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Dante autore di lettere in versi: influenze epistolari nelle Rime

Informazioni tesi

  Autore: Martina Betori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Stefano Carrai
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

La tesi si propone di illustrare i legami che intercorrono tra i componimenti poetici di Dante (giovanili, della Vita Nuova, della maturità, dell’esilio) e l’epistolografia medievale.
Vengono innanzitutto indicate le caratteristiche principali del genere epistolare (le strutture, la partizione della lettera, le formule e le tematiche ricorrenti), e il ruolo di Guido Fava, autore dei Parlamenti ed epistole, nel passaggio dell’epistolografia dalla lingua latina a quella volgare. Si passa poi ad evidenziare come le forme e lo stile del genere epistolare si ritrovino in generale all’interno della poesia medievale duecentesca, con un’attenzione particolare per la elevata intertestualità esistente tra le Rime di Guittone d’Arezzo e le Lettere dello stesso autore; inoltre si nota con quali modalità e in quali occasioni si sia fatto un uso congiunto dei due generi, poetico ed epistolare, con l’invio di testi in poesia accompagnati da lettere in prosa.

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Introduzione Che nella poesia medievale si trovino formulari, strutture e un lessico appartenenti di diritto all‟epistolografia è stato variamente (seppure, forse, episodicamente) notato; nel suo volume Versi a un destinatario (Bologna, Il Mulino, 2002), ad esempio, Claudio Giunta mette in luce come si possano, senza grandi difficoltà, individuare calchi dal genere epistolare esaminando testi poetici che spaziano dal volgare delle origini fino al Rinascimento. Il contatto tra i due generi si può certamente imputare, innanzitutto, alla limitatezza della lingua poetica volgare delle origini, che forse, per ampliare le proprie possibilità, si sarà appropriata di elementi pertinenti ad altri generi. Nel Duecento manca ancora una società letteraria omogenea che conosca ed attinga a testi in lingua volgare che siano determinati ed universalmente riconosciuti, con l‟eccezione unica della poesia siciliana; per il resto, l‟esempio cui rivolgersi è necessariamente quello dei classici, in particolare la letteratura latina: solo richiamandosi ai testi dell‟antichità si è sicuri di essere colti dal lettore. Se l‟epistolografia si insinua in questo processo, in questa ricerca di testi di riferimento che possano fondare una cultura e una letteratura volgare, è perché invece essa si presenta come un genere unificato (si insegna nelle università accanto alla retorica, sulla base di rigide regole) e conosciuto da tutti, non solo dal letterato che sa impiegarla in latino e nel modo più compiuto ed armonioso, ma anche da coloro che sono semplicemente alfabetizzati e che adottano il volgare (ma utilizzano le stesse norme), perché è un genere legato anche alla praticità, all‟uso, al commercio, o semplicemente alla figura del cittadino, un ruolo che certamente acquista una chiara consistenza nell‟età dei Comuni. Quello che si intende evidenziare con questo studio è come tali riprese siano, in particolare, ampiamente presenti nelle poesie di quello che è il più importante autore della letteratura medievale italiana, Dante Alighieri. Lo stesso Giunta, nell‟articolo Un nuovo commento per le «Rime» di Dante (in “Paragone”, 81-82-83, 2009, pp. 3-29), afferma: 3

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Parole chiave

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epistolografia
epistolografia medievale
guido fava
guittone d'arezzo
letteratura medievale
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