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La Galizia: identità culturale di una regione periferica

Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Marchi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Interfacoltà
  Corso: Letterature Europee per l'Editoria e la Produzione Culturale
  Relatore: Gisella Cortesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

Lo scopo dell'elaborato è la descrizione della regione della Galizia, situata nel nord ovest della Penisola Iberica, per evidenziare la sua identità periferica.
Ricostruendo gli eventi storici fondamentali che hanno contribuito alla sua formazione e prendendo poi in esame gli aspetti geografici e territoriali che la caratterizzano, ho evidenziato come questi abbiano influito sullo sviluppo di un economia prevalentemente agricola e marittima e sul determinarsi di una regione dallo spirito politico molto indipendente.
Infine ho analizzato gli aspetti della cultura materiale, come l'architetttura, la cucina e l'abbigliamento e gli aspetti della cultura immateriale, come la lingua, la musica e le credenze popolari, per mostrare come la Galizia si sia ritagliata uno spazio culturale proprio all'interno del contesto spagnolo, che come sappiamo è già ricco di sfumature.

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1.1. Tra storia e spiritualità: Il Cammino di Santiago È imprescindibile non legare una parte della storia della Galizia al Cammino di Santiago. L’origine di questo percorso ha le sue radici nel giorno 25 Luglio del 813, quando il vescovo di Iria, Teodomiro, scopre nella frazione di San Fiz de Solovio le spoglie dell’Apostolo Giacomo. Successivamente, con l’aiuto del re Alfonso II, fece costruire una basilica sopra il sepolcro per conservarne i resti. La notizia si sparse immediatamente in tutto il mondo cristiano, minacciato all’epoca dall’onda islamica; iniziarono ad arrivare numerosi pellegrini, prima dall’entroterra spagnolo poi dal resto d’Europa. Non a caso il regno delle Asturie, che comprendeva la Galizia, fu il centro propulsore della Riconquista cristiana. Il ritrovamento dei resti dell’apostolo fu interpretato come il segno che era giunta l’ora di scacciare gli arabi, ecco perché San Giacomo è rappresentato come un santo guerriero, la cui effigie della croce è una spada rivolta verso il basso. Il Cammino di Santiago è stato, e sicuramente continua ad essere, la rotta più battuta del vecchio continente. Lungo questa strada si muovevano uomini spinti da i più diversi motivi: culturali, politici, economici o semplicemente in cerca d’avventura, ma tutti accomunati da una ricerca spirituale. I pellegrini giacobei, tutt’oggi, si possono riconoscere attraverso il loro simbolo, la conchiglia; nel particolare, è una conchiglia di “vieira”, cioè della capasanta, già presente anche nella mitologia pagana dei viandanti e mollusco presente in abbondanza nelle coste galiziane. Uno dei più noti pellegrini giunti a Santiago di Compostela fu il monaco francese Aymeric Picaud, diventato famoso per il suo diario di viaggio, scritto nel 1130, sul Cammino; nelle sue cronache, custodite oggi nel Codice Callistiano della Biblioteca compostelana, si ritrovano suggerimenti e raccomandazioni, relative al Cammino Francigeno, molto utili anche ai giorni nostri. Anche se il viaggio è uno solo, non è così per le rotte che si possono seguire. Quello maggiormente frequentato è il Cammino francese, durante il quale incontriamo località importanti come O Cebreiro, che ospita la chiesa più antica del Cammino di Santiago pervenutaci integralmente. E che ospita il Santo Graal, simbolo dello stemma della Galizia. Anche se il Cammino Francese è il più battuto, quello più antico è il Cammino del Nord; i pellegrini percorrevano la strada dai Paesi Baschi, attraversando la cornice cantabrica e la città di Oviedo, per entrare in Galizia. 9

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