.
Innanzitutto viene preso in esame il panorama energetico odierno, cominciando con la domanda e l’offerta mondiale di energia, vengono esaminate le fonti più presenti nell’attuale mix energetico mondiale: il petrolio e il gas naturale. Quest’ultimo sta raggiungendo l’importanza del petrolio e nei prossimi anni lo supererà, in termini percentuali, sul totale di energia consumata.
Inoltre vengono analizzate le scelte strategiche per la sicurezza energetica degli Stati Uniti in Africa e in particolare in Africa occidentale, in concorrenza con la Cina, per mantenere la loro economia solida, con la consapevolezza che le riserve del paese sono in via di esaurimento, e quindi la necessità di controllare i paesi esportatori di petrolio per non dipendere dalle economie estere e condizionare i prezzi di vendita.
In seguito vengono esaminati gli effetti del petrolio sui paesi produttori del Golfo di Guinea, che sta suscitando interessi crescenti da parte dell’amministrazione americana, soprattutto dopo l’11 settembre 2001 e dall’introduzione di innovazioni tecnologiche offshore. Vengono approfonditi inoltre i vantaggi e i rischi per le compagnie derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti della regione, in particolare nel Delta del Niger e in Angola, rispetto ad aree come il Medio Oriente e le prospettive future per i Paesi della regione nel panorama energetico internazionale.
Infine vengono analizzati due casi studio riguardanti i paesi produttori del Golfo più recenti: gli effetti del boom petrolifero in Guinea Equatoriale, governata da una delle peggiori dittature africane, e le ragioni che hanno spinto gli Stati Uniti ad installare un comando militare permanente nel piccolo arcipelago di Sao Tomè e Principe, fra i più vantaggiosi in quanto a termini contrattuali per le compagnie e posto strategicamente al centro del golfo.

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INTRODUZIONE Dopo gli sconvolgimenti causati dalle crisi petrolifere degli anni settanta, il mercato energetico mondiale ha conosciuto un lungo periodo di stabilità sino al 2000, quando la crisi del greggio ha fatto ritornare l’energia al centro dell’interesse mondiale. La crisi energetica che stiamo attraversando da quel momento ha assunto caratteristiche nuove dovute a processi di causa-effetto più intensi, per la globalizzazione dei mercati, e più complessi, per la reciproca interazione di molteplici cause, concatenate a più livelli. Il problema energetico interessa contemporaneamente diversi aspetti. Sul piano economico la rapida e considerevole ascesa del prezzo del greggio, che nel corso del 2008 ha toccato picchi di quasi 150 $ al barile per poi scendere negli ultimi mesi, ha mostrato senza mezzi termini le debolezze della dipendenza dall’”oro nero” che caratterizza i Paesi industrializzati. Anzitutto gli effetti di simili quotazioni del petrolio sull’economia internazionale hanno dimostrato la necessità di fissare prezzi stabili e contenuti; inoltre la crescita della domanda, sostenuta dallo sviluppo di colossi quali la Cina e l’India, ha esposto la ridotta capacità di riserva del sistema petrolifero. Sul piano sociale ed economico l’aumento spropositato delle quotazioni del petrolio ha palesato l’insostenibilità di tali prezzi per i consumatori finali. Sul piano geopolitico la sicurezza energetica ha progressivamente acquisito importanza: assicurarsi forniture energetiche, certe e adeguate nei tempi e nelle quantità necessari a sostenere la crescita interna, diviene un imperativo categorico da perseguire in una prospettiva di difesa nazionale. La penuria nella dotazione di risorse energetiche va compensata con la capacità di garantirsi approvvigionamenti affidabili e abbondanti. A tale proposito è rilevante notare come la dipendenza della maggior parte dei Paesi dagli idrocarburi si scontri con la concentrazione geografica delle riserve di queste risorse in poche aree, spesso in condizioni politiche precarie, e si traduca in una dipendenza dalle importazioni. Se in tempi passati i Paesi importatori di risorse fossili erano in grado di influire sulla politica dei Paesi esportatori e di assicurarsi in tal modo forniture abbondanti e convenienti, le posizioni oggi si sono invertite. La presenza di ingenti risorse fossili nel 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Mario Forte Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.