Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La crisi finanziaria islandese: cause, costi e prospettive per il Paese

L'analisi della crisi economico finanziaria che ha affrontato l'Islanda nell'ottobre del 2008 dimostra come un Paese cresciuto con ritmi importanti dal dopoguerra ad oggi, economicamente saldo grazie allo sfruttamento delle risorse interne, pesca ed energia, arrivi ad affrontare un tracollo per l'eccessivo legame instaurato con i mercati finanziari esteri. Il fenomeno del carry trade, l'investimento massiccio in fondi che detenevano titoli fonte di mutui cartolarizzati e infine una politica monetaria espansionista sono le principali cause che hanno influenzato l'economia islandese, fino al punto di dover richiedere un prestito di 2,1 miliardi di dollari al IMF e di considerare l'ingresso nell'Unione Europea, possibilità quanto mai remota prima per un Paese isolazionista come l'Islanda.

Mostra/Nascondi contenuto.
INTRODUZIONE Il tema centrale della tesi è l'analisi della crisi economico finanziaria che ha affrontato l'Islanda nell'ottobre del 2008. L'interesse per l'argomento nasce dallo studio della struttura economica del Paese: l'Islanda è cresciuta con ritmi importanti dal dopoguerra ad oggi, resistendo con notevole adattamento agli shock, nazionali e di origine esterna, che l'hanno investita. La forza dell'isola risiedeva nel costruire un'economia basata principalmente sullo sfruttamento delle risorse interne, pesca ed energia. In entrambi i settori il Paese ha saputo conquistare una posizione importante a livello internazionale, grazie, in particolar modo, all'attenzione dedicata alle innovazioni e alla tecnologia. Non solo, l'elevata formazione del capitale umano e un ruolo determinante delle istituzioni nella vita del cittadino hanno fatto crescere l'isola, puntando sulla qualità. D'altra parte l'Islanda, con una superficie di nemmeno 103.000 kmq, di cui in buona parte coperta dai ghiacci, non avrebbe certo potuto costruire un'impalcatura economica forte grazie alla quantità delle sue risorse. Invece, grazie ad una politica sana e trasparente nella gestione del Paese, l'isola acquista negli anni un'immagine vincente, diventa meta turistica di grande rilievo e si qualifica al primo posto nella graduatoria mondiale per lo sviluppo umano per il 2008 (Human Devolpment Index dell'Islanda pari a 0,9681). Si sta parlando, dunque, di un Paese avanzato e di un'economia a scala ridotta ma con grande riguardo all'avanzamento tecnologico e alla ricerca. E si sta parlando dello stesso Paese che viene definito, all'indomani della crisi, come 1 HDI: pubblicato annualmente dallo Human Development Report per conto dello United Nations Development Programme (UNDP), è la media ponderata di alcuni fattori di sviluppo attinenti la durata media della vita (speranza di vita), il livello culturale (tasso di alfabetizzazione degli adulti e accesso ai livelli di istruzione) e la quantità di ricchezza disponibile (PIL reale per abitante). E' espresso tramite un valore in millesimi e la posizione di un Paese nella graduatoria mondiale. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giulia Cavagna Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2614 click dal 30/12/2010.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.