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Il rapporto tra l’ordinamento giuridico italiano e la CEDU: l’efficacia delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo

Alla fine della disamina effettuata, dopo aver analizzato varie teorie e alcuni casi concreti, siamo in grado di trarre dall’insieme qualche considerazione conclusiva.
Per quel che riguarda il carattere delle norme CEDU nell’ordinamento giuridico italiano, superata una prima fase di incertezza in cui si sosteneva la non diretta applicabilità delle stesse, si è pervenuti, dalla Sentenza Polo Casto a seguire, all’accoglimento della natura self-executing delle norme convenzionali, a condizione che “l’atto o il fatto normativo internazionale contengano il modello di un atto interno completo nei suoi elementi essenziali”. Un esempio di norme convenzionali considerate immediatamente applicabili sono gli articoli 5, 6 e 8 CEDU.

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INTRODUZIONE 1. Cenni storici In seguito alle barbarie contro l’umanità perpetrate durante lo svolgimento della Seconda Guerra Mondiale, si è palesata l’urgenza della costruzione di un sistema di tutela dei diritti umani che potesse agire su due fronti: quello negativo della opposizione alla reiterazione di catastrofi umane, come quelle appena vissute, e quello positivo della volontà di sviluppare una cultura dei diritti umani, che progredisse sempre più verso la realizzazione di una architettura giuridica capace di rendere i diritti della persona patrimonio fruibile da tutti gli individui. Mentre a San Francisco le Nazioni Unite perseguivano questo obiettivo generando la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nell’area europea veniva concepito un sistema più articolato, che si sarebbe concretizzato nel Consiglio d’Europa. L’idea di creare un sistema internazionale in ambito europeo venne presa in considerazione ufficialmente durante in Congresso dell’Aja nel maggio 1948. La Commissione Permanente istituita dal Patto di Bruxelles del marzo 1948 esaminò la questione e presentò un rapporto al Consiglio consultivo del Patto di Bruxelles, il quale nell’ottobre 1984, decise di istituire un Comitato di studio per l’Unione Europea composto da Regno Unito, Francia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi. Il Comitato formulò una proposta nella quale figurava la creazione di un’Assemblea consultiva europea e un Consiglio dell’Europa composto di rappresentanti dei governi. Il 28 gennaio 1949 fu approvato dai Misti degli esteri dei cinque Stati del Comitato un progetto, comprendente un Consiglio d’Europa composto di un organo governativo con poteri consultivi e un organo assembleare. Lo Statuto del Consiglio d’Europa fu stilato a Londra tra il 2 e il 5 maggio 1949; i fini dell’organizzazione vennero fissati nel raggiungimento dello stato di diritto e nel godimento da parte di tutti gli individui dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Dopo appena due mesi dalla sua nascita, il Comitato dei Ministri propose lo studio di un modello di Convenzione che contenesse un catalogo dei diritti umani. Venne istituito un Comitato di esperti governativi che crearono un progetto di Convenzione che fu discusso dalla Conferenza di alti funzionari convocata dal Comitato dei Ministri. La stesura definitiva della CEDU venne approvata dal Comitato nell’agosto 1950 e aperta alle firme degli Stati il 4 novembre dello stesso anno. L’aggiunta di ben 14 Protocolli ha introdotto nuovi organi (il Protocollo 11 istituisce permanentemente la Corte europea dei diritti dell’uomo) e arricchimenti normativi per una migliore implementazione dei diritti (il Protocollo 14 ha assegnato nuove funzioni al Comitato dei Ministri nell’ambito del controllo sull’esecuzione delle sentenze della Corte). Il testo della CEDU è suddiviso in tre titoli: 5

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandra Coppola Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.