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La gestione del rischio ambientale nelle imprese

Gli scenari competitivi attuali pongono l’ambiente al centro del sistema economico e obbligano le imprese ad abbandonare definitivamente le metodologie produttive tradizionali. In un sistema chiuso, finito, che non può considerarsi dotato di serbatoi illimitati di risorse e neanche capace di assorbire e quindi smaltire le varie forme di inquinamento, le aziende devono essere capaci di affermare uno sviluppo sostenibile, inteso come crescita economica che soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere quelli delle generazioni future. Attualmente le aziende possono ottenere un valore aggiunto attraverso l’applicazione di strumenti di valutazione dell’impatto ambientale e di gestione degli aspetti ambientali delle attività. infatti, se in passato la variabile ambientale era considerata come un’imposizione normativa, ora è valutata dalle moderne organizzazioni come un nuovo business emergente. Ma per realizzare una forte sinergia tra impresa e ambien-te, è necessario implementare lo studio di una tipologia di rischio che la maggior parte delle imprese, e tra queste molte di quelle italiane, ancora sottostima: il rischio ambientale.
Secondo la disciplina del Risk Management, la nozione di rischio è costituita da due elementi: la possibilità di una perdita e il difetto di conoscenza circa il prodursi di tale perdita. Il primo elemento si verifica quando l’individuo è esposto al verificarsi di un danno imprevedibile, il secondo per insufficienza delle informazioni disponibili o per l’assenza di un’adeguata elaborazione delle stesse. Il rischio economico generale è dato dalla combinazione di una serie di rischi particolari, distinti in due gruppi: si dicono puri (o statici) i rischi che offrono solo una possibilità di perdita, come un incendio, un infortunio o un caso di responsabilità civile; sono speculativi (o dinamici) quei rischi che offrono la possibilità sia di una perdita sia di un utile, come la variazione del prezzo delle materie prime, i mutamenti tecnologici e le oscillazioni dei gusti dei consumatori. La distinzione tra rischi puri e speculativi, concettualmente semplice, a volte risulta meno chiara se applicata in concreto. Esiste infatti un’area di intersezione all’interno del quale si posizionano quei rischi che possono rappresentare sia una minaccia sia un’opportunità. Si consideri un evento catastrofico, come il terremoto: per la popolazione residente nella zona coinvolta dal sisma l’evento costituisce una minaccia. Se si pensa, tuttavia, alle nuove possibilità di business che si presentano agli imprenditori edili e, più in generale, agli artigiani impegnati nelle opere di ricostruzione, si ha un esempio di come, lo stesso evento, possa considerarsi puro o speculativo. Per ottimizzare il processo di gestione del rischio è indispensabile l’utilizzo di modelli teorici, in grado di rendere più semplice la condivisione e la comprensione dei rischi. Lo STANDARD RISK MODEL presenta queste caratteristiche e permette un’immediata quantificazione delle perdite o dei guadagni associati ad un determinato evento. Il modello in esame è costituito da tre entità: risk event (evento che provoca guadagno o perdita), impact (potenziale perdita o guadagno al verificarsi di un evento) e total loss (valore totale della perdita o del guadagno). Le prime due entità sono costituite da “sentinelle” e stime di probabilità: risk event drivers e impact drivers rappresentano rispettivamente la causa del rischio e dell’impatto; risk event probability e impact driver probability definiscono invece la probabilità che il rischio e l’impatto possano verificarsi. La forza di questo modello sta nella separazione del rischio dall’impatto, in modo tale da lavorare sui drivers di entrambi e limitare le perdite, o incrementare le opportunità, in modo più efficiente. Inoltre il modello garantisce la relazione causa-effetto del rischio-impatto, molto utile quando diversi rischi hanno un origine comune. Bisogna anche non fare confusione fra i vari drivers: quelli del rischio innescano la perdita-guadagno, quelli dell’impatto determinano la grandezza della perdita-guadagno.

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5 Introduzione Gli scenari competitivi attuali pongono l’ambiente al centro del sistema economico e obbligano le imprese ad abbandonare definitivamente le metodologie produttive tradizionali. In un sistema chiuso, finito, che non può considerarsi dotato di serbatoi illimitati di risorse e neanche capace di assorbire e quindi smaltire le varie forme di inquinamento, le aziende devono essere capaci di affermare uno sviluppo sostenibile, inteso come crescita economica che soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere quelli delle generazioni future. La sfida attuale si concentra quindi sull’entrata della questione ambientale nei programmi delle imprese. Non è possibile pensare che il vantaggio competitivo di un’azienda possa derivare dal solo abbassamento del livello dei costi rispetto ai competitors: infatti una cultura ambientale è da considerare ormai indispensabile per non essere emarginati in un mercato sempre più sensibile ad iniziative di tutela dell’ecosistema. Attualmente le aziende possono ottenere un valore aggiunto attraverso l’applicazione di strumenti di valutazione dell’impatto ambientale e di gestione degli aspetti ambientali delle attività. infatti, se in passato la variabile ambientale era considerata come un’imposizione normativa, ora è valutata dalle moderne organizzazioni come un nuovo business emergente. Ma per realizzare una forte sinergia tra impresa e ambien- te, è necessario implementare lo studio di una tipologia di rischio che la maggior parte delle imprese, e tra queste molte di quelle italiane, ancora sottostima: il rischio ambientale. Negli ultimi decenni i cambia- menti ambientali su scala internazionale hanno coinvolto a livello sociale, economico e politico l’intera comunità mondiale. Problemi quali

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Carmine Conte Contatta »

Composta da 132 pagine.

 

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