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La crisi finanziaria islandese: cause, costi e prospettive per il Paese

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Cavagna
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giovanni Somogyi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

L'analisi della crisi economico finanziaria che ha affrontato l'Islanda nell'ottobre del 2008 dimostra come un Paese cresciuto con ritmi importanti dal dopoguerra ad oggi, economicamente saldo grazie allo sfruttamento delle risorse interne, pesca ed energia, arrivi ad affrontare un tracollo per l'eccessivo legame instaurato con i mercati finanziari esteri. Il fenomeno del carry trade, l'investimento massiccio in fondi che detenevano titoli fonte di mutui cartolarizzati e infine una politica monetaria espansionista sono le principali cause che hanno influenzato l'economia islandese, fino al punto di dover richiedere un prestito di 2,1 miliardi di dollari al IMF e di considerare l'ingresso nell'Unione Europea, possibilità quanto mai remota prima per un Paese isolazionista come l'Islanda.

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INTRODUZIONE Il tema centrale della tesi è l'analisi della crisi economico finanziaria che ha affrontato l'Islanda nell'ottobre del 2008. L'interesse per l'argomento nasce dallo studio della struttura economica del Paese: l'Islanda è cresciuta con ritmi importanti dal dopoguerra ad oggi, resistendo con notevole adattamento agli shock, nazionali e di origine esterna, che l'hanno investita. La forza dell'isola risiedeva nel costruire un'economia basata principalmente sullo sfruttamento delle risorse interne, pesca ed energia. In entrambi i settori il Paese ha saputo conquistare una posizione importante a livello internazionale, grazie, in particolar modo, all'attenzione dedicata alle innovazioni e alla tecnologia. Non solo, l'elevata formazione del capitale umano e un ruolo determinante delle istituzioni nella vita del cittadino hanno fatto crescere l'isola, puntando sulla qualità. D'altra parte l'Islanda, con una superficie di nemmeno 103.000 kmq, di cui in buona parte coperta dai ghiacci, non avrebbe certo potuto costruire un'impalcatura economica forte grazie alla quantità delle sue risorse. Invece, grazie ad una politica sana e trasparente nella gestione del Paese, l'isola acquista negli anni un'immagine vincente, diventa meta turistica di grande rilievo e si qualifica al primo posto nella graduatoria mondiale per lo sviluppo umano per il 2008 (Human Devolpment Index dell'Islanda pari a 0,9681). Si sta parlando, dunque, di un Paese avanzato e di un'economia a scala ridotta ma con grande riguardo all'avanzamento tecnologico e alla ricerca. E si sta parlando dello stesso Paese che viene definito, all'indomani della crisi, come 1 HDI: pubblicato annualmente dallo Human Development Report per conto dello United Nations Development Programme (UNDP), è la media ponderata di alcuni fattori di sviluppo attinenti la durata media della vita (speranza di vita), il livello culturale (tasso di alfabetizzazione degli adulti e accesso ai livelli di istruzione) e la quantità di ricchezza disponibile (PIL reale per abitante). E' espresso tramite un valore in millesimi e la posizione di un Paese nella graduatoria mondiale. 4

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Parole chiave

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carry trade
cartolarizzazione mutui
crisi finanziaria
economia islandese
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landsbank
politica monetaria islandese
soluzioni alla crisi
titoli subprime

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