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Cinema digitale - Introduzione delle videocamere digitali nel cinema, il caso Red One Camera

Informazioni tesi

  Autore: Anna Stalzer
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Carlo Montanaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

La tesi si propone di indagare l'effetto delle videocamere digitali professionali HD nel mondo del cinema. L'elaborato presenta una panoramica sulla nascita e l'ascesa dei formati digitali: dai primi esperimenti alle connessioni con il mondo della fotografia, fino a proporre una sintesi dell'attuale livello raggiunto dall'alta definizione nella televisione e nel cinema. Particolare riguardo viene dato alle videocamere entrate a pieno titolo nella produzione cinematografica, spiegandone peculiarità e storia. L'analisi si snoda tra le tipiche fasi produttive, indirizzando l'interesse sugli elementi alla base della scelta digitale-pellicola e sui cambiamenti che questa determinata in una produzione. Successivamente l'attenzione va a concentrarsi sulla Red One Camera, “rivoluzione nella rivoluzione”, mediante il confronto di opinioni espresse da professionisti del settore. Lo scopo è comprendere peso e significato della direzione che il cinema sta prendendo, considerando lato artistico e tecnico.

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Introduzione - il cinema digitale “[..] «cinema digitale». Un’espressione, quest’ultima, tanto onnipresente e onnicomprensiva da risultare spesso improduttiva [...]1” Davide Cazzaro Il cinema e il digitale. Nell'ultimo decennio il binomio più acclamato e bistrattato, che ha infarcito decine di discorsi e discussioni, senza però essere mai compreso appieno. Il “cinema digitale” è sulla bocca di tutti, tra entusiasti e detrattori, tra finti esperti e professionisti che quotidianamente ormai ci lavorano. La tecnologia digitale è entrata nel mondo della settima arte grazie agli effetti speciali, o meglio sarebbe definirli effetti visuali, la cui lavorazione è diventata più veloce con la traduzione in codice binario dell'immagine, in sostituzione degli “antichi” metodi tramandati dall'epoca di Méliès. In poco tempo questo metodo è passato dall'essere una straordinaria necessità per poche scene alla normalità per tutta la pellicola impressionata in ripresa, dando il via ad una riorganizzazione di tutta la fase di post produzione, che prende in parte spunto dalla tecnica televisiva. Assieme ai proiettori di ultima generazione, poi, con la mutevolezza del loro risultato visivo dovuta alla manovrabilità di tutti i parametri – luminanza, crominanza, etc etc che prima erano standard e non modificabili – si sono fatti avanti dubbi sul paradigma della cinematografia secondo cui l'autore delle luci è il custode dell'immagine il quale assicura che ciò che esce dal set è pronto per essere quello che poi vedrà lo spettatore. E per alcuni a dare ancor più adito al dubbio sul fondamento del ruolo del direttore della fotografia si sono aggiunte anche le videocamere digitali professionali di massimo livello. Videocamere che, allo stato attuale, hanno dato vita a parecchie discussioni artistiche, di metodo, di basi del cinema. Questo elaborato, concentrato sull'introduzione e l'evoluzione delle videocamere digitali di Alta Definizione, si pone l'obiettivo di spiegare il fenomeno, com'è nato e come si sta sviluppando, attraverso opinioni e commenti di esperti sia a livello internazionale che 1 Il moviemaking digitale a cura di Davide Cazzaro in Segnocinema, Vicenza, Cineforum, 2009, n° 154, pag. 12. 3

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