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Aspetti del ''sacro'' in racconti popolari marchigiani

In questo elaborato, dopo aver dato una panoramica delle principali teorie sulla genesi e la trasmissione dei racconti popolari ed averne illustrato le principali caratteristiche, si evidenziano gli aspetti che in queste narrazioni possono essere ricondotti al sentimento religioso popolare e in generale alla funzione sacra che ebbero miti e racconti presso le comunità del passato. Ritenendo infatti che alcuni degli elementi tipici del racconto sacro e del mito siano stati ereditati da queste narrazioni, vengono presi in esame i racconti della tradizione popolare marchigiana in cui tali reminiscenze sono più evidenti e suggestive. All'interno di queste fiabe, leggende e usanze delle Marche, tratte da saggi e raccolte pubblicati negli ultimi 150 anni, si vanno a rintracciare quei comportamenti religiosi popolari e superstizioni che sono testimonianza di un modo di vedere la vita, di affrontarla e di difendersi dalle avversità. All'interno dei racconti popolari infatti, come in precedenza nel mito, tramite l'uso apparentemente ingenuo della fantasia vengono riversati i timori, le speranze e le credenze del popolo. Calvino dirà, nell'introduzione alle sue Fiabe italiane che le fiabe “sono il catalogo dei destini che possono darsi ad un uomo e a una donna”; è infatti tramite la narrazione fantastica che il popolo, privo della speculazione teologica e filosofica sulla vita, trova il modo di esaltare il bene, premiando i buoni e punendo i malvagi; giustificare il male, attribuendo la sua origine a precisi fattori dai quali ci si può proteggere se si agisce nel modo opportuno e dare infine un riflesso della propria intimità e dell'appartenenza al contesto della comunità.

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Introduzione La narrazione, di eventi reali o fantastici, ha da sempre affascinato l'uomo e costituito fonte di intrattenimento non solo per i bambini, ma anche per gli adulti. Se sono rari i casi in cui un popolo abbia conseguito un alto livello di civiltà senza una precisa organizzazione religiosa, sono ancora più rari, se non del tutto inesistenti, i casi di mancanza di racconti. Siano essi strettamente legati alla religione, come il mito o il racconto sacro, o destinati principalmente al diletto, come leggende ed aneddoti, la narrazione ha sempre avuto un'importanza cruciale nella vita delle comunità piccole e grandi. Rintracciamo proprio in questa innata tendenza al racconto e alla narrazione di fantasia l'antica origine della fabula, che deriva dal verbo fari = dire, raccontare, predire, a sua volta derivante dal greco phemí. Da questo vocabolo traggono origine le parole italiane fiaba e favola, che si differenziano nell'accezione corrente per la natura di personaggi e ambientazioni, fantastici nella prima, reali nella seconda e per la presenza di una morale solitamente esplicitata alla fine della narrazione, presente nella favola ma assente nella fiaba. Lo stesso termine latino, inoltre, designa diversi tipi di racconto popolare e narrazione. Sebbene l'ambiente letterario e gli scrittori siano fin dal principio stati interessati a trascrivere i racconti popolari o ad inventarne di nuovi, lo studio approfondito e scientifico va fatto risalire all'inizio del 1800. E' infatti in questo periodo che, a seguito della pubblicazione del Kinder-und Hausmärchen dei fratelli Grimm e del crescente sentimento di riscoperta delle tradizioni nazionali, nasce e si sviluppa l'interesse verso gli aspetti che riguardano la genesi di questi racconti e soprattutto la loro interpretazione. Il dibattito sulla genesi, la classificazione e l'interpretazione si protrae per tutto il novecento. Dalle prime formulazioni teoriche dei fratelli Grimm, passando per 5

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Capomagi Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 547 click dal 05/01/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.