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La figura dello spettatore in ''Ed Wood'' di Tim Burton

“Ed Wood” non è solo un film sulla vita (o parte della vita) di colui che è stato considerato “il peggior regista di tutti i tempi” cioè Edward D. Wood jr., ma è anche un film che s’interroga sullo statuto del cinema stesso e sui suoi rapporti con la realtà e sui rapporti dialettici che s’instaurano tra “chi fa cinema” e “chi guarda il cinema”. E' uno di quei film che ribadisce il valore della presenza di un uomo davanti ad uno schermo e, questo concetto, nel film di Burton è reso ancora più forte dal fatto che è un film su di un uomo che realizza film ma che allo stesso tempo rimane incantato nel guardarli. E' come se Ed Wood fosse nello stesso tempo il regista e lo spettatore dei suoi film. Ed è proprio l’esserne spettatore partecipe che gli permette di affrontare con entusiasmo e determinazione la fase registica e produttiva. In "Ed Wood" da una parte viene narrata la storia di questo personaggio così come è conosciuto cioè come l’autore di film raffazzonati e inconcludenti, dall’altra parte ci viene mostrata tramite le sole immagini, i puri e semplici fotogrammi una sorta di contro-storia del medesimo personaggio cioè quella di un uomo vittima del fascino del cinema.
Quello che voglio dimostrare con la mia tesi è che Ed Wood è un film che canta le gesta del Principe degli Spettatori e che si rivolge a quest’ultimi per invitarli a entrare nella storia insieme a lui, di “sospendere l’incredulità” ancora una volta di fronte alla scena.
Vedere il film "Ed Wood" diventa quindi un’esperienza riflessiva sul cinema, sulla sua importanza emozionale quasi spirituale: realizzare un film o semplicemente esserne spettatore diventa un modo per le persone di comunicare con altre persone, siano esse lontane geograficamente oppure frutto della fantasia.

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3 INTRODUZIONE Parlare di cinema e più in generale degli audiovisivi nel XXI secolo è ormai divenuta una prassi quotidiana: siamo continuamente bombardati da immagini di tutti i tipi e di conseguenza non possiamo fare a meno di chiederci cosa stiamo vedendo e soprattutto il perché. La maggior parte delle persone si è ormai assuefatta e abituata al concetto che bisogna apparire sullo schermo per essere qualcuno, per essere un “vero” cittadino di questa società videocratica. In poche parole tutti vogliono essere protagonisti. L’essere unicamente spettatori è diventato quasi un insulto, un sinonimo di fallimento. I quindici minuti di cui parlava Andy Warhol non bastano più a saziare la fame mediatica della cosiddetta gente comune. Quello che voglio dire è che si sta lentamente perdendo l’importanza dell’esperienza spettatoriale e del “subire” le immagini rispetto al farne parte. Vedere un film o un altro prodotto audiovisivo non significa essere escluso o separato da esso: lo spettatore è l’ultimo ma fondamentale anello dell’intero processo creativo e produttivo. Ogni film, ogni immagine contiene nel suo farsi un destinatario ideale a cui si rivolge. Senza quest’ultimo il messaggio del mittente cade nel vuoto e rende tutto vano. E’ per questo che ho scelto di analizzare il film di Tim Burton Ed Wood, perché è uno di quei film che ribadisce il valore della presenza di un uomo davanti ad uno schermo. Quando penso a questo film e più in generale al cinema in sé, mi viene in mente l’immagine della scultura di Antonio Canova Amore e Psiche conservata al Louvre in cui due figure sono in procinto di abbracciarsi e baciarsi formando un cerchio con le loro braccia. Ecco, per me questo abbraccio tra Amore (aspetto emozionale) e Psiche (aspetto spirituale) è lo stesso che si consuma tra il film e il suo spettatore. Coloro che fanno film pensano continuamente a coloro che li guarderanno e li giudicheranno (basti pensare

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Roberta Carbone Contatta »

Composta da 211 pagine.

 

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