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La democrazia come modello universale. Partendo dall'analisi di Amartya Sen.

Nell’approfondire il presunto divario tra Oriente e Occidente nella possibilità di adottare il modello democratico come forma di governo, ho scelto di partire dall’analisi di Amartya Sen, il quale sostiene che la democrazia non sia un'invenzione dell'Occidente ma che abbia radici in ogni parte del mondo: il pluralismo, il sostegno alla diversità e alle libertà fondamentali, la tolleranza e l'apertura alla discussione non sono caratteristiche specifiche-e forse uniche-della tradizione occidentale. Sen parla dell'importanza del consenso nella struttura dello Stato africano tradizionale e contesta l'immagine delle culture cinese e giapponese come gerarchiche (va considerata l'importanza dell'apporto buddista alla democrazia). L’autore insiste sull'esperienza indiana, ricordiamo il caso di due imperatori, Ashoka e Akbar che, a distanza di diciannove secoli (nel III a.C. e nel XVI d.C.),si impegnarono nel promuovere la tolleranza e sviluppare il pluralismo(ai tempi del tollerante Akbar, Giordano Bruno veniva condannato al rogo in Campo dei Fiori). Sen afferma quindi che le civiltà orientali hanno una lunga storia di democrazia che s’interseca con la storia dell’Occidente e che l’India dei nostri giorni non ha nulla da invidiare alle democrazie occidentali.
Di opinione contraria è S.P. Huntington che, nella sua opera “Lo scontro delle Civiltà e la Nuova Costruzione dell'Ordine Mondiale”, afferma che “l'elemento centrale e più pericoloso dello scenario politico internazionale che va delineandosi oggi è il crescente conflitto tra gruppi di diverse civiltà". Secondo l’autore,quindi, è evidente che la divisione in Stati ha lasciato il posto ad una divisione per aree culturali e si sofferma in particolare su due civiltà: quella Islamica (la quale sta riacquistando coscienza di sé grazie alla matrice religiosa che è sostenuta da un aumento demografico che andrebbe a rafforzare le fila dei fondamentalisti) e sulla civiltà Sinica (che sta tentando di ottenere il ruolo di superpotenza spinta dalla crescita economica che le da fiducia nella superiorità del proprio modello). Partendo da queste affermazioni apporterò l’esempio della scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali e, per quanto riguarda la civiltà asiatica, alcuni studi sui “valori asiatici” e la presunta incompatibilità col modello democratico a favore di un modello autocratico e fortemente gerarchico. Alcuni sostenitori di questa tesi affermano che l’Occidente rischia, introducendo il modello democratico in questi Paesi, di ottenere risultati sgraditi dando legittimamente il potere a forze anti-occidentali;sostengono inoltre che il processo di democratizzazione deve avvenire dall’interno e i Paesi non-occidentali devono valutare l’utilità della democrazia consapevoli che i risultati si vedono a lungo termine (in Europa il processo di democratizzazione è durato quattrocento anni).
Spiegherò come si sono imposti nella società moderna i cliché di un Oriente mistico, arcaico e irrazionale contrapposto ad un Occidente materialista, razionalista e individualista, attraverso un’analisi storica in cui sono poste in rilievo le fasi del confronto tra Islam e Europa. La descrizione dell’Oriente e della religione islamica,come qualcosa di arretrato e incompatibile con i modelli occidentali,si può ritrovare in molti scritti a partire dalla Divina Commedia di Dante. Le concezioni di S. P. Huntington sono viste come un tentativo di mantenere il predominio culturale e politico della propria nazione e calcare la mano su presunte differenze e su un’arretratezza strutturale del mondo non-occidentale. I sostenitori della democrazia in Oriente sottolineano, innanzitutto, che democrazia non vuole dire “elezioni” e affermano che il 40% dei musulmani vive, come minoranza, in Stati democratici e non sembra essere inadatto a vivere in questa situazione. Alcuni di questi studiosi si allontanano dalle affermazioni di A.Sen quando sostengono che può, e forse deve, essere l’Occidente ad esportare la democrazia. In conclusione: ci sono molti modelli di democrazia e le elezioni non fanno la democrazia; questa richiede tempo, si basa su un popolo informato e istruito e su media indipendenti e responsabili; le donne sono vitali e vanno eliminate le differenze per sesso;le riforme politiche ed economiche si rafforzano reciprocamente e, infine,anche se può essere incoraggiata dal di fuori, la democrazia è meglio costruita dall’interno.

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1 Introduzione Nella mia tesi, partendo dagli spunti forniti dal corso di “Politica comparata”, ho scelto di approfondire un argomento molto dibattuto quale il presunto divario tra Oriente e Occidente nella possibilità di adottare il modello democratico come forma di governo; ho scelto di partire dall‟analisi di Amartya Sen. Amartya Sen sostiene che la democrazia non sia un'invenzione dell'Occidente, ma che abbia radici in ogni parte del mondo: il pluralismo, il sostegno alla diversità e alle libertà fondamentali, la tolleranza e l'apertura alla discussione non sono caratteristiche specifiche - e forse uniche - della tradizione occidentale. Sen parla dell'importanza del consenso nella struttura dello Stato africano tradizionale e contesta l'immagine delle culture cinese e giapponese come gerarchiche ( va considerata l'importanza dell'apporto buddista alla democrazia). L‟autore insiste sull'esperienza indiana, citando le antiche città-Stato e soprattutto il caso di due imperatori, Ashoka e Akbar che, a distanza di diciannove secoli (nel III a.C. e nel XVI d.C.) si impegnarono per promuovere la tolleranza e sviluppare il pluralismo. Ricorda anche che nel XII secolo Maimonide dovette fuggire dall'Europa antisemita e trovare rifugio presso il Saladino, e che ai tempi del tollerante Akbar Giordano Bruno veniva condannato al rogo in Campo dei Fiori. Sen afferma quindi che le civiltà orientali hanno una lunga storia di democrazia che s‟interseca con la storia dell‟Occidente e che l‟India dei nostri giorni non ha nulla da invidiare alle democrazie occidentali. S.P. Huntington nella sua opera “The Clash of Civilization and the Remaking of World Order” (Lo scontro delle Civiltà e la Nuova Costruzione dell'Ordine Mondiale New York 1996 ) afferma che “l'elemento centrale e più pericoloso dello scenario politico internazionale che va delineandosi oggi è il crescente conflitto tra gruppi di diverse civiltà". Secondo l‟autore quindi, è evidente che la divisione in Stati ha lasciato il posto ad una divisione per aree culturali e si sofferma in particolare su due civiltà: quella Islamica ( in particolare sulla Rinascita islamica; la quale sta riacquistando coscienza di sé grazie alla matrice religiosa che è, pur nelle differenze, comune ed è sostenuta da un aumento demografico che, a parere di Huntington , andrebbe a rafforzare le fila dei fondamentalisti) e sulla civiltà Sinica

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Valentina Polipodio Contatta »

Composta da 150 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1842 click dal 23/12/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.