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Il Canada e la politica internazionale di peacekeeping

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Amelotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Massimo Rubboli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

Storicamente il Canada è sempre stato considerato dal proprio governo e dalla comunità internazionale come uno stato pacifico e neutrale. Il mito del Canada come peacekeeper è una parte molto importante della cultura nazionale e del valore che i cittadini canadesi attribuiscono al proprio paese. Anche nelle occasioni in cui il Canada ha favorito e perpetrato crimini contro la pace, il benessere generale, l'umanità e l'ambiente, la maggior parte dei cittadini non ha tuttavia abbandonato il mito nazionale.
Il lavoro da me svolto ha lo scopo di registrare la tendenza del Canada, a partire dalla fine della Guerra fredda, a distaccarsi dal suo tradizionale ruolo di peacekeeper in politica estera per abbracciare invece politiche ed atteggiamenti decisamente più aggressivi, che lo hanno coinvolto, direttamente e indirettamente, in operazioni militari in varie parti del mondo.
Grazie a un periodo di studio da me effettuato all’Università di Ottawa, ho avuto modo di consultare testi e documenti importanti per la mia ricerca. Innanzitutto, potendo accedere alla biblioteca e al database online dell’università, ho quindi potuto fruire di testi, quotidiani e documenti ufficiali riguardanti l’oggetto della mia tesi. In secondo luogo, ho avuto l’opportunità di intervistare il fondatore di COAT (Coalition to Oppose Arms Trade), un’associazione canadese che lotta contro il commercio delle armi, il quale, oltre a soddisfare le mie curiosità e i miei dubbi riguardo all’argomento della mia ricerca, mi ha dato preziosi consigli per svilupparla e mi ha suggerito la consultazione di materiale cartaceo e alcuni siti online.

Nel primo capitolo ho cercato di sfatare il mito del Canada quale paese pacificatore, attraverso i punti di vista espressi da professori, giornalisti, parlamentari ed esperti nel settore.

Nel secondo capitolo ho voluto dimostrare il coinvolgimento del Canada nel commercio internazionale di armi. Infatti, il paese è uno dei principali produttori di armi destinate ad essere importate negli Stati Uniti e in altri paesi conosciuti per essere coinvolti in scontri armati e guerre civili, e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Vengono inoltre riportati alcuni esempi di armi prodotte dal Canada in collaborazione con gli Stati Uniti, i guadagni ricavati dall’industria bellica e dal governo grazie alla vendita di queste armi e lo scopo a cui queste sono destinate. Le informazioni che ho riportato sono frutto della consultazione da me effettuata delle relazioni annuali sulle esportazioni del Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio Internazionale (DFAIT).

Il terzo capitolo riguarda invece le alleanze internazionali a cui partecipa il Canada e il fatto che le sue politiche siano tendenti a favorire maggiormente gli interessi dei paesi sviluppati a dispetto dei paesi in via di sviluppo. Le alleanze che vengono trattate sono le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale, il G-8, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e la NATO.

Il quarto capitolo affronta il caso dell’intervento della NATO in Iugoslavia nel 1999 e il concreto appoggio militare fornito dal Canada. Vengono riportati inoltre i crimini di guerra commessi dalla NATO e dal Canada con particolare riferimento alla distruzione di infrastrutture e l’uccisione di civili, sottolineando quanto lo scopo dell’intervento “umanitario” sia da considerarsi in contrasto con la gravità di tale intervento armato.

Il quinto capitolo riguarda l’appoggio militare (che il governo canadese ha tentato di dissimulare) che il Canada ha dato all’invasione e occupazione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti. Anche se un numero esiguo di soldati canadesi ha partecipato al conflitto, Ottawa vi ha preso parte indirettamente, in quanto un grande quantitativo delle armi utilizzate durante gli scontri sono state prodotte in Canada.

Il sesto capitolo tratta la più importante operazione militare del Canada durante l’ultimo cinquantennio: la guerra in Afghanistan, che ha visto il coinvolgimento diretto delle forze militari canadesi e ha causato una grande perdita di vite umani da entrambi i lati.

Nel settimo capitolo ho voluto approfondire le cause e gli scopi del rovesciamento del governo democraticamente eletto di Haiti nel 2004 da parte del Canada, gli Stati Uniti e la Francia. Oltre a riportare le vere ragioni che hanno portato il Canada ad attuare tale tipo di intervento si pone il rilievo come le forze militari canadesi siano state fautrici di repressioni ed eccidi per realizzare gli interessi economici del proprio governo e delle proprie aziende.

L’ultimo capitolo descrive le organizzazioni che si sono formate in Canada negli ultimi tre decenni allo scopo di ostacolare il contributo del governo al mercato delle armi e la sua partecipazione ai conflitti più sanguinosi degli ultimi anni. Oltre alla già citata COAT, vengono descritte la Canada Haiti Action Network e il movimento Homes not Bombs.

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1. Il (falso) mito del Canada come peacekeeper Il mito del Canada quale grande paese pacificatore è collegato a Leaster Pearson che, in qualità di segretario di stato per gli affari esteri, nel 1956 ebbe un ruolo cruciale nella creazione della prima forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite che fu impiegata per bloccare la crisi del canale di Suez. Quando Pearson ricevette il premio Nobel per la pace nel 1957, il mantenimento della pace diventò l'ufficiale contributo del Canada al benessere mondiale. Da quando il “pearsonismo” ha permeato la mente del "canadese medio", è nato il mito nazionale del Canada come paese peacekeeper. Joseph Jockel, professore alla Saint Lawrence University of Canton a New York, a tal proposito afferma che il governo canadese in quell’occasione “ha preso la palla al balzo costruendo un monumento per la pace chiamato "Riconciliazione" nel centro della capitale e un’immagine sul retro del biglietto da dieci dollari”, consacrando 1 ancora una volta il mito canadese. Il parlamentare liberale David Kilgour a tal proposito ha dichiarato ai suoi elettori che “il mantenimento della pace è ormai una parte integrante della nostra identità nazionale, o DNA nazionale". In superficie il mito sembra essere vero. Infatti uno dei vanti del Canada è di essere stato coinvolto in ogni singola operazione di peacekeeping delle Nazioni Unite dal 1948 (quando partecipò alla missione di osservazione lungo la linea di cessate il fuoco di India-Pakistan in Kashmire) ad oggi. Durante queste missioni le forze canadesi hanno perso più di 100 uomini e il costo delle tasse fu più di 10 miliardi di dollari. Tuttavi, secondo il governo canadese questo è stato un gratificante investimento. 1 Site Officiel du centre d’études canadiennes de Grenoble, http://www.pacte.cnrs.fr/IMG/html_COMJockel.html, visto 7

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